Monaco
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Monaco: Le cose da vedere più gettonate
Monaco: guida di viaggio
Principato di Monaco
La regione di Monaco, come dimostrato dai reperti rinvenuti sul proprio territorio e nei comuni limitrofi, è stata abitata sino dalla fine dell'epoca paleolitica, circa tremila anni prima di Cristo. I liguri, provenienti dall'Europa orientale, invadono la zona costiera dalla Toscana al Rodano verso il 2000 a.C. Introducono l'uso della loro lingua, derivante da un ramo del ceppo indoeuropeo e sviluppano rapporti commerciali con i fenici, con i cartaginesi e, successivamente, con i greci. La più antica citazione del nome di Monaco risale alla Periegesi di Ecateo di Mileto il quale, enumerando le maggiori agglomerazioni dell'arco mediterraneo settentrionale da ovest a est, menziona Narbona, Marsiglia, Monoikos Polis Ligustike (Monaco, città della Liguria), Intemelium e l'Isola d'Elba. Nel II secolo a.C. i romani conquistano la Liguria e allora Monaco viene chiamata Portus Herculis Monoeci.
L'importanza di questa ansa naturale dove i naviganti vengono ad attraccare il loro naviglio è messa in rilievo, tra l'altro, nei testi di Virgilio, Strabone, Luciano e Tacito. Al tempo dei martiri del cristianesimo, il corpo di una giovane còrsa, Devota, vittima delle persecuzioni, viene sepolto allo sbocco della valle di Gaumates, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa che i monegaschi hanno poi dedicato alla loro santa patrona. Dopo il declino di Roma, i longobardi devastano la costa ligure. Fanno seguito, nei secoli VI, VII e VIII, i pirati musulmani che investono il litorale durante le loro incursioni devastatrici. Occorre aspettare il X secolo per scongiurare defìnitivamente questo pericolo e solo allora le popolazioni rifugiatesi nell'entroterra tornano ad impiantarsi sulle rive del Mediterraneo.
I GENOVESI
A partire dall'XI secolo, la Repubblica di Genova estende la propria autorità a tutta la Liguria e l'imperatore Federico Barbarossa concede ai genovesi il dominio marittimo da Portovenere a Monaco. Con una bolla d'oro, i genovesi ricevono dall'imperatore Arrigo VI il porto e la Rocca (le Rocher) e a partire dal 1215, in conformità alle disposizioni della bolla imperiale, cominciano a costruire, sul luogo dell'attuale palazzo, un castello limitato da quattro torri collegate da un bastione. Nel 1252 sulla Rocca sorge la chiesa di San Nicola, in stile romanico.
All'inizio del XIII secolo Monaco risente delle conseguenze delle lotte che, a Genova, oppongono i guelfi, schierati a favore del papato, e i ghibellini, sostenitori dell'imperatore.
I GRIMALDI
È a seguito di una battaglia persa dai guelfi che Francesco Grimaldi, detto Malizia, in ritirata verso la Provenza, s'impossessa con uno stratagemma del Castello di Monaco, nel quale s'introduce con i suoi uomini travestiti da frati francescani nella notte dell'8 gennaio 1297. Verrà cacciato alcuni anni dopo ma, da allora, i due monaci scalzi, con la barba e i capelli lunghi e la spada tratta, figurano sullo stemma di Casa Grimaldi insieme con lo scudo ... Continua a leggere
La regione di Monaco, come dimostrato dai reperti rinvenuti sul proprio territorio e nei comuni limitrofi, è stata abitata sino dalla fine dell'epoca paleolitica, circa tremila anni prima di Cristo. I liguri, provenienti dall'Europa orientale, invadono la zona costiera dalla Toscana al Rodano verso il 2000 a.C. Introducono l'uso della loro lingua, derivante da un ramo del ceppo indoeuropeo e sviluppano rapporti commerciali con i fenici, con i cartaginesi e, successivamente, con i greci. La più antica citazione del nome di Monaco risale alla Periegesi di Ecateo di Mileto il quale, enumerando le maggiori agglomerazioni dell'arco mediterraneo settentrionale da ovest a est, menziona Narbona, Marsiglia, Monoikos Polis Ligustike (Monaco, città della Liguria), Intemelium e l'Isola d'Elba. Nel II secolo a.C. i romani conquistano la Liguria e allora Monaco viene chiamata Portus Herculis Monoeci.
L'importanza di questa ansa naturale dove i naviganti vengono ad attraccare il loro naviglio è messa in rilievo, tra l'altro, nei testi di Virgilio, Strabone, Luciano e Tacito. Al tempo dei martiri del cristianesimo, il corpo di una giovane còrsa, Devota, vittima delle persecuzioni, viene sepolto allo sbocco della valle di Gaumates, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa che i monegaschi hanno poi dedicato alla loro santa patrona. Dopo il declino di Roma, i longobardi devastano la costa ligure. Fanno seguito, nei secoli VI, VII e VIII, i pirati musulmani che investono il litorale durante le loro incursioni devastatrici. Occorre aspettare il X secolo per scongiurare defìnitivamente questo pericolo e solo allora le popolazioni rifugiatesi nell'entroterra tornano ad impiantarsi sulle rive del Mediterraneo.
I GENOVESI
A partire dall'XI secolo, la Repubblica di Genova estende la propria autorità a tutta la Liguria e l'imperatore Federico Barbarossa concede ai genovesi il dominio marittimo da Portovenere a Monaco. Con una bolla d'oro, i genovesi ricevono dall'imperatore Arrigo VI il porto e la Rocca (le Rocher) e a partire dal 1215, in conformità alle disposizioni della bolla imperiale, cominciano a costruire, sul luogo dell'attuale palazzo, un castello limitato da quattro torri collegate da un bastione. Nel 1252 sulla Rocca sorge la chiesa di San Nicola, in stile romanico.
All'inizio del XIII secolo Monaco risente delle conseguenze delle lotte che, a Genova, oppongono i guelfi, schierati a favore del papato, e i ghibellini, sostenitori dell'imperatore.
