Marocco
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313216_Hotel_Pickalbatros_Aqua_Fun_Club
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179194_Hotel_Riad_Armelle
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25542_lti_Hotel_Agadir_Beach_Club
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131936_Hotel_Riad_Ifoulki
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56298_Hotel_Beach_Albatros_Agadir
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178536_ROBINSON_Club_Agadir
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147957_Hotel_Timoulay
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324243_Riad_Nora
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581817_Hotel_Riu_Palace_Tikida_Agadir
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Le mete preferite in Marocco
Marocco: informazioni utili
Prima della partenza
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Visto d'ingressoDocumenti
E’ necessario il passaporto in corso di validità. Particolari disposizioni governative permettono ai cittadini italiani (con un età minima di 15 anni) di recarsi in Marocco con la sola carta d’ identità purché sia unita a un voucher che attesti l’avvenuta prenotazione del servizio alberghiero. La patente di guida italiana può bastare per guidare in Marocco.
Vaccinazioni
Vaccinazioni e precauzioni sanitarie in Marocco
Non e’ prevista nessuna vaccinazione. È bene ovviamente munirsi di creme solari protettive e di un antisettico intestinale, oltre che di eventuali medicine di uso personale.
È opportuno comunque osservare le consuete norme d’igiene che si adottano quando si viaggia in paesi extra-europei: bere acqua o succhi solo se ben sigillati, evitare di mangiare frutta gia’ sbucciata e verdure crude.
Il Sistema sanitario marocchino:
Il sistema sanitario marocchino è soddisfacente anche se le strutture medico/sanitarie pubbliche non sono paragonabili a quelle europee. Sono presenti, nei maggiori centri, cliniche private adeguate ad interventi semplici e urgenti. Nelle città più importanti i medici hanno un buon livello professionale. Le farmacie sono numerose e hanno in genere una buona fornitura di medicinali. Non è adeguato invece il servizio di ambulanza.
Le farmacie in Marocco:
Le farmacie sono efficienti e offrono servizi di guardia notturna. Vi si trovano anche articoli igienici di tutti i tipi. Comunque sia, quando si viaggia in Marocco è sempre utile portarsi dietro come semplice precauzione, qualche medicina contro la diarrea e i disturbi della digestione
Clima
La fascia costiera, sia atlantica che mediterranea, gode di un clima mitigato dall’influenza del mare e il periodo più indicato per visitarla è da fine maggio a settembre; tra febbraio e marzo ad Agadir ci sono alte possibilità di nebbia. All’interno il clima ha carattere continentale, con sensibili escursioni termiche tra il giorno e la notte. Gli inverni sono rigidi e la stagione estiva è molto calda. La primavera è il periodo ideale per recarsi in queste zone anche se è bene non dimenticare che la piovosità può essere notevole. Ottobre e novembre spesso sono i mesi più asciutti dell’ anno e quindi i più consigliabili per lunghi percorsi su strada. In estate il caldo torrido colpisce il sud e di conseguenza i mesi migliori per visitarlo sono quelli invernali. Da dicembre a febbraio le inondazioni sono frequenti specialmente nella pianura del Rharb.
Valuta
Lingua
La lingua ufficiale è l’arabo, ma sono molto diffusi il francese e, nel nord del Paese, lo spagnolo. L’inglese, così come l’italiano, è frequentemente parlato nei grandi alberghi, nei ristoranti e in tutti i luoghi frequentati dai turisti.
Prese elettriche/Copertura telefonica
Elettricità
Negli alberghi viene utilizzata la corrente alternata a 220V con prese identiche a quelle in uso in Italia. Nelle località minori è presente la corrente a 110 V con prese a due buchi. Per maggiori informazioni sul tipo di prese di corrente in Marocc
Paese & Persone
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Come arrivare
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Vivere & Divertirsi
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Marocco: Le cose da vedere più gettonate
Marocco: guida di viaggio
Marocco
Situato all’estremità nord-occidentale del continente africano, il Marocco, delimitato dal Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico, dall’Algeria e dalla Mauritania, è molto vicino all’Europa, da cui è separato dallo Stretto di Gibilterra. Attualmente la popolazione del Marocco supera i 23 milioni di abitanti. Il clima è temperato caldo. La forma di governo è una monarchia costituzionale democratica e sociale che garantisce la pluralità dei partiti politici. L’islamismo è la religione di Stato, ma è assicurata la libertà di culto. La lingua ufficiale è l’arabo.
