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Regioni di vacanza in Spagna

Spagna: diari di viaggio

Mia figlia ed io, ogni tanto andiamo in giro per le capitali europee. Nel dicembre 2007 decidiamo di tornar... Continua a leggere
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Spagna: gli hotel premiati dagli utenti

Hotel Las Costas
Lanzarote, Puerto del Carmen
Categoria: Al mare/lago
97%di raccomandazione
Hotel Cordial Mogán Playa
Gran Canaria, Puerto de Mogán
Categoria: Famiglia
98%di raccomandazione

Hotel & Spa S'Entrador Playa
Maiorca, Cala Ratjada
Categoria: Wellness
92%di raccomandazione
Lopesan Villa del Conde Resort & Spa
Gran Canaria, Meloneras
Categoria: Coppie
94%di raccomandazione

Gli hotel più amati in Spagna

5,5
Soli
raccomandazione: 100%
Solo hotel:
da € 107,10
a notte





5,6
Soli
raccomandazione: 100%
Solo hotel:
da € 173,-
a notte




5,4
Soli
raccomandazione: 97%
Solo hotel:
da € 45,-
a notte

Spagna: informazioni utili


Prima della partenza

Città in cifre

Popolazione: 46 954 694 (2010)
Superficie: 506,030 km²
Prefisso nazionale: 0034


Quando andarci

In estate ci sono diversi luoghi balneari che permettono delle bellissime vacanze alle famiglie. Per visitare la città probabilmente i migliori periodi sono quelli di primavera ed autunno.

Clima

In Spagna ci sono diversi tipi di clima: all’est e alsud del paese il clima è mediterraneo, al centro è continentale, in Galizia è oceanico, in Cantabria montagnoso, in Almeria, a Granada, a Murcia, ad Alicante e nella valle Ebre é semi-arido, mentre il clima è sub-tropicale alle IsoleCanarie, a Malaga, a Granada e ad Almeria.

Paese & Persone

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Un pò di storia

La storia della Spagna, così come quelle di altri paesi europei, è stata molto movimentata. Ci sono state, infatti, molte invasioni, sia prima (I Celti, i Greci, i Cartaginesi e i Fenici) che dopo la nascita di Cristo (i Romani, i Visigoti e gli Arabi). Bisogna aspettare fino al XV secolo, quando i Mori furono espulsi dalla Spagna, per vedere la nascita della Spagna, nata grazie al regime Castigliano e d’Aragona.

Nei secoli successivi i numerosi problemi interni portarono all’indebolimento del paese. Nel XX secolo, oltre alle guerre mondiali, vigeva in Spagna la dittatura del generale Franco, che durò 40 anni. Fu solo dopo la sua morte che la Spagna diventò uno stato democratico.

La Spagna è ora divisa in 17 regioni autonome sul piano linguistico, culturale e politico. Per alcune di esse, queste differenze rappresentano pure un fattore di indipendenza dallo stato.

Cultura e tradizioni

Quali sonole tradizioni...
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Un pò di storia

La storia della Spagna, così come quelle di altri paesi europei, è stata molto movimentata. Ci sono state, infatti, molte invasioni, sia prima (I Celti, i Greci, i Cartaginesi e i Fenici) che dopo la nascita di Cristo (i Romani, i Visigoti e gli Arabi). Bisogna aspettare fino al XV secolo, quando i Mori furono espulsi dalla Spagna, per vedere la nascita della Spagna, nata grazie al regime Castigliano e d’Aragona.

Nei secoli successivi i numerosi problemi interni portarono all’indebolimento del paese. Nel XX secolo, oltre alle guerre mondiali, vigeva in Spagna la dittatura del generale Franco, che durò 40 anni. Fu solo dopo la sua morte che la Spagna diventò uno stato democratico.

La Spagna è ora divisa in 17 regioni autonome sul piano linguistico, culturale e politico. Per alcune di esse, queste differenze rappresentano pure un fattore di indipendenza dallo stato.

Cultura e tradizioni

Quali sonole tradizioni più importanti in Spagna? Le feste. Ebbene sì, gli spagnoli non perdono occasione per fare festa. La vita notturna è infatti una loro caratteristica. Oltre alle numerose feste, troverete molta gente anche nelle vie cittadine. La popolazione spagnola è conosciuta per l’accoglienza riservata agli ospiti e per il loro entusiasmo a conoscere nuove persone e, perché no, altri luoghi viaggiando.

Malgrado ci siano differenze che contraddistinguono le regioni, gli spagnoli si riuniscono per ciò che concerne le tradizioni, per esempio nella celebrazione della Settimana Santa, della Nascita di Cristo o dell’epifania. Molti luoghi sono inoltre associati a queste leggende le quali, ancora oggi, sono molto sentite.

Come arrivare

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Come arrivare

In auto

La retestradale spagnola, con i suoi 370 000 km, è la terza (dopo gli Stati Uniti e laCina) più lunga al mondo.

 
In aereo

In Spagna ci sono 105 aeroporti di cui 33 sono internazionali. I più importanti sonoquelli di Madrid Barajas e quello di Barcellona. La gestione di questi aeroporti è garantita dalla compagnia AENA. Se hai bisogno di ulteriori  informazioni, visita il sito internet www.aena.es.

 
Per poter noleggiare un’auto bisogna avere più di 21 anni (in certi casi anche più di25), disporre di un documento d’identità e di una patente valida (e ottenuta da più di un anno). Il noleggio è normalmente possibile in ogni aeroporto internazionali e in tutte le grandi città e stazioni.

In treno

La rete ferroviaria ha come centro principale di connessione Madrid ed è gestita da Iberico, ADIF e la Renfe. La AVE, un tipo di TGV francese, serve le seguenti ...
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Come arrivare

In auto

La retestradale spagnola, con i suoi 370 000 km, è la terza (dopo gli Stati Uniti e laCina) più lunga al mondo.

 
In aereo

In Spagna ci sono 105 aeroporti di cui 33 sono internazionali. I più importanti sonoquelli di Madrid Barajas e quello di Barcellona. La gestione di questi aeroporti è garantita dalla compagnia AENA. Se hai bisogno di ulteriori  informazioni, visita il sito internet www.aena.es.

 
Per poter noleggiare un’auto bisogna avere più di 21 anni (in certi casi anche più di25), disporre di un documento d’identità e di una patente valida (e ottenuta da più di un anno). Il noleggio è normalmente possibile in ogni aeroporto internazionali e in tutte le grandi città e stazioni.

In treno

La rete ferroviaria ha come centro principale di connessione Madrid ed è gestita da Iberico, ADIF e la Renfe. La AVE, un tipo di TGV francese, serve le seguenti 6 città: Barcellona, Bilbao, Madrid, Palma de Mallorca, Siviglia e Valencia.

Taxi

Nella maggior parte delle città i taxi sono bianchi con delle strisce diagonali verdi. Tuttavia, non sono sempre uguali, per esempio a Barcellona sono giallo e neri.

Nave

Il traffico navale spagnolo è molto importante e si sviluppa collegando ben 53 porti internazionali, fra i quali quelli di Vigo, Algeciras, Siviglia (l’unico portofluviale) e Cadice.

Vivere & Divertirsi

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Eventi

In Spagna i giorni festivi sono i seguenti: Capodanno (il 1°gennaio), Epifania (il 6 gennaio), il Giovedì e il Venerdì Santo, la Festa del Lavoro (il 1° Maggio), l’Ascensione (il 15 maggio), la Festa Nazionale (il 12 ottobre), Tutti i Santi (il 1° novembre), il Giorno della Costituzione (il 6 dicembre), la Festa della Vergine, patrona di Spagna(l’8 dicembre) e Natale (il 25 dicembre).

 
Ci sono comunque altre feste spagnole mondialmente conosciute in grado di attirare numerosi turisti. Tra le più note troviamo il Festival di San Fermin, la Fallas, la Fiera d’Aprile e i Carnevali.


Essendo un paese cattolico, la maggior parte delle tradizioni ha origine religiosa. Vi sono inoltre altre celebrazioni storiche come la “Tomatina”, la battaglia di vino e il 2 maggio. Tuttavia, il numero massimo di giorni festivi autorizzato (per ogni regione) è di 14.

Gastronomia

La cucina spagnola è basata principalmente sulle verdure e...
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Eventi

In Spagna i giorni festivi sono i seguenti: Capodanno (il 1°gennaio), Epifania (il 6 gennaio), il Giovedì e il Venerdì Santo, la Festa del Lavoro (il 1° Maggio), l’Ascensione (il 15 maggio), la Festa Nazionale (il 12 ottobre), Tutti i Santi (il 1° novembre), il Giorno della Costituzione (il 6 dicembre), la Festa della Vergine, patrona di Spagna(l’8 dicembre) e Natale (il 25 dicembre).

 
Ci sono comunque altre feste spagnole mondialmente conosciute in grado di attirare numerosi turisti. Tra le più note troviamo il Festival di San Fermin, la Fallas, la Fiera d’Aprile e i Carnevali.


Essendo un paese cattolico, la maggior parte delle tradizioni ha origine religiosa. Vi sono inoltre altre celebrazioni storiche come la “Tomatina”, la battaglia di vino e il 2 maggio. Tuttavia, il numero massimo di giorni festivi autorizzato (per ogni regione) è di 14.

Gastronomia

La cucina spagnola è basata principalmente sulle verdure e, ovviamente, sulla carne ed il pesce,senza dimenticare l’olio d’oliva.


I principali piatti spagnoli sono: la paella (il più noto), il riso al latte, il botillo (salumi tradizionali), il caldero (a base di pesce), il cocido (stufato), la cuajada (flan spagnolo), la fabalada (fagioli bianchi e pancetta), la fideuà (a base di frutti di mare), il gazpacho (zuppa di pomodori), i migas (pane sbriciolato fritto con della pancetta), la pantumaca (pane e pomodori), i pinchos morunos (spiedini piccanti), la tortilla depatatas (frittata di patate), i papas arrugàs (patate bollite, con sale grosso), l’embutido (assortimento di salumeria), la frittura di pesce, gli encurtidos (delle conserve sotto aceto), le escabechados (una marinata particolare).


Generalmente, gli spagnoli mangiano fuori almeno una volta al giorno. Ciò avviene spesso in piccoli bar e i pasti più consumati sono i tapas, i sandwiches, la tortilla spagnola, il pepito de ternera, la pringà andalusa (misto di vitello, pancetta magra, salame piccante e prosciutto) e i calamari. Riguardo i tapas, al sud sono sempre offerti come aperitivo. Al nord, invece, sono da richiedere e quindi da pagare.

Anche per quanto riguarda le bevande, il turista non rimarrà certo deluso. Le seguenti bevande sono tipicamente spagnole: l’aguardiente (acqua di vite), la cioccolata calda, il caffè, la casera (limonata), il tinto de verano (miscuglio di vino rosso e limonada) e la sangria. Come rinfrescanti ci sono invece la horchata (bevanda a base di tuberi), il gazpacho et l’ajoblanco (zuppa fredda).

Il vino resta comunque la bevanda alcolica più ricercata dagli spagnoli che, comunque, apprezzano anche la birra (la più nota è la Pilsener).

Stile di vita


L’immagine che molti hanno della Spagna come paese in cui si vive molto bene, tra feste e sieste, è oggi un pò da rivedere. La mondializzazione dell’economia e la conseguente accelerazione del ritmo di vita hanno apportato dei cambiamenti nello stile di vita degli spagnoli.

La giornata è comunque ancora divisa tra mattino e pomeriggio, con una pausa di mezzogiorno della durata di due o tre ore. I negozi in inverno chiudono alle 20h, così facendo permettono di godersi la vita notturna.

Per gli spagnoli il pasto più importante non è la colazione, bensì il pranzo che per loro comporta l’apporto energetico più importante della giornata. La cena si svolge tardi, tra le 20 e le 22h, e di conseguenza anche i luoghi di divertimento sono aperti fino a tarda notte.

 

Da non perdere

La Spagna è veramente molto grande e l’offerta è enorme. Per questo motivo, i suggerimenti che ti diamo non sono esaustivi in quanto impossibili da riassumere. Eccone comunque alcuni: Barcellona (da molti considerata capitale della cultura spagnola), Madrid (centro della vita notturna), Valencia (per la modernità), le calorosissime città d’Andalusia.

Il consiglio generale è quello di cogliere l’occasione per scoprire tutte le bellezze che la Spagna offre, anche tenendo presente il fatto che la Spagna è il secondo paese (dopo l’Italia) per quanto riguarda i monumenti del Patrimonio dell’Umanità.

Spagna: guida di viaggio

Spagna

Bagnata dalle fredde acque dell’Oceano Atlantico e da quelle ben più tiepide del Mediterraneo, con una grande varietà di climi – dal fresco continentale degli altipiani interni al caldo infuocato delle regioni meridionali –, la Spagna occupa la parte più estesa della Penisola Iberica, affiancata dal Portogallo.

Nei secoli, l... Continua a leggere
Spagna

Bagnata dalle fredde acque dell’Oceano Atlantico e da quelle ben più tiepide del Mediterraneo, con una grande varietà di climi – dal fresco continentale degli altipiani interni al caldo infuocato delle regioni meridionali –, la Spagna occupa la parte più estesa della Penisola Iberica, affiancata dal Portogallo.

Nei secoli, la fertilità delle sue terre, la ricchezza mineraria del suo sottosuolo, la pescosità dei suoi mari, l’amenità delle sue caratteristiche ambientali hanno reso questo Paese una meta ambita da innumerevoli popolazioni. L’uomo vi fece la sua comparsa intorno all’800.000 a.C.: si trattava di gruppi di cacciatori, cui solo molto più tardi si sarebbero aggiunte tribù dedite alla pastorizia e, intorno al 5000 a.C., anche all’agricoltura.
Fu poi la volta di colonizzatori esterni, che giunsero qui creando proprie colonie, ma anche trasmettendo la propria cultura: per primi, i Fenici approdarono sulle coste spagnole intorno al 1100 a.C., fondando floridi insediamenti, soprattutto lungo la costa sud-orientale; li seguirono i Greci, che a partire dal VII secolo si stanziarono lungo la costa nel Nord-Est del Paese; per ultimi, i Cartaginesi si presentarono sulla penisola nel 228 a.C., dando inizio ad un’inarrestabile azione di conquista che partì dall’Andalusia. Ma questi evoluti “stranieri” decisi a trasformare la Spagna in una propria colonia si trovarono costretti a fare i conti con popolazioni indigene e culture autoctone: mitico rimane il potente Regno di Tartesso, nella Spagna meridionale, fiorito intorno all’VIII secolo a.C. e vinto solo dai forti eserciti cartaginesi di Amilcare Barca alla fine del III secolo a.C.; e altrettanto tenaci e combattivi si dimostrarono i Celtiberi, nati dalla fusione di alcune tribù indigene con i Celti, che anticamente erano discesi da nord per conquistare gli altipiani spagnoli.
Proprio con i Celtiberi, oltre che con le truppe del cartaginese Annibale, figlio di Amilcare, dovette confrontarsi Publio Scipione l’Africano quando, nel 218 a.C., sbarcò ad Emporion (attuale Empúries, sulla costa nord-orientale della Spagna) dando inizio alla Seconda Guerra Punica e alla conquista romana della penisola.

Così, se già nel 206 a.C. i Cartaginesi poterono dirsi definitivamente sconfitti, la conquista del Paese, difeso accanitamente dalle popolazioni locali, si dimostrò ben altra impresa, tanto che solo nel 19 a.C. Augusto poté proclamarne il completamento.

Fu così che la Spagna, alle cui città nel 74 d.C. Vespasiano concesse la cittadinanza romana, divenne per secoli il granaio dell’impero, grazie alle immense distese coltivate a cereali, e una delle principali fonti di preziosi minerali. Ma a Roma la Spagna avrebbe offerto anche grandi personaggi, dall’imperatore Traiano al filosofo Seneca, ricevendone in cambio l’ampliamento e l’abbellimento delle città, la realizzazione di infrastrutture (strade, acquedotti, ecc.), la fondazione di nuovi centri, la costruzione di maestosi monumenti. Quando però la potenza romana cominciò ad indebolirsi, la Spagna, che dell’impero rappresentava una zona periferica, fu tra le prime provincie a pagarne le conseguenze: già alla metà del III secolo si erano registrate numerose incursioni di Franchi che scendevano da nord, ma il colpo mortale alla potenza romana venne inferto da Vandali, Svevi e Alani, che, valicati i Pirenei nel 409, saccheggiarono la penisola.
Furono però i Visigoti, altra tribù germanica, a sostituirsi ai Romani, dopo aver portato a termine la conquista della penisola nel 415: stabilita la corte a Barcellona, essi lasciarono sostanzialmente inalterata la struttura politica, giuridica e amministrativa creata da Roma, limitandosi a sovrapporre ad essa la propria sovranità, sorretta da un solido regime militare. Essi cercarono invece, ma senza successo, di imporre l’Arianesimo in un Paese dove già dal III secolo si era andata diffondendo la fede cristiana: e fu così che, alla fine del VI secolo, proprio la conversione del sovrano visigoto Recaredo, primo re cristiano della Spagna, sancì il primo, convinto avvicinamento delle popolazioni ispaniche agli antichi invasori, e l’inizio della fusione della ricca cultura ispano-romana con quella più rude importata dai Visigoti.

Con il VII secolo, però, la solidità del regno visigoto in Spagna iniziò a dare segni di cedimento, minata anche da lotte intestine che travagliavano le schiere dei nobili: ben poca resistenza, dunque, esso seppe opporre all’avanzata di Arabi e Berberi, che nel 711 si presentarono sulle coste meridionali del Paese. In breve tempo essi riuscirono a conquistare l’intera Spagna, fatta eccezione per una ristretta fascia di territorio lungo i monti delle Asturie, dove i Mori – come vennero comunemente definiti gli invasori musulmani – non riuscirono a debellare la resistenza di un nutrito drappello di cristiani e nobili visigoti: la vittoria riportata da questi ultimi nel 722 sugli Arabi a Covadonga venne letta come un segno divino e avrebbe rappresentato la prima pietra della futura, eroica Reconquista al Cristianesimo dell’intero Paese. Intanto, però, i Mori, frustrati nell’ambizioso progetto di sottomettere il continente europeo dalla sconfitta patita dalle truppe di Carlo Martello a Poitiers nel 732, si dedicarono alla riorganizzazione dei territori spagnoli conquistati e che essi denominarono complessivamente Al Andalus: nasceva così il potente Califfato di Cordova e iniziava a fiorire una ricca e raffinata cultura, destinata a raggiungere uno splendore senza pari in Europa e a lasciare nella storia spagnola tracce indelebili.

La Spagna moresca si affermò dunque come una grande potenza, all’avanguardia in tutti i campi dello scibile, dalla matematica all’architettura, dall’astronomia alle arti decorative, dai ritrovati bellici alle tecniche di navigazione. Nel frattempo, però, nel Nord della Penisola Iberica andava lentamente organizzandosi la resistenza cristiana: nel 744 Alfonso I delle Asturie riportò grandi successi in León, occupando anche Galizia e Cantabria; nel IX secolo Alfonso II poneva la capitale del nuovo regno cristiano ad Oviedo, stringendo allenza con i vicini popoli baschi, da sempre fieri della propria indipendenza e ostinatamente avversi ai Mori; nel 905 fu la volta della Navarra a trasformarsi in regno cristiano sotto Sancho I, mentre nel 913 García I trasferiva la capitale del regno asturiano da Oviedo a León.

Quando però, nel 976, a Cordova salì al potere Al-Mansur, volitivo dittatore militare, tutte le lotte intestine che avevano indebolito il dominio moresco vennero sopite e la vendetta araba si abbatté sui regni cristiani: Barcellona fu incendiata, i suoi abitanti uccisi o catturati, mentre devastanti scorrerie sconvolsero Asturie e Catalogna, Navarra e León, Aragona e la stessa Santiago de Compostela, dove la Cattedrale venne rasa al suolo: furono risparmiate solo porte e campane, che, trasportate a Cordova, vennero riutilizzate per realizzare soffitti e lampade della Grande Moschea allora in costruzione. Ma alla morte di Al-Mansur, nel 1002, la situazione non tardò a ribaltarsi: facilitati dalla disgregazione dello Stato arabo, che andò frazionandosi in piccoli regni indipendenti, i taifas, votati alla secessione, i cristiani mossero compatti verso sud e mentre il conte di Barcellona marciava su Cordova, a Sancho III il Grande, re di Navarra, veniva riconosciuta la sovranità su Aragona e Castiglia, oltre che sulla città di León.

Da allora, il destino parve segnato: nel 1013 cadde definitivamente il Califfato di Cordova, nel 1037 Ferdinando I unì sotto la propria corona León e Castiglia, nel 1085 Alfonso VI di Castiglia riconquistò Toledo, nel 1094 El Cid espugnò Valencia, mentre alla metà del XII secolo le nozze fra il conte di Barcellona, Ramón Berenguer IV, e la figlia del re aragonese, Petronila, portarono alla riunione di Aragona e Catalogna sotto il figlio nato da questo matrimonio, Alfonso II. Intanto gli Almohadi, tribù berbera risalita dal Marocco, sbarcarono in Spagna, affiancandosi ad un’altra tribù nordafricana, quella degli Almoravidi, che, pur in declino, manteneva ancora vasti possessi nel Sud della penisola. Gli Almohadi, dunque, nel 1195 invasero l’ Andalusia, cacciandone con la forza migliaia di Mozarabi (i cristiani che avevano operosamente continuato a vivere in terra saracena) ed eleggendo a capitale Siviglia. Ma la reazione del mondo cristiano fu rapida e decisa: papa Innocenzo III indisse una crociata e nel 1212, a Las Navas de Tolosa, le armate congiunte di Alfonso VIII di Castiglia, Pedro II d’Aragona e Sancho VII di Navarra sbaragliarono gli eserciti almohadi. Quindi, mentre Giacomo I conquistava Valencia e le Baleari, Ferdinando III riuniva sotto la propria corona Castiglia e León (1230).
E a quest’ultimo sovrano, di lì a sei anni, si sarebbe arresa anche Cordova. Eppure, numerose rimanevano ancora le sacche di resistenza musulmana, tanto che la Reconquista procedette, da questo momento, a piccole, frequenti tappe: nel 1246 Ferdinando III conquistava Jaén, nel 1248 cadeva Siviglia, mentre Granada e Málaga entravano a far parte di un nuovo Stato musulmano protetto dai cristiani, sotto la dinastia araba dei Nasridi, che offrì rifugio a migliaia di Mori in fuga. Il fatto che sulla Spagna regnassero diversi sovrani cristiani inevitabilmente divisi da rivalità e contrasti non favorì tuttavia l’opera di definitiva riconquista: non fu un caso, dunque, se essa poté dirsi finalmente completata solo quando anche le diverse corone finirono per riunirsi.
Ciò avvenne nel 1469, con le nozze di Ferdinando, re di Aragona, Valencia e Catalogna, e Isabella, regina di Castiglia, Murcia e Almería.

In breve i “Sovrani Cattolicissimi”, abolito il regime feudale e instaurata una solida monarchia assoluta, dettero un nuovo volto al Paese: ottenuta da Sisto IV, nel 1478, l’ introduzione dell’Inquisizione, nel 1492, lo stesso anno della caduta di Granada (che sancì la definitiva riunificazione della Spagna), disposero l’espulsione di tutti gli ebrei, cui nel 1502 fece seguito quella dei Mori non convertiti. Ma il 1492 fu anche l’anno della scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo, le cui caravelle navigavano sotto le insegne della Corona di Spagna: la conquista di questi nuovi, immensi territori (dopo l’approdo nelle isole caraibiche, i Conquistadores si sarebbero spinti sulla terraferma, accaparrandosi nel 1519 il Messico, nel 1532 il Perù e nel 1541 il Cile) avrebbe significato l’arrivo di un incommensurabile patrimonio di ricchezze e risorse fondamentali per il futuro sviluppo del regno spagnolo.

Inoltre, la navigazione ne ricevette un impulso decisivo, con Siviglia che si affermò come uno dei porti più importanti d’Europa, mentre, accanto all’oro, all’argento e alle pietre preziose, giungevano in Spagna anche nuovi prodotti della terra, come la patata e il mais, ma anche il tabacco e il cacao. Un periodo di così grande splendore non poteva però non presentare anche vaste zone d’ ombra: così, mentre all’interno i Mori convertiti protestavano violentemente contro persecuzioni e balzelli, molte voci si levavano all’esterno per stigmatizzare lo sterminio degli indigeni delle Americhe. E se Carlos I, nipote dei Re Cattolici e imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo V in quanto erede anche degli Asburgo, guidò le truppe spagnole sui campi di battaglia di tutta Europa, Filippo II, suo figlio e successore per i domini di Spagna, Fiandre ed Italia, pur sapiente amministratore, dovette fare i conti con un regno apparentemente opulento ma in realtà sull’ orlo del collasso finanziario proprio a causa delle molte guerre affrontate; per assistere poi alla distruzione, nel 1588, della mitica Invincible Armada, temibile flotta vanamente lanciata alla conquista dell’Inghilterra. Questo drammatico episodio segnò l’inizio di un ridimensionamento del potere spagnolo in Europa, con l’inarrestabile declino del regno: i sovrani spagnoli tesero infatti per tutto il Seicento a favorire lo sviluppo di arti e scienze, abbellendo e arricchendo città e palazzi e patrocinando il Siglo de Oro di arte e letteratura (si pensi a Cervantes, Lope de Vega, El Greco), ma si impegnarono anche in spossanti guerre nei Paesi Bassi e in Italia, senza prestare attenzione né alle finanze dissestate del Paese, né all’economia ormai in crisi, con un’agricoltura in forte regresso, un astronomico indebitamento estero e un’industria assolutamente negletta.

L’ultimo degli Asburgo di Spagna, Carlo II, provato da decenni di lotte con la Francia, morì nel 1700, senza eredi, lasciando la corona a Filippo d’Angiò, futuro Filippo V e nipote del Re Sole, Luigi XIV. Questo scatenò le ire dell’Austria che, temendo l’eccessivo potere della Francia, gli contrappose un altro pretendente, l’arciduca Carlo, cui Catalogna, Valencia e Baleari offrirono la propria fedeltà. Ne seguì una lunga e dura Guerra di Successione (1702-1714) che si concluse con il riconoscimento di Filippo V a legittimo sovrano, privato però di Fiandre, Italia, Minorca e di Gibilterra, che passò agli Inglesi (Trattato di Utrecht). Forte di origini e cultura francesi, già il primo dei Borboni – e dopo di lui i suoi successori – si prefisse obiettivi precisi: rafforzare lo Stato diminuendo il potere della Chiesa, risollevare l’economia favorendo in primo luogo l’industria, riorganizzare l’esercito, incentivare arti e cultura. In una tanto impegnativa opera di ricostruzione morale e materiale finì per impegnarsi anche il successore, Carlo III (1759-1788), fervente cattolico eppure deciso nel cacciare dalla Spagna prima l’Inquisitore Generale e poi, nel 1766, i Gesuiti. A lui si devono il completamento del Palazzo Reale di Madrid, il Museo del Prado, una capillare risistemazione della rete fluviale e del sistema viario ed anche la progressiva apertura verso quel vento di novità che spirava dalla Francia, sulla scia dell’Illuminismo. Di ben altro spessore si sarebbe invece rivelato Carlo IV, vittima prima della dispotica volontà della moglie, Maria Luisa di Parma, e poi delle mire di Napoleone, che, già presente in forze nel Paese, nel 1808 lo convinse a bandire il figlio, il ribelle Ferdinando, e ad abdicare, consegnando il trono al fratello del Bonaparte, Giuseppe. Ma la Spagna, già duramente umiliata dalla disfatta subita dalla sua flotta, praticamente distrutta da Nelson nella battaglia di Trafalgar del 1805, reagì con durezza: furono i contadini ad insorgere per primi, ma rivolte si susseguirono poi in tutte le regioni, dando luogo ad una vera Guerra d’Indipendenza risoltasi solo nel 1814, con la caduta di Napoleone. Intanto, nel 1812, le Cortes spagnole si erano riunite a Cadice promulgando la prima Costituzione liberale del Paese. La Restaurazione spagnola ebbe però il volto deciso di Ferdinando VII che, rifiutatosi di riconoscere questa Costituzione, instaurò nel Paese un potere assoluto, riammettendo Inquisizione e Gesuiti e opponendosi a qualsiasi iniziativa innovatrice.

Ma se questo estremo e repressivo conservatorismo del re provocò la rivolta e poi la secessione delle colonie americane, paradossalmente il suo tardivo matrimonio con la liberale Maria Cristina dei Borboni di Sicilia e la modifica della legge di successione in favore della loro figlia femmina, Isabella, gli scatenarono contro le frange più conservatrici del Paese, che gli contrapposero il fratello, Don Carlos: iniziarono così, nel 1833, le cosiddette Guerre Carliste, violenti scontri civili che contrapposero per decenni liberali e conservatori sostenuti dalla Chiesa, con episodi di grande ferocia, la parentesi della Prima Repubblica (1873) e una profonda frattura nella società spagnola che poté dirsi sanata solo alla fine dell’Ottocento con l’avvento di Alfonso XII, cui andò il merito di aver ricondotto lo scontro su un piano puramente politico. Così, alle soglie del XX secolo, in un Paese sostanzialmente in declino, pochi, oculati interventi in fatto di economia e di finanze non bastarono a frenare il malumore che serpeggiava e che crebbe dopo la perdita di Cuba e delle Filippine (1898). Nonostante un sempre più marcato risveglio artistico e culturale, le ripetute e sanguinarie azioni degli anarchici, le rivolte operaie, la disastrosa impresa bellica in Marocco, la dura repressione delle proteste che ne seguirono, contribuirono ad esasperare gli animi. Da qui una serie convulsa di storici eventi: gli scioperi e le manifestazioni di piazza fomentate da sindacati anarchici e socialisti; l’ordine ristabilito dalla risoluta dittatura di Miguel Primo de Rivera (1923), che non sopravvisse però alla grande depressione del 1929; le elezioni del 1931, che con la vittoria delle sinistre sancirono l’allontanamento del re Alfonso XIII – salito al trono nel 1902 – e la proclamazione della Seconda Repubblica; lo scontro sempre più accanito fra Destra e Sinistra, sfociato il 18 luglio 1936 nello scoppio di una terribile Guerra Civile; il trionfo, dopo tre anni di lotte feroci e sanguinarie, dei nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco, apertamente sostenuti, oltre che dall’esercito spagnolo, da Italia e Germania; il conseguente sterminio di migliaia di fautori della causa repubblicana, fra cui numerosi intellettuali di grande prestigio; la sostanziale neutralità nella seconda guerra mondiale, solo scalfita dall’ appoggio offerto dal nuovo dittatore alle potenze dell’Asse; il regime franchista, appoggiato da Chiesa ed esercito e solo inizialmente avversato da NATO e ONU, con il progressivo risanamento dell’ economia spagnola, una avveduta politica sociale e un occhio di riguardo per la diffusione della cultura; infine, alla morte di Franco, nel 1975, il ritorno sul trono di un Borbone, Juan Carlos, nipote di Alfonso XIII. E con il nuovo, lungimirante sovrano, di manifeste convinzioni liberali, la Spagna ha intrapreso decisa un rapido cammino verso la democrazia, affermandosi nell’Europa del Duemila come un Paese moderno sorretto da una solida economia e gratificato da un felice risveglio civile, politico, sociale e intellettuale.

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