I GRIMALDI
È a seguito di una battaglia persa dai guelfi che Francesco Grimaldi, detto Malizia, in ritirata verso la Provenza, s'impossessa con uno stratagemma del Castello di Monaco, nel quale s'introduce con i suoi uomini travestiti da frati francescani nella notte dell'8 gennaio 1297. Verrà cacciato alcuni anni dopo ma, da allora, i due monaci scalzi, con la barba e i capelli lunghi e la spada tratta, figurano sullo stemma di Casa Grimaldi insieme con lo scudo ... Continua a leggere
Principato di Monaco
La regione di Monaco, come dimostrato dai reperti rinvenuti sul proprio territorio e nei comuni limitrofi, è stata abitata sino dalla fine dell'epoca paleolitica, circa tremila anni prima di Cristo. I liguri, provenienti dall'Europa orientale, invadono la zona costiera dalla Toscana al Rodano verso il 2000 a.C. Introducono l'uso della loro lingua, derivante da un ramo del ceppo indoeuropeo e sviluppano rapporti commerciali con i fenici, con i cartaginesi e, successivamente, con i greci. La più antica citazione del nome di Monaco risale alla Periegesi di Ecateo di Mileto il quale, enumerando le maggiori agglomerazioni dell'arco mediterraneo settentrionale da ovest a est, menziona Narbona, Marsiglia, Monoikos Polis Ligustike (Monaco, città della Liguria), Intemelium e l'Isola d'Elba. Nel II secolo a.C. i romani conquistano la Liguria e allora Monaco viene chiamata Portus Herculis Monoeci.
L'importanza di questa ansa naturale dove i naviganti vengono ad attraccare il loro naviglio è messa in rilievo, tra l'altro, nei testi di Virgilio, Strabone, Luciano e Tacito. Al tempo dei martiri del cristianesimo, il corpo di una giovane còrsa, Devota, vittima delle persecuzioni, viene sepolto allo sbocco della valle di Gaumates, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa che i monegaschi hanno poi dedicato alla loro santa patrona. Dopo il declino di Roma, i longobardi devastano la costa ligure. Fanno seguito, nei secoli VI, VII e VIII, i pirati musulmani che investono il litorale durante le loro incursioni devastatrici. Occorre aspettare il X secolo per scongiurare defìnitivamente questo pericolo e solo allora le popolazioni rifugiatesi nell'entroterra tornano ad impiantarsi sulle rive del Mediterraneo.
I GENOVESI
A partire dall'XI secolo, la Repubblica di Genova estende la propria autorità a tutta la Liguria e l'imperatore Federico Barbarossa concede ai genovesi il dominio marittimo da Portovenere a Monaco. Con una bolla d'oro, i genovesi ricevono dall'imperatore Arrigo VI il porto e la Rocca (le Rocher) e a partire dal 1215, in conformità alle disposizioni della bolla imperiale, cominciano a costruire, sul luogo dell'attuale palazzo, un castello limitato da quattro torri collegate da un bastione. Nel 1252 sulla Rocca sorge la chiesa di San Nicola, in stile romanico.
All'inizio del XIII secolo Monaco risente delle conseguenze delle lotte che, a Genova, oppongono i guelfi, schierati a favore del papato, e i ghibellini, sostenitori dell'imperatore.
I GRIMALDI
È a seguito di una battaglia persa dai guelfi che Francesco Grimaldi, detto Malizia, in ritirata verso la Provenza, s'impossessa con uno stratagemma del Castello di Monaco, nel quale s'introduce con i suoi uomini travestiti da frati francescani nella notte dell'8 gennaio 1297. Verrà cacciato alcuni anni dopo ma, da allora, i due monaci scalzi, con la barba e i capelli lunghi e la spada tratta, figurano sullo stemma di Casa Grimaldi insieme con lo scudo fustellato d'argento e rosso. I discendenti di Otto Canella, Console di Genova, morto nel 1143, avevano assunto come patronimico il nome di Grimaldo, eletto tre volte console di Genova, figlio di quest'ultimo. Ranieri I, pronipote di Otto Canella, ammiraglio di Francia, vittorioso sui fiamminghi nella battaglia di Zierikzee, è considerato il fondatore della dinastia dei Grimaldi di Monaco, anche se non è mai riuscito ad entrare a Monaco, riconquistata nel 1331 dal figlio Carlo I che entra anche in possesso delle signorie di Mentone e di Roquebrune. Carlo I, uomo d'armi e di mare, al servizio del re di Francia, partecipa alla battaglia di Crécy e all'assedio di Calais. Muore durante l'assedio di Monaco condotto dal doge di Genova Simon Boccanegra. Monaco ricade in mano ai genovesi come pure Roquebrune, tuttavia i Grimaldi conservano Mentone dove rimandano in attesa di riprendersi Monaco. Nel 1407 Ranieri II rientra in possesso di Roquebrune. I suoi tre figli Ambrogio, Antonio e Giovanni approfittano di una disfatta dei ghibellini per recuperare la Signoria di Monaco nel 1419 e governano a turno un anno ciascuno finché Giovanni I diviene l'unico signore di Monaco, di cui garantisce l'indipendenza mettendosi al servizio dei vicini: la Provenza, la Savoia, Genova, Milano, la Francia, a seconda della loro potenza del momento. Questa politica della bilancia, continuata dai suoi successori, assicurerà la sopravvivenza di Monaco sino alla Rivoluzione Francese.
Fatto prigioniero dal duca di Milano che lo minaccia di morte se non gli cede la signoria, Giovanni I chiede alla moglie Pomelline di resistere. Questa obbedisce con animo al marito, che sarà finalmente liberato. Alla morte di Giovanni I, il figlio Catalano diviene signore di Monaco. Ma regnerà soltanto tre anni e prima di morire nomina la madre Pomelline come successore, a cui sostituisce la propria figlia minore Claudine, alla quale destina come futuro marito il cugino Lamberto Grimaldi, cotitolare della signoria di Mentone. La lotta s'inasprisce tra Pomelline e Lamberto, che sposerà Claudine quando questa compie quindici anni, e da cui avrà quattordici figli. Lamberto, astuto diplomatico e abile stratega, rafforza la posizione di Monaco attenendosi alla politica della bilancia ma estendendo anche le proprie alleanze al di fuori della cerchia dei vicini. Il figlio Giovanni II segue la stessa strada e rafforza i buoni legami stretti da Lamberto con Carlo VIII, re di Francia. A seguito di un alterco è assassinato dal fratello Luciano. La buona fede di questi non viene messa in questione. Luciano avrà modo di dimostrare il proprio coraggio sostenendo per cento giorni e respingendo vittoriosamente l'assedio di Monaco da parte dei genovesi.
Da Luigi XII riceve le lettere patenti in cui si riconosce che «la Signoria di Monaco è tenuta solo da Dio e dalla spada». Morirà a sua volta assassinato con la complicità di Andrea Doria. Agostino Grimaldi, vescovo di Grasse, succede al fratello assumendo la carica vitalizia. Tenta di rafforzare l'alleanza con la Francia ma gli interventi di Andrea Doria, alleato di Francesco I, lo spingono a negoziare con Carlo V, nel 1524, i trattati di Burgos e di Tordesillas, a seguito dei quali la signoria di Monaco viene posta sotto protettorato spagnolo. Alla morte di Agostino nel 1532, il nipote Onorato I, figlio di Luciano, è ancora minorenne. Ne è tutore Stefano Grimaldi, detto Gubernant, il quale rafforza ufficialmente l'alleanza con la Spagna ma facendo altresì il possibile per consolidare l'autonomia di Monaco. Stefano sarà così a capo della signoria fino alla morte, con il beneplacito di Onorato che continuerà la stessa linea politica nei venti anni seguenti in cui regnerà effettivamente. Il figlio di Onorato I, Carlo II, e successivamente il figlio di questi Ercole I, che morirà assassinato, dovranno affrontare duri anni di governo, segnati da intrighi e conflitti. Con la morte violenta di Ercole I, ancora una volta un minorenne torna a sedere sul trono di Monaco: Onorato II. Il principe Federico di Valditaro, suo tutore, lo convince ad assumere il titolo di principe. Il giovane sovrano, educato al gusto delle lettere e delle arti e al culto della grandezza, intraprende il rinnovamento del palazzo principesco dove riunisce collezioni di quadri e di pezzi di gran valore. Fa coniare le monete con la propria effigie e dà inizio a un negoziato con Richelieu per il riavvicinamento alla Francia.
Nel 1641 firma il trattato di Péronne con Luigi XIII che gli garantisce l'amicizia e la protezione della Francia. Gli spagnoli vengono espulsi. Onorato II sarà ricevuto alla corte di Francia con grande pompa e re Luigi XIV sarà il padrino di suo nipote, il futuro Luigi I. Al palazzo di Monaco si succedono feste sontuose durante tutto il suo regno.
Nel 1662 gli succede Luigi I, dopo il brillante esordio alla corte francese dove incontra Charlotte, figlia del maresciallo di Gramont, che diverrà sua moglie. Si mette al servizio del re di Francia, partecipa alla guerra delle Provincie Unite contro l'Inghilterra e, alla testa del suo reggimento Monaco-Cavalleria, prende parte alla campagna delle Fiandre e della Franca Contea. Desideroso di garantire la successione del re di Spagna Carlo II al figlio di Maria Teresa, il re Luigi XIV lo sceglie come ambasciatore presso la Santa Sede, per le sue doti diplomatiche e per la sua parentela con numerosi cardinali. Luigi I consuma una parte dei suoi beni per conferire un fasto particolare alla propria ambasciata. Muore a Roma nel 1701. Il figlio Antonio I sale sul trono dei Grimaldi all'età di quarant 'anni. In passato si era distinto sui campi di battaglia di Fleurus, Mons e Namur, dove il suo coraggio e la sua statura gli avevano valso il soprannome di Golia. Esperto di musica, dirige una sua orchestra con la bacchetta lasciatagli da Lulli e organizza una notevole biblioteca di opere musicali. Temendo un'invasione, intraprende importanti lavori di fortificazione attorno al palazzo e alla punta della penisola della Rocca. La figlia, Luisa Ippolita, sposa Jacques-François-Léonor de Goyon-Matignon. Regnerà solo alcuni mesi e morirà a seguito di un'epidemia di vaiolo.
Giacomo I ben presto abdica a favore del figlio Onorato III, ancora minorenne, di cui rimane il tutore dopo aver nominato governatore del Principato il Cavaliere Grimaldi, figlio naturale di Antonio I. Onorato III, all'inizio del suo regno, partecipa alle campagne delle Fiandre, del Reno e dei Paesi Bassi. Trascorre la maggior parte del tempo a Parigi e nelle sue terre in Normandia, affidando il governo dello stato monegasco al ligio Cavaliere Grimaldi.
Nel Principato s'instaura allora un periodo di pace, interrotto soltanto dal blocco imposto dall'ottobre 1746 al giugno 1747 dall'imperatrice Maria Teresa e dal re di Sardegna Carlo Emanuele III, poco convinti della dichiarazione di neutralità di Onorato III. I diritti sul mare, i traffici marittimi e la pesca alimentano l'economia locale. Vengono sviluppate le coltivazioni degli agrumi. Sorgono le prime manifatture e una stamperia. Le lettere e le arti ricevono un impulso. Tuttavia le nuove idee provenienti dalla Francia danno luogo ad alcune provocazioni, soprattutto nelle città di Mentone e di Roquebrune. Il principe Onorato III accondiscende ad alcune richieste ma, con la caduta della monarchia francese e la rottura tra la Francia e la Sardegna, le truppe francesi entrano a Monaco, dove instaurano una società popolare che dichiara decaduti i Grimaldi. Con la proclamazione della repubblica è chiesta l'annessione alla Francia. Il 4 febbraio 1793, la Convenzione vota l'unione del Principato alla Francia. Il palazzo è saccheggiato e trasformato in caserma, poi in ospizio di mendicanti. Il principe Onorato viene messo in prigione con tutti i componenti della famiglia. Sua nuora, Françoise de Choiseul-Stainville, è ghigliottinata all'età di ventisette anni. Liberato nell'ottobre del 1794, Onorato III muore pochi mesi dopo. Durante l'epoca napoleonica i suoi nipoti sono arruolati nell'esercito francese. Dopo l'abdicazione di Napoleone, il principe Onorato IV, figlio del precedente, ottiene la restaurazione dei propri diritti. Ammalatosi, delega dapprima i poteri al fratello Giuseppe e successivamente al figlio maggiore che regnerà sotto il nome di Onorato V. Dopo i Cento Giorni, il Congresso di Vienna pone il Principato sotto la tutela del re di Sardegna. Onorato V cerca coraggiosamente di sormontare le difficoltà finanziarie della restaurazione con la creazione di attività industriali e artigianali e concedendo alcuni monopoli, in particolare quelli del grano e della farina. Questo sistema, denominato «l'esclusiva», provoca lo scontento della popolazione a causa della mancanza di scrupoli da parte dei concessionari.
Le agitazioni che seguono portano alla secessione dei comuni di Mentone e di Roquebrune. Prima di morire, Onorato V compone il proprio epitaffio, che riassume perfettamente l'operato di un regno difficile ma generoso: «Qui giace chi volle far del bene». Gli succede il fratello Florestano I, uomo di lettere d'idee liberali. Abolisce la politica dei monopoli, ma a Mentone e a Roquebrune la situazione stava ormai precipitando e, approfittando dei moti del 1848, i due comuni si proclamano città libere. Nonostante la sua popolarità, il principe ereditario Carlo, che si reca ripetutamente sul terreno della sommossa dove può contare sull'aiuto di numerosi ammiratori, non riuscirà ad impedire il ricongiungimento delle due città alla Francia, nel momento in cui questa annette la contea di Nizza e la Savoia.
Alla morte del principe Florestano, il 26 Giugno 1856, il principe Carlo III, che da alcuni anni amministra il Principato con il valido aiuto della madre, la principessa Carolina, firma con Napoleone III il trattato del 2 febbraio 1861, le cui clausole principali garantiscono l'indipendenza del Principato, ratificano definitivamente la perdita di Mentone e di Roquebrune, pattuiscono il versamento di un 'indennità a titolo di risarcimento, prevedono la costruzione di una strada litoranea tra Nizza e Monaco e il passaggio della strada ferrata Nizza-Genova sul territorio del Principato. Nel 1865 una convenzione franco-monegasca disciplina le modalità dell'unione doganale e dei rapporti di vicinato tra i due paesi. Ancora prima della morte del principe Florestano, il principe Carlo III e la principessa Carolina avevano fatto vari tentativi per industrializzare il Principato, al fine di risolvere la crisi economica. Tutti erano andati a vuoto, salvo quello che si proponeva di sfruttare le favorevoli condizioni climatiche del paese, nel momento in cui cominciava a delinearsi la fortuna della Costa Azzurra. Nel 1866 nasce un nuovo quartiere di fronte alla Rocca dei Grimaldi. Carlo III lo battezza Montecarlo e ben presto diviene sinonimo di feste, di eleganza, di spettacoli, di divertimenti e di sport. Le imposte dirette sono soppresse. Il mondo della politica, delle lettere e delle arti si da appuntamento nel Principato. Il principe Carlo III crea l'Ordine di San Carlo, conia monete d'oro, emette i primi francobolli di Monaco, apre legazioni e consolati all'estero, firma trattati bilaterali con i grandi paesi europei e ottiene dalla Santa Sede l'indipendenza religiosa del Principato, il cui territorio diviene sede vescovile. Notevoli riforme riguardano la giustizia, la polizia e l'insegnamento. Quando il principe Carlo III muore il 10 settembre 1889, lascia al figlio Alberto uno Stato moderno che ha saputo inserirsi in seno alla nuova Europa.
Il principe ereditario Alberto aveva dedicato la gioventù alla navigazione e alle scienze e l'esercizio del potere non sarà in contrasto con questa vocazione. Il principe Alberto I continua l'opera del padre apportandovi in più la dimensione scientifica. Durante il suo regno si assiste a un brillante sviluppo della vita artistica con indimenticabili creazioni di spettacoli di opera e dei balletti russi di Diaghilev a Monaco. Nel campo della politica, il principe Alberto I concede la prima costituzione, inoltre firma con la Francia un trattato di amicizia che regola i problemi dinastici e ridefinisce l'unione doganale, nonché numerose convenzioni internazionali con altri paesi. Trasforma il Principato in un terreno di incontri internazionali e nel 1903 fonda l'istituto internazionale della pace per la ricerca della soluzione pacifica dei conflitti. A Parigi crea l'Istituto Oceanografico e l'Istituto di Paleontologia umana; a Monaco, il Museo Oceanografico, il Museo di Antropologia Preistorica e il Giardino esotico. Rimoderna il porto, fa costruire il Palazzo del Governo, apre un liceo, crea un collegio femminile e delle scuole, fa costruire un nuovo ospedale, organizza incontri di aviazione, di motonautica e il primo Rallye automobilistico di Montecarlo.
Il principe Alberto I, membro corrispondente dell'Accademia francese di medicina e titolare della medaglia di Agassiz, muore il 26 giugno 1922. Il figlio, il principe Luigi II, che durante la prima guerra mondiale aveva servito l'esercito francese dove si era più volte distinto per il suo comportamento eroico, dirige la politica monegasca durante il difficile periodo fra le due guerre e la lunga crisi economica che si concluderà con la seconda guerra mondiale. Nonostante una duplice occupazione straniera, preserva l'operato dei suoi precedessori proseguendo sulla strada dell'indipendenza e dello sviluppo culturale, economico e sociale. Crea la commissione medico-giuridica con fini umanitari e, nel campo dell'informazione, la stazione di Radio Montecarlo.
Sempre nel 1929, durante il suo regno, nasce il Gran Premio automobilistico di Monaco. Quando muore, nel 1949, gli succede il nipote, il principe Ranieri III, figlio della principessa Carlotta e del principe Pierre, conte di Polignac. A ventisei anni dà inizio a uno dei più grandi regni della storia di Monaco. Dopo aver servito nell'esercito francese, divenuto maggiorenne il principe Ranieri è già al corrente di tutti gli ingranaggi dell'amministrazione monegasca che si va sviluppando rapidamente in tutti i settori sotto la sua guida. Ingrandisce il territorio nazionale di un quinto della sua superficie mediante processi spettacolari sul mare; crea nuove istituzioni scientifiche: il Centro Scientifico, il Centro Zoologico di acclimatazione, la Riserva sottomarina del Larvotto ospita il Laboratorio di radioattività marina dell'A.T.E.A., inoltre promuove una vera e propria campagna contro i danni provocati dall'inquinamento dell'ambiente marino; dota Montecarlo di una lunga spiaggia di sabbia fine; crea un collegamento stradale rapido attraverso tutto il territorio grazie al tracciato sotterraneo della ferrovia; rinnova la rete stradale mediante il traforo di gallerie sotto la Rocca; collega i vari quartieri dell'abitato con assi verticali; procede al rimodernamento del quartiere dei Bas-Moulins e all'urbanizzazione di Fontvieille dove vengono costruiti un nuovo stadio, una chiesa, impianti pubblici, delle scuole, un eliporto, case popolari e locali industriali. Dà ai monegaschi una nuova costituzione. Firma nuove convenzioni con la Francia, diversi trattati bilaterali con altri paesi europei e vari trattati multilaterali. Durante il suo regno, il Principato aderisce alle grandi organizzazioni internazionali; tutte le legazioni di Monaco sono elevate al ragno di ambasciate e il vescovado diviene arcivescovado. Vengono istituiti successivamente l'Ordine del Merito Culturale, per premiare i talenti artistici e, per i servizi resi al capo dello Stato nonché per la diffusione del Principato attraverso il mondo, l'Ordine dei Grimaldi.
Lo sviluppo economico è favorito dall'aumento del potenziale alberghiero e dalla diversificazione delle attività turistiche, estese al settore del turismo di affari e congressuale, grazie alla creazione del Centro d'Incontri Internazionali e del Centro dei Congressi Auditorium di Monaco. Inoltre è stimolato da un potente settore industriale e commerciale costituito essenzialmente da attività ad elevato valore aggiunto che richiedono un personale altamente qualificato e un minimo di rischi. Tuttavia lo sviluppo più rapido riguarda le attività legate ai servizi nel settore bancario, dei trasporti, della comunicazione, degli uffici tecnici di progettazione e di collegamento. Da parte sua alla principessa Grace di Monaco si deve la creazione dell’Esposizione Montecarlo Flora, del Garden Club e del Festival delle Arti.
La regione di Monaco, come dimostrato dai reperti rinvenuti sul proprio territorio e nei comuni limitrofi, è stata abitata sino dalla fine dell'epoca paleolitica, circa tremila anni prima di Cristo. I liguri, provenienti dall'Europa orientale, invadono la zona costiera dalla Toscana al Rodano verso il 2000 a.C. Introducono l'uso della loro lingua, derivante da un ramo del ceppo indoeuropeo e sviluppano rapporti commerciali con i fenici, con i cartaginesi e, successivamente, con i greci. La più antica citazione del nome di Monaco risale alla Periegesi di Ecateo di Mileto il quale, enumerando le maggiori agglomerazioni dell'arco mediterraneo settentrionale da ovest a est, menziona Narbona, Marsiglia, Monoikos Polis Ligustike (Monaco, città della Liguria), Intemelium e l'Isola d'Elba. Nel II secolo a.C. i romani conquistano la Liguria e allora Monaco viene chiamata Portus Herculis Monoeci.
L'importanza di questa ansa naturale dove i naviganti vengono ad attraccare il loro naviglio è messa in rilievo, tra l'altro, nei testi di Virgilio, Strabone, Luciano e Tacito. Al tempo dei martiri del cristianesimo, il corpo di una giovane còrsa, Devota, vittima delle persecuzioni, viene sepolto allo sbocco della valle di Gaumates, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa che i monegaschi hanno poi dedicato alla loro santa patrona. Dopo il declino di Roma, i longobardi devastano la costa ligure. Fanno seguito, nei secoli VI, VII e VIII, i pirati musulmani che investono il litorale durante le loro incursioni devastatrici. Occorre aspettare il X secolo per scongiurare defìnitivamente questo pericolo e solo allora le popolazioni rifugiatesi nell'entroterra tornano ad impiantarsi sulle rive del Mediterraneo.
I GENOVESI
A partire dall'XI secolo, la Repubblica di Genova estende la propria autorità a tutta la Liguria e l'imperatore Federico Barbarossa concede ai genovesi il dominio marittimo da Portovenere a Monaco. Con una bolla d'oro, i genovesi ricevono dall'imperatore Arrigo VI il porto e la Rocca (le Rocher) e a partire dal 1215, in conformità alle disposizioni della bolla imperiale, cominciano a costruire, sul luogo dell'attuale palazzo, un castello limitato da quattro torri collegate da un bastione. Nel 1252 sulla Rocca sorge la chiesa di San Nicola, in stile romanico.
All'inizio del XIII secolo Monaco risente delle conseguenze delle lotte che, a Genova, oppongono i guelfi, schierati a favore del papato, e i ghibellini, sostenitori dell'imperatore.
I GRIMALDI
È a seguito di una battaglia persa dai guelfi che Francesco Grimaldi, detto Malizia, in ritirata verso la Provenza, s'impossessa con uno stratagemma del Castello di Monaco, nel quale s'introduce con i suoi uomini travestiti da frati francescani nella notte dell'8 gennaio 1297. Verrà cacciato alcuni anni dopo ma, da allora, i due monaci scalzi, con la barba e i capelli lunghi e la spada tratta, figurano sullo stemma di Casa Grimaldi insieme con lo scudo fustellato d'argento e rosso. I discendenti di Otto Canella, Console di Genova, morto nel 1143, avevano assunto come patronimico il nome di Grimaldo, eletto tre volte console di Genova, figlio di quest'ultimo. Ranieri I, pronipote di Otto Canella, ammiraglio di Francia, vittorioso sui fiamminghi nella battaglia di Zierikzee, è considerato il fondatore della dinastia dei Grimaldi di Monaco, anche se non è mai riuscito ad entrare a Monaco, riconquistata nel 1331 dal figlio Carlo I che entra anche in possesso delle signorie di Mentone e di Roquebrune. Carlo I, uomo d'armi e di mare, al servizio del re di Francia, partecipa alla battaglia di Crécy e all'assedio di Calais. Muore durante l'assedio di Monaco condotto dal doge di Genova Simon Boccanegra. Monaco ricade in mano ai genovesi come pure Roquebrune, tuttavia i Grimaldi conservano Mentone dove rimandano in attesa di riprendersi Monaco. Nel 1407 Ranieri II rientra in possesso di Roquebrune. I suoi tre figli Ambrogio, Antonio e Giovanni approfittano di una disfatta dei ghibellini per recuperare la Signoria di Monaco nel 1419 e governano a turno un anno ciascuno finché Giovanni I diviene l'unico signore di Monaco, di cui garantisce l'indipendenza mettendosi al servizio dei vicini: la Provenza, la Savoia, Genova, Milano, la Francia, a seconda della loro potenza del momento. Questa politica della bilancia, continuata dai suoi successori, assicurerà la sopravvivenza di Monaco sino alla Rivoluzione Francese.
Fatto prigioniero dal duca di Milano che lo minaccia di morte se non gli cede la signoria, Giovanni I chiede alla moglie Pomelline di resistere. Questa obbedisce con animo al marito, che sarà finalmente liberato. Alla morte di Giovanni I, il figlio Catalano diviene signore di Monaco. Ma regnerà soltanto tre anni e prima di morire nomina la madre Pomelline come successore, a cui sostituisce la propria figlia minore Claudine, alla quale destina come futuro marito il cugino Lamberto Grimaldi, cotitolare della signoria di Mentone. La lotta s'inasprisce tra Pomelline e Lamberto, che sposerà Claudine quando questa compie quindici anni, e da cui avrà quattordici figli. Lamberto, astuto diplomatico e abile stratega, rafforza la posizione di Monaco attenendosi alla politica della bilancia ma estendendo anche le proprie alleanze al di fuori della cerchia dei vicini. Il figlio Giovanni II segue la stessa strada e rafforza i buoni legami stretti da Lamberto con Carlo VIII, re di Francia. A seguito di un alterco è assassinato dal fratello Luciano. La buona fede di questi non viene messa in questione. Luciano avrà modo di dimostrare il proprio coraggio sostenendo per cento giorni e respingendo vittoriosamente l'assedio di Monaco da parte dei genovesi.
Da Luigi XII riceve le lettere patenti in cui si riconosce che «la Signoria di Monaco è tenuta solo da Dio e dalla spada». Morirà a sua volta assassinato con la complicità di Andrea Doria. Agostino Grimaldi, vescovo di Grasse, succede al fratello assumendo la carica vitalizia. Tenta di rafforzare l'alleanza con la Francia ma gli interventi di Andrea Doria, alleato di Francesco I, lo spingono a negoziare con Carlo V, nel 1524, i trattati di Burgos e di Tordesillas, a seguito dei quali la signoria di Monaco viene posta sotto protettorato spagnolo. Alla morte di Agostino nel 1532, il nipote Onorato I, figlio di Luciano, è ancora minorenne. Ne è tutore Stefano Grimaldi, detto Gubernant, il quale rafforza ufficialmente l'alleanza con la Spagna ma facendo altresì il possibile per consolidare l'autonomia di Monaco. Stefano sarà così a capo della signoria fino alla morte, con il beneplacito di Onorato che continuerà la stessa linea politica nei venti anni seguenti in cui regnerà effettivamente. Il figlio di Onorato I, Carlo II, e successivamente il figlio di questi Ercole I, che morirà assassinato, dovranno affrontare duri anni di governo, segnati da intrighi e conflitti. Con la morte violenta di Ercole I, ancora una volta un minorenne torna a sedere sul trono di Monaco: Onorato II. Il principe Federico di Valditaro, suo tutore, lo convince ad assumere il titolo di principe. Il giovane sovrano, educato al gusto delle lettere e delle arti e al culto della grandezza, intraprende il rinnovamento del palazzo principesco dove riunisce collezioni di quadri e di pezzi di gran valore. Fa coniare le monete con la propria effigie e dà inizio a un negoziato con Richelieu per il riavvicinamento alla Francia.
Nel 1641 firma il trattato di Péronne con Luigi XIII che gli garantisce l'amicizia e la protezione della Francia. Gli spagnoli vengono espulsi. Onorato II sarà ricevuto alla corte di Francia con grande pompa e re Luigi XIV sarà il padrino di suo nipote, il futuro Luigi I. Al palazzo di Monaco si succedono feste sontuose durante tutto il suo regno.
Nel 1662 gli succede Luigi I, dopo il brillante esordio alla corte francese dove incontra Charlotte, figlia del maresciallo di Gramont, che diverrà sua moglie. Si mette al servizio del re di Francia, partecipa alla guerra delle Provincie Unite contro l'Inghilterra e, alla testa del suo reggimento Monaco-Cavalleria, prende parte alla campagna delle Fiandre e della Franca Contea. Desideroso di garantire la successione del re di Spagna Carlo II al figlio di Maria Teresa, il re Luigi XIV lo sceglie come ambasciatore presso la Santa Sede, per le sue doti diplomatiche e per la sua parentela con numerosi cardinali. Luigi I consuma una parte dei suoi beni per conferire un fasto particolare alla propria ambasciata. Muore a Roma nel 1701. Il figlio Antonio I sale sul trono dei Grimaldi all'età di quarant 'anni. In passato si era distinto sui campi di battaglia di Fleurus, Mons e Namur, dove il suo coraggio e la sua statura gli avevano valso il soprannome di Golia. Esperto di musica, dirige una sua orchestra con la bacchetta lasciatagli da Lulli e organizza una notevole biblioteca di opere musicali. Temendo un'invasione, intraprende importanti lavori di fortificazione attorno al palazzo e alla punta della penisola della Rocca. La figlia, Luisa Ippolita, sposa Jacques-François-Léonor de Goyon-Matignon. Regnerà solo alcuni mesi e morirà a seguito di un'epidemia di vaiolo.
Giacomo I ben presto abdica a favore del figlio Onorato III, ancora minorenne, di cui rimane il tutore dopo aver nominato governatore del Principato il Cavaliere Grimaldi, figlio naturale di Antonio I. Onorato III, all'inizio del suo regno, partecipa alle campagne delle Fiandre, del Reno e dei Paesi Bassi. Trascorre la maggior parte del tempo a Parigi e nelle sue terre in Normandia, affidando il governo dello stato monegasco al ligio Cavaliere Grimaldi.
Nel Principato s'instaura allora un periodo di pace, interrotto soltanto dal blocco imposto dall'ottobre 1746 al giugno 1747 dall'imperatrice Maria Teresa e dal re di Sardegna Carlo Emanuele III, poco convinti della dichiarazione di neutralità di Onorato III. I diritti sul mare, i traffici marittimi e la pesca alimentano l'economia locale. Vengono sviluppate le coltivazioni degli agrumi. Sorgono le prime manifatture e una stamperia. Le lettere e le arti ricevono un impulso. Tuttavia le nuove idee provenienti dalla Francia danno luogo ad alcune provocazioni, soprattutto nelle città di Mentone e di Roquebrune. Il principe Onorato III accondiscende ad alcune richieste ma, con la caduta della monarchia francese e la rottura tra la Francia e la Sardegna, le truppe francesi entrano a Monaco, dove instaurano una società popolare che dichiara decaduti i Grimaldi. Con la proclamazione della repubblica è chiesta l'annessione alla Francia. Il 4 febbraio 1793, la Convenzione vota l'unione del Principato alla Francia. Il palazzo è saccheggiato e trasformato in caserma, poi in ospizio di mendicanti. Il principe Onorato viene messo in prigione con tutti i componenti della famiglia. Sua nuora, Françoise de Choiseul-Stainville, è ghigliottinata all'età di ventisette anni. Liberato nell'ottobre del 1794, Onorato III muore pochi mesi dopo. Durante l'epoca napoleonica i suoi nipoti sono arruolati nell'esercito francese. Dopo l'abdicazione di Napoleone, il principe Onorato IV, figlio del precedente, ottiene la restaurazione dei propri diritti. Ammalatosi, delega dapprima i poteri al fratello Giuseppe e successivamente al figlio maggiore che regnerà sotto il nome di Onorato V. Dopo i Cento Giorni, il Congresso di Vienna pone il Principato sotto la tutela del re di Sardegna. Onorato V cerca coraggiosamente di sormontare le difficoltà finanziarie della restaurazione con la creazione di attività industriali e artigianali e concedendo alcuni monopoli, in particolare quelli del grano e della farina. Questo sistema, denominato «l'esclusiva», provoca lo scontento della popolazione a causa della mancanza di scrupoli da parte dei concessionari.
Le agitazioni che seguono portano alla secessione dei comuni di Mentone e di Roquebrune. Prima di morire, Onorato V compone il proprio epitaffio, che riassume perfettamente l'operato di un regno difficile ma generoso: «Qui giace chi volle far del bene». Gli succede il fratello Florestano I, uomo di lettere d'idee liberali. Abolisce la politica dei monopoli, ma a Mentone e a Roquebrune la situazione stava ormai precipitando e, approfittando dei moti del 1848, i due comuni si proclamano città libere. Nonostante la sua popolarità, il principe ereditario Carlo, che si reca ripetutamente sul terreno della sommossa dove può contare sull'aiuto di numerosi ammiratori, non riuscirà ad impedire il ricongiungimento delle due città alla Francia, nel momento in cui questa annette la contea di Nizza e la Savoia.
Alla morte del principe Florestano, il 26 Giugno 1856, il principe Carlo III, che da alcuni anni amministra il Principato con il valido aiuto della madre, la principessa Carolina, firma con Napoleone III il trattato del 2 febbraio 1861, le cui clausole principali garantiscono l'indipendenza del Principato, ratificano definitivamente la perdita di Mentone e di Roquebrune, pattuiscono il versamento di un 'indennità a titolo di risarcimento, prevedono la costruzione di una strada litoranea tra Nizza e Monaco e il passaggio della strada ferrata Nizza-Genova sul territorio del Principato. Nel 1865 una convenzione franco-monegasca disciplina le modalità dell'unione doganale e dei rapporti di vicinato tra i due paesi. Ancora prima della morte del principe Florestano, il principe Carlo III e la principessa Carolina avevano fatto vari tentativi per industrializzare il Principato, al fine di risolvere la crisi economica. Tutti erano andati a vuoto, salvo quello che si proponeva di sfruttare le favorevoli condizioni climatiche del paese, nel momento in cui cominciava a delinearsi la fortuna della Costa Azzurra. Nel 1866 nasce un nuovo quartiere di fronte alla Rocca dei Grimaldi. Carlo III lo battezza Montecarlo e ben presto diviene sinonimo di feste, di eleganza, di spettacoli, di divertimenti e di sport. Le imposte dirette sono soppresse. Il mondo della politica, delle lettere e delle arti si da appuntamento nel Principato. Il principe Carlo III crea l'Ordine di San Carlo, conia monete d'oro, emette i primi francobolli di Monaco, apre legazioni e consolati all'estero, firma trattati bilaterali con i grandi paesi europei e ottiene dalla Santa Sede l'indipendenza religiosa del Principato, il cui territorio diviene sede vescovile. Notevoli riforme riguardano la giustizia, la polizia e l'insegnamento. Quando il principe Carlo III muore il 10 settembre 1889, lascia al figlio Alberto uno Stato moderno che ha saputo inserirsi in seno alla nuova Europa.
Il principe ereditario Alberto aveva dedicato la gioventù alla navigazione e alle scienze e l'esercizio del potere non sarà in contrasto con questa vocazione. Il principe Alberto I continua l'opera del padre apportandovi in più la dimensione scientifica. Durante il suo regno si assiste a un brillante sviluppo della vita artistica con indimenticabili creazioni di spettacoli di opera e dei balletti russi di Diaghilev a Monaco. Nel campo della politica, il principe Alberto I concede la prima costituzione, inoltre firma con la Francia un trattato di amicizia che regola i problemi dinastici e ridefinisce l'unione doganale, nonché numerose convenzioni internazionali con altri paesi. Trasforma il Principato in un terreno di incontri internazionali e nel 1903 fonda l'istituto internazionale della pace per la ricerca della soluzione pacifica dei conflitti. A Parigi crea l'Istituto Oceanografico e l'Istituto di Paleontologia umana; a Monaco, il Museo Oceanografico, il Museo di Antropologia Preistorica e il Giardino esotico. Rimoderna il porto, fa costruire il Palazzo del Governo, apre un liceo, crea un collegio femminile e delle scuole, fa costruire un nuovo ospedale, organizza incontri di aviazione, di motonautica e il primo Rallye automobilistico di Montecarlo.
Il principe Alberto I, membro corrispondente dell'Accademia francese di medicina e titolare della medaglia di Agassiz, muore il 26 giugno 1922. Il figlio, il principe Luigi II, che durante la prima guerra mondiale aveva servito l'esercito francese dove si era più volte distinto per il suo comportamento eroico, dirige la politica monegasca durante il difficile periodo fra le due guerre e la lunga crisi economica che si concluderà con la seconda guerra mondiale. Nonostante una duplice occupazione straniera, preserva l'operato dei suoi precedessori proseguendo sulla strada dell'indipendenza e dello sviluppo culturale, economico e sociale. Crea la commissione medico-giuridica con fini umanitari e, nel campo dell'informazione, la stazione di Radio Montecarlo.
Sempre nel 1929, durante il suo regno, nasce il Gran Premio automobilistico di Monaco. Quando muore, nel 1949, gli succede il nipote, il principe Ranieri III, figlio della principessa Carlotta e del principe Pierre, conte di Polignac. A ventisei anni dà inizio a uno dei più grandi regni della storia di Monaco. Dopo aver servito nell'esercito francese, divenuto maggiorenne il principe Ranieri è già al corrente di tutti gli ingranaggi dell'amministrazione monegasca che si va sviluppando rapidamente in tutti i settori sotto la sua guida. Ingrandisce il territorio nazionale di un quinto della sua superficie mediante processi spettacolari sul mare; crea nuove istituzioni scientifiche: il Centro Scientifico, il Centro Zoologico di acclimatazione, la Riserva sottomarina del Larvotto ospita il Laboratorio di radioattività marina dell'A.T.E.A., inoltre promuove una vera e propria campagna contro i danni provocati dall'inquinamento dell'ambiente marino; dota Montecarlo di una lunga spiaggia di sabbia fine; crea un collegamento stradale rapido attraverso tutto il territorio grazie al tracciato sotterraneo della ferrovia; rinnova la rete stradale mediante il traforo di gallerie sotto la Rocca; collega i vari quartieri dell'abitato con assi verticali; procede al rimodernamento del quartiere dei Bas-Moulins e all'urbanizzazione di Fontvieille dove vengono costruiti un nuovo stadio, una chiesa, impianti pubblici, delle scuole, un eliporto, case popolari e locali industriali. Dà ai monegaschi una nuova costituzione. Firma nuove convenzioni con la Francia, diversi trattati bilaterali con altri paesi europei e vari trattati multilaterali. Durante il suo regno, il Principato aderisce alle grandi organizzazioni internazionali; tutte le legazioni di Monaco sono elevate al ragno di ambasciate e il vescovado diviene arcivescovado. Vengono istituiti successivamente l'Ordine del Merito Culturale, per premiare i talenti artistici e, per i servizi resi al capo dello Stato nonché per la diffusione del Principato attraverso il mondo, l'Ordine dei Grimaldi.
Lo sviluppo economico è favorito dall'aumento del potenziale alberghiero e dalla diversificazione delle attività turistiche, estese al settore del turismo di affari e congressuale, grazie alla creazione del Centro d'Incontri Internazionali e del Centro dei Congressi Auditorium di Monaco. Inoltre è stimolato da un potente settore industriale e commerciale costituito essenzialmente da attività ad elevato valore aggiunto che richiedono un personale altamente qualificato e un minimo di rischi. Tuttavia lo sviluppo più rapido riguarda le attività legate ai servizi nel settore bancario, dei trasporti, della comunicazione, degli uffici tecnici di progettazione e di collegamento. Da parte sua alla principessa Grace di Monaco si deve la creazione dell’Esposizione Montecarlo Flora, del Garden Club e del Festival delle Arti.