Tuttavia questa elencazione, che potremmo allungare e completare a volontà, non è in grado di spiegare come sia venuta a crearsi nel tempo la specificità di questo Paese. È insufficiente ad illustrare il risultato della lenta costruzione e della paziente opera del tempo e dell’uomo. È inadatta ad evocare la bellezza di un tramonto a Marrakech o il profumo delle rose che riempie l’aria di Kelaa Megouna nel mese di febbraio. Nessuna descrizione può restituire il sapore del tè alla menta, l’animazione dei mercati, la generosità che si manifesta in occasione dei moussem, il sentimento di devozione che si prova visitando il mausoleo di Mohammed V a Rabat o la Zaouiya Nassiriya a Tamgroute, il fervore dimostrato durante la resistenza contro l’occupazione straniera nella battaglia dei Tre Re o in occasione della lotta per l’indipendenza sotto l’egida di colui che era allora noto col nome di Sultano ben Youssef, la solidarietà dimostrata durante la costruzione della strada dell’ unità, durante la ricostruzione di Agadir, dopo le piene dell’oued Ziz, durante la gloriosa marcia verde o, in tempi recenti, il contributo fornito alla costruzione della moschea di Hassan II a Casablanca.
Questo è il Marocco. Un popolo unito, risoluto e solidale. Un popolo pronto a raccogliere le sfide derivanti dalla sua posizione geografica o dalla sua storia. A tale proposito, le rovine di Lixus, patria di Moulay Idris Zerhoun o la città di Rissani sono molto più significative di qualsiasi altra città moderna. Il villaggio di Agdz, irremovibile dinanzi all’assalto del modernismo, evoca quel Marocco eterno, di sempre, in misura maggiore di quanto lo facciano le località balneari della costa mediterranea. È lecito chiedersi se una replica possa competere con l’ originale o uguagliarlo per grandezza e ricchezza. Ciò non significa che il nuovo, il moderno siano privi di bellezza, d’intensità o di simbolismo, ma l’anima di un Paese o di un popolo non è sempre laddove si crede di scoprirla. Casablanca, con i suoi grattacieli, le sue larghe arterie, rappresenta il Marocco del XX secolo, il Marocco incamminato sulla strada del progresso, il Marocco che fa sfoggio della sua apertura all’esterno, della sua creatività e dell’impegno del suo popolo. Ma neppure un computer dei più avanzati potrà rendere conto della generosità del popolo marocchino, della sua leggendaria ospitalità, della ricchezza ... Continua a leggere
Situato all’estremità nord-occidentale del continente africano, il Marocco, delimitato dal Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico, dall’Algeria e dalla Mauritania, è molto vicino all’Europa, da cui è separato dallo Stretto di Gibilterra. Attualmente la popolazione del Marocco supera i 23 milioni di abitanti. Il clima è temperato caldo. La forma di governo è una monarchia costituzionale democratica e sociale che garantisce la pluralità dei partiti politici. L’islamismo è la religione di Stato, ma è assicurata la libertà di culto. La lingua ufficiale è l’arabo.
Tuttavia questa elencazione, che potremmo allungare e completare a volontà, non è in grado di spiegare come sia venuta a crearsi nel tempo la specificità di questo Paese. È insufficiente ad illustrare il risultato della lenta costruzione e della paziente opera del tempo e dell’uomo. È inadatta ad evocare la bellezza di un tramonto a Marrakech o il profumo delle rose che riempie l’aria di Kelaa Megouna nel mese di febbraio. Nessuna descrizione può restituire il sapore del tè alla menta, l’animazione dei mercati, la generosità che si manifesta in occasione dei moussem, il sentimento di devozione che si prova visitando il mausoleo di Mohammed V a Rabat o la Zaouiya Nassiriya a Tamgroute, il fervore dimostrato durante la resistenza contro l’occupazione straniera nella battaglia dei Tre Re o in occasione della lotta per l’indipendenza sotto l’egida di colui che era allora noto col nome di Sultano ben Youssef, la solidarietà dimostrata durante la costruzione della strada dell’ unità, durante la ricostruzione di Agadir, dopo le piene dell’oued Ziz, durante la gloriosa marcia verde o, in tempi recenti, il contributo fornito alla costruzione della moschea di Hassan II a Casablanca.
Questo è il Marocco. Un popolo unito, risoluto e solidale. Un popolo pronto a raccogliere le sfide derivanti dalla sua posizione geografica o dalla sua storia. A tale proposito, le rovine di Lixus, patria di Moulay Idris Zerhoun o la città di Rissani sono molto più significative di qualsiasi altra città moderna. Il villaggio di Agdz, irremovibile dinanzi all’assalto del modernismo, evoca quel Marocco eterno, di sempre, in misura maggiore di quanto lo facciano le località balneari della costa mediterranea. È lecito chiedersi se una replica possa competere con l’ originale o uguagliarlo per grandezza e ricchezza. Ciò non significa che il nuovo, il moderno siano privi di bellezza, d’intensità o di simbolismo, ma l’anima di un Paese o di un popolo non è sempre laddove si crede di scoprirla. Casablanca, con i suoi grattacieli, le sue larghe arterie, rappresenta il Marocco del XX secolo, il Marocco incamminato sulla strada del progresso, il Marocco che fa sfoggio della sua apertura all’esterno, della sua creatività e dell’impegno del suo popolo. Ma neppure un computer dei più avanzati potrà rendere conto della generosità del popolo marocchino, della sua leggendaria ospitalità, della ricchezza ... Continua a leggere
Marocco
Situato all’estremità nord-occidentale del continente africano, il Marocco, delimitato dal Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico, dall’Algeria e dalla Mauritania, è molto vicino all’Europa, da cui è separato dallo Stretto di Gibilterra. Attualmente la popolazione del Marocco supera i 23 milioni di abitanti. Il clima è temperato caldo. La forma di governo è una monarchia costituzionale democratica e sociale che garantisce la pluralità dei partiti politici. L’islamismo è la religione di Stato, ma è assicurata la libertà di culto. La lingua ufficiale è l’arabo.
Tuttavia questa elencazione, che potremmo allungare e completare a volontà, non è in grado di spiegare come sia venuta a crearsi nel tempo la specificità di questo Paese. È insufficiente ad illustrare il risultato della lenta costruzione e della paziente opera del tempo e dell’uomo. È inadatta ad evocare la bellezza di un tramonto a Marrakech o il profumo delle rose che riempie l’aria di Kelaa Megouna nel mese di febbraio. Nessuna descrizione può restituire il sapore del tè alla menta, l’animazione dei mercati, la generosità che si manifesta in occasione dei moussem, il sentimento di devozione che si prova visitando il mausoleo di Mohammed V a Rabat o la Zaouiya Nassiriya a Tamgroute, il fervore dimostrato durante la resistenza contro l’occupazione straniera nella battaglia dei Tre Re o in occasione della lotta per l’indipendenza sotto l’egida di colui che era allora noto col nome di Sultano ben Youssef, la solidarietà dimostrata durante la costruzione della strada dell’ unità, durante la ricostruzione di Agadir, dopo le piene dell’oued Ziz, durante la gloriosa marcia verde o, in tempi recenti, il contributo fornito alla costruzione della moschea di Hassan II a Casablanca.
Questo è il Marocco. Un popolo unito, risoluto e solidale. Un popolo pronto a raccogliere le sfide derivanti dalla sua posizione geografica o dalla sua storia. A tale proposito, le rovine di Lixus, patria di Moulay Idris Zerhoun o la città di Rissani sono molto più significative di qualsiasi altra città moderna. Il villaggio di Agdz, irremovibile dinanzi all’assalto del modernismo, evoca quel Marocco eterno, di sempre, in misura maggiore di quanto lo facciano le località balneari della costa mediterranea. È lecito chiedersi se una replica possa competere con l’ originale o uguagliarlo per grandezza e ricchezza. Ciò non significa che il nuovo, il moderno siano privi di bellezza, d’intensità o di simbolismo, ma l’anima di un Paese o di un popolo non è sempre laddove si crede di scoprirla. Casablanca, con i suoi grattacieli, le sue larghe arterie, rappresenta il Marocco del XX secolo, il Marocco incamminato sulla strada del progresso, il Marocco che fa sfoggio della sua apertura all’esterno, della sua creatività e dell’impegno del suo popolo. Ma neppure un computer dei più avanzati potrà rendere conto della generosità del popolo marocchino, della sua leggendaria ospitalità, della ricchezza dell’artigianato, della varietà dell’arte culinaria, dell’attaccamento ai valori sacri rappresentati dall’Islam, dalla monarchia e dall’unità territoriale. È un insieme di valori non quantificabili, avulsi dalla logica predominante della vita moderna.
Chi oserebbe affermare che il Marocco tradizionale non è in grado di resistere alle aggressioni che lo spersonalizzano? I suoi abitanti si sono sempre dimostrati capaci di perpetuare quei valori che favoriscono la continuità del paese, consentendo di salvaguardarne la specificità. Terra d’incontro, il Marocco ha saputo aprirsi agli altri nell’intero arco della sua storia difendendo la propria essenzialità. La geografia ha dotato il Marocco di un’apertura naturale di carattere eccezionale, rendendolo un punto d’incontro di civiltà e un testimone privilegiato degli eventi storici. Dai tempi più remoti, il Marocco, saldamente unito all’Africa, ha vissuto le grandezze e le vicende legate alla sua posizione strategica, dominando la parte occidentale del Mediterraneo a pochi chilometri dal continente europeo, sugli assi che conducono verso l’America o ad oriente. I limiti derivanti dalla sua posizione geografica costituiscono in realtà un vantaggio. Se ha suscitato e continua a suscitare invidie, ha favorito anche l’unità nazionale, la nascita e lo sviluppo di una specificità propria arricchitasi attraverso l’apertura e i contatti con l’esterno. Confrontandosi agli altri, ha sviluppato la propria identità. Ne sia prova il fatto che quando i Romani si sono insediati a Volubilis, hanno dovuto adattare la loro architettura alla natura del terreno e alla città preesistente, fondata da Giuba II, rispettando i motivi ornamentali prediletti dalla popolazione locale. Da questo incontro è sorta la bella città di Volubilis che, pur non essendo completamente romana, reca una testimonianza della grandezza dei suoi costruttori e della loro notevole adattabilità.
Numerose sono state le influenze reciproche e i successivi adeguamenti hanno garantito trasformazioni senza rotture e senza fratture, favorendo indubbiamente entrambe le parti. Un altro simbolo è rappresentato dall’islamismo. Questa religione ha conquistato rapidamente il cuore dei Marocchini, che ne sono divenuti gli strenui difensori. Non occorre ricordare il loro costante, regolare impegno per la difesa delle fede islamica in Marocco. Ne sia prova la resistenza contro l’occupazione straniera a Tangeri, El-Jadida, Essaouira, Agadir, Chechaouen. Per di più, il Marocco musulmano ha costantemente contribuito alla diffusione dell’islamismo. Da quando Oqba ibn Nafi frenò il suo cavallo sulla sponda dell’Atlantico, i Marocchini si sono sempre adoperati a superare gli ostacoli che il mare aveva posto all’avanzata territoriale dell’Islam. Hanno raccolto la fiaccola di Oqba e si sono diretti verso l’Europa. Tariq ibn Ziyad attraversa lo Stretto di Gibilterra con un esercito di 8000 uomini e riesce a convertire in massa gli Spagnoli. Si spinge fino a Poitiers. Più tardi, numerosi abitanti dell’Africa e di alcuni Paesi arabi saranno convinti dai Marocchini ad abbracciare la fede dell’Islam, rafforzando quindi le fila dei musulmani. Ancora oggi l’impegno del Marocco per la causa dell’Islam è inconfutabile. Il Marocco ha ospitato la prima Conferenza islamica, di cui si è fatto promotore dopo l’incendio della moschea di Gerusalemme. Da questa conferenza è sorta l’organizzazione della Conferenza islamica che oggi si distingue per il suo dinamismo, le sue aspirazioni e le sue molteplici iniziative.
D’altronde, in questa roccaforte dell’Islam, la fede si manifesta sia nella vita privata che nella vita pubblica del popolo marocchino; il posto di rilievo che questa religione occupa attualmente è il risultato di numerosi secoli di storia. Sin dall’arrivo di Idris I sul suolo marocchino e dalla fondazione della dinastia idriside, l’Islam diviene la chiave di volta dell’ ordinamento socio-politico. Né il passato, né il presente sono comprensibili se non vengono letti alla luce di questo elemento fondamentale.
Quando il fondatore della dinastia idriside venne assassinato dagli Abbassidi, chi impedì ai Marocchini di riconquistare il potere rimasto vacante? Idris II non era ancora nato e fu in grado di succedere a suo padre soltanto alcuni anni dopo. Per fedeltà al fondatore, che era innanzitutto un discendente del Profeta, e per rispetto dell’impegno assunto prestando il giuramento di fedeltà, i Marocchini si occuparono dell’educazione del ragazzo il quale, all’età di undici anni, venne nominato successore di suo padre. In epoca posteriore, l’attaccamento all’Islam e la difesa della fede garantirono la continuità del potere e la legittimità dei sultani. Lo stesso avvenne al tempo degli Almoravidi, che introdussero in Marocco il rito malechita tuttora osservato. Lo stesso dicasi per il titolo di Amir el-Mouminin (commendatore dei credenti), usato per la prima volta in Marocco da Youssef ben Tachfine, attualmente contemplato dalla Costituzione come titolo principale del capo dello Stato. Al tempo della dinastia degli Almohadi il sultano Abdelmoumen “fonda il più grande impero dell’Occidente che sia mai esistito” prima di attribuirsi il titolo di califfo e di esigere che le preghiere vengano recitate in suo nome. Tutta la grandezza dei Merinidi riposa sulla guerra santa da essi combattuta e sui monumenti religiosi edificati. Facendo leva sul sentimento religioso dei Marocchini, i Sadiani hanno potuto accedere al potere, impegnandosi con determinazione nella Jihad. Liberano numerose città dall’occupazione straniera. Ahmed el-Mansour diffonde l’islamismo in Africa e raggiunge Tomboctou (Timbuctu). Si oppone strenuamente ai Turchi. La dinastia degli Alaouiti, o Alawidi, è destinata ad assumere questo compito. La resistenza contro l’occupazione straniera e la gestione degli affari pubblici in conformità ai dogmi e ai precetti religiosi sono una caratteristica ricorrente di questa dinastia. Moulay Ismail libera Tangeri dall’occupazione inglese e riprende Mehdia e Larache agli Spagnoli. Farà lo stesso Sidi Mohamed ben Abdellah per El-Jadida e Agadir, respingendo gli Spagnoli nei presidi mediterranei.
Moulay Slimane assicura la tutela del proprio Paese creando contrasti tra le varie potenze. Ancora troppo giovane, Moulay Abdelaziz non riesce a far fronte alle mire espansionistiche straniere e gli Oulema (uomini di religione) gli preferiscono il fratello Moulay Hafid. Dopo la firma del trattato di Protettorato imposto dalla Francia, Moulay Hafid abdica e consegna il potere nelle mani del fratello Moulay Youssef. Alcuni anni dopo, nel 1930, la Francia non riesce a dominare le rivalità esistenti tra Arabi e Berberi. Viene promulgato un “dahir” che sottrae questi ultimi alle giurisdizioni islamiche. Sono inscenate ovunque manifestazioni di protesta e scoppiano tumulti contro quello che viene interpretato come un tentativo di cristianizzazione. In tutte le moschee i Marocchini scandiscono l’invocazione: “Dio, fa’ che non siamo separati dai nostri fratelli”. Viene organizzata la resistenza e si moltiplicano i segni di protesta nei confronti del Protettorato sino all’ottenimento dell’indipendenza. La Festa del Trono, celebrata sin dal 1934 per rinnovare e confermare l’atto di fedeltà che unisce il sovrano al suo popolo, ha assunto un significato particolare a partire dal 1956. Il re Hassan II si impegnò a costruire uno Stato moderno con istituzioni e norme adeguate. Per questo motivo la costituzione del Marocco è spesso paragonata a quella francese del 1958. Nonostante la similitudine, la base del testo e la sua attuazione riservano un posto eminente al diritto pubblico musulmano.
Il vecchio e il nuovo si arricchiscono vicendevolmente. In questo settore, come nell’architettura, nella musica, nella pittura, nel cinema, nel teatro, nella cultura, nella cucina, nei costumi, l’ apertura all’esterno obbedisce alle esigenze della continuità nella tradizione. Naturalmente, come affermò il re Hassan II, padre dell’attuale sovrano Mohammed VI: “Il Marocco si guarda bene dal vivere nel passato. Dal passato trae i grandi esempi e gli insegnamenti capaci di guidarlo verso il futuro”.
Situato all’estremità nord-occidentale del continente africano, il Marocco, delimitato dal Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico, dall’Algeria e dalla Mauritania, è molto vicino all’Europa, da cui è separato dallo Stretto di Gibilterra. Attualmente la popolazione del Marocco supera i 23 milioni di abitanti. Il clima è temperato caldo. La forma di governo è una monarchia costituzionale democratica e sociale che garantisce la pluralità dei partiti politici. L’islamismo è la religione di Stato, ma è assicurata la libertà di culto. La lingua ufficiale è l’arabo.
Tuttