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Tunisia
La Tunisia è uno Stato del Nordafrica e del Maghreb che confina con l’Algeria a ovest e con la Libia a sud-est. La popolazione nella stragrande maggioranza dei casi è di fede musulmana e parla arabo, anche se il francese rimane diffuso ancora nelle città e il berbero è largamente parlato in vaste zone del Sud e nell’isola di Dj... Continua a leggereTunisia
La Tunisia è uno Stato del Nordafrica e del Maghreb che confina con l’Algeria a ovest e con la Libia a sud-est. La popolazione nella stragrande maggioranza dei casi è di fede musulmana e parla arabo, anche se il francese rimane diffuso ancora nelle città e il berbero è largamente parlato in vaste zone del Sud e nell’isola di Djerba. Il nome deriverebbe dal berbero Tunes e significherebbe “promontorio” o forse addirittura “luogo dove trascorrere la notte”. Ma la Tunisia è soprattutto una terra complessa, e dunque anche straordinariamente affascinante, sotto molteplici punti di vista. Il territorio, bordato da 1300 km di coste, si presenta vario, oscillando dalle pianure mediterranee alle sabbie del Sahara, e sostanzialmente poco elevato: solo un terzo di esso raggiunge o supera i 200 m di altitudine e le poche, vere montagne si incontrano al Nord e lungo la cosiddetta Grande Dorsale, che percorre il Paese dal nord verso il centro-ovest, culminando nei 1544 m del Djebel Chaambi. Anche il clima è vario, dovendo combinare influenze mediterranee e sahariane, con una piovosità che da nord a sud scende da 1000 a 200 mm annui, un caldo intenso e secco d’estate e un inverno umido e di moderatissimi rigori. Questo ha segnato una netta distinzione, non solo apparente ma anche economica e culturale, fra le fertili e ricche pianure del Nord, dove l’agricoltura ha da sempre prosperato, e le più aride e povere regioni centro-meridionali, avvezze a condizioni ostili, che hanno concesso solo limitate colture e una difficile pastorizia.
Eppure, la Tunisia non è sempre stata così: nella preistoria vi verdeggiavano autentiche savane popolate da bufali, zebre, ippopotami e che già un milione di anni fa videro la comparsa di una prima specie di ominide. Fu tuttavia solo nel Paleolitico Inferiore, quando già si erano diffuse foreste di tipo mediterraneo pullulanti di cervidi, cinghiali e orsi, che l’uomo propriamente detto cominciò a popolare la Tunisia, come ci confermano i reperti tornati alla luce soprattutto nella zona di Gafsa. Furono questi uomini – che vivevano di caccia e di raccolta dei frutti spontanei della terra e che, col passare del tempo, progredirono grazie anche al probabile contatto con popoli africani ed egizi – che i Greci avrebbero chiamato Libici e i Romani Barbari, da cui il nome dei loro anche attuali discendenti: i Berberi. Proprio questi antichi popoli si dimostrarono favorevoli all’insediamento di nuovi centri sulle coste dei loro territori, ad opera di genti, come i Fenici, alla continua ricerca di nuovi empori commerciali. E di origine fenicia fu infatti la prima grande realtà di queste terre, Cartagine, piccola colonia fondata agli albori del I millennio a.C. e destinata a diventare una fiorente metropoli punica, capace di tener testa alle mire espansionistiche dei Greci e dei Romani: il suo impero marittimo punteggiato di basi commerciali arrivò ad estendersi dalla Gran Bretagna alla Spagna, dalla Sardegna all’Egitto, con il completo controllo del Canale di Sicilia. Una potenza che tuttavia Roma non poté tollerare a lungo: dopo le tre celebri guerre puniche, fra il III e il II secolo a.C., Cartagine venne vinta e annientata nel 146 a.C. Si apriva così, per la Tunisia, la lunga parentesi romana, che si sarebbe rivelata assai felice. Terra fertile e ricca al punto da meritarsi l’appellativo di “granaio di Roma”, questa regione venne velocemente urbanizzata, mentre fiorivano attività commerciali e industriali. Sorsero città, villaggi, strade e monumenti, si svilupparono le arti e la cultura, e la splendida provincia dell’Africa Proconsolare vide prosperare, in un’autentica scala gerarchica dei centri urbani, colonie, municipi e più piccole civitates. Con il II secolo d.C. l’Africa Proconsolare, ormai divisa in tre province, la Zengitana, la Byzacena e la Tripolitana, in cui, sotto la marcata romanizzazione, continuavano comunque a conservarsi vive e vivaci le tradizioni berbere e puniche, cominciò a conoscere, in tutta la sua intensità, un nascente e dirompente fenomeno, il diffondersi del Cristianesimo. Seguirono poi l’ invasione dei Vandali, che nel 439 occuparono Cartagine opprimendo militarmente l’intera regione, e il riscatto bizantino, con l’arrivo nel 533 degli eserciti dell’imperatore Giustiniano, che tuttavia non riuscì a restituire alla regione la perduta prosperità, e neppure una diffusa sicurezza. Così, quando nel 647 i conquistatori arabi, all’ombra della fede islamica, varcarono i confini della Tripolitania decisi a una rapida impresa, ben poca resistenza opposero le forze bizantine. Diversa fu invece la resistenza dei Berberi: quasi un secolo si rese necessario perché gli Arabi potessero imporsi su di loro, pur non riuscendo mai a piegare completamente la loro civiltà e a modificare la loro fisionomia culturale.
Nei secoli che seguirono, la Tunisia, o per meglio dire la regione che ebbe il nome di Ifriquiya, conobbe il governo di diverse dinastie di califfi: prima gli Abassidi, poi gli Aglabidi, che resero splendida la loro capitale, Kairouan, e che si impegnarono per favorire la diffusione dell’Islam, della lingua araba e della scolarizzazione anche fra la preponderante fascia berbera della popolazione, quindi i Fatimidi, che scelsero Mahdia come capitale e apportarono un ulteriore contributo al sistema di ribat e fortezze che già si delineava a protezione del Paese, e infine gli Almohadi e gli Hafsidi, che sancirono l’ormai acquisito ruolo di Tunisi come capitale e che stabilirono un regno capace di fronteggiare, seppur con qualche difficoltà, le mire costanti di Pisa, Genova, Venezia, Firenze, Marsiglia, Barcellona e delle potenze europee che vedevano nella Tunisia una testa di ponte di straordinaria valenza commerciale e strategica.
Si giunse così al XVI secolo, quando sulla Tunisia si incentrarono gli interessi prepotenti della Spagna, che con Carlo V, dopo la riconquista dell’Andalusia, mosse contro Tunisi e nel 1535 la conquistò. Immediata fu la risposta dei califfi ottomani di Istanbul che, ritenendosi i protettori per eccellenza dei popoli musulmani, non esitarono a intraprendere la riconquista, culminata nel 1574 con l’ingresso del generale turco Sinan Pascià a Tunisi. Si inaugurava così l’epoca dell’insediamento ottomano, che si concretizzò in una vasta opera di ricostruzione estesa a tutto il Paese, in un nuovo impulso ad una stremata economia, in una ristrutturazione radicale del sistema amministrativo: il potere militare fu competenza dei dey, quello civile e amministrativo dei bey, mentre si accoglievano gli Andalusi cacciati dalla Spagna con l’editto del 1609 e si faceva tesoro della loro proverbiale abilità nell’agricoltura e nell’artigianato (furono loro, ad esempio, ad importare in Tunisia la cecia, la tipica calottina rossa indossata come copricapo). L’ultima dinastia regnante fu così quella dei bey husseiniti, che dovettero fare i conti con le sempre più pressanti ingerenze delle diverse potenze coloniali, pronte a soffiare sul fuoco delle insofferenze popolari generate dal governo spesso dispotico e oppressivo non solo dei bey ma anche di ministri e funzionari. La rivolta del 1860 fu solo un primo passo verso una soluzione inevitabile: nel 1881 la Francia, adducendo come motivo l’incapacità della Tunisia a far fronte agli impegni presi (e in particolare alla restituzione del debito contratto), costrinse il bey regnante ad accettare la creazione di un Protettorato francese, pur conservando un’apparente autonomia con il mantenimento solo formale del suo governo, in realtà sottoposto al Residente Generale di Francia. Seguì un rapido e massiccio afflusso di coloni, francesi, italiani, maltesi, greci, che in breve occuparono i posti chiave, relegando la comunità tunisina in secondo piano. Ne derivò un periodo di grande miseria e impoverimento per le popolazioni locali, mentre in parallelo cresceva l’esportazione delle materie prime, dei prodotti agricoli di spicco, come cereali, uva, agrumi, olio, e anche della produzione industriale verso le nazioni di origine dei coloni: un vero e proprio sfruttamento sistematico che comportò in breve il nascere e lo svilupparsi di un sempre più forte movimento nazionalista, sostenuto soprattutto da giovani e intellettuali ma radicato in realtà in tutte le fasce della popolazione tunisina. Il dissenso serpeggiò a lungo, e con maggiore intensità dopo la seconda guerra mondiale, costringendo la Francia prima a negoziare (1954), poi a concedere una relativa autonomia (giugno 1955) e quindi a riconoscere l’indipendenza del Paese (20 marzo 1956). Un’assemblea costituente si riunì subito per redigere la Costituzione e il 25 luglio 1957 venne proclamata la Repubblica, con Habib Bourguiba eletto primo presidente della Tunisia, carica che avrebbe dovuto esser mantenuta a vita. Da allora molto è stato fatto per ricostruire un Paese libero, indipendente, con una solida economia, una diffusa istruzione, dove già nell’agosto 1956 fu vietata la poligamia e la donna venne significativamente emancipata. Nel 1987 la malattia di Bourguiba, non più capace di esercitare il potere, portò alla sua sostituzione e il nuovo presidente, Zine al-Abidine Ben Alì ha segnato l’inizio di una nuova era, ancora più democratica, in cui una Tunisia ormai fiorente, fiera delle proprie tradizioni, meta di turisti e sorretta da una fitta rete di piccole industrie e di attività artigianali, è stata davvero consegnata a tutti i Tunisini.
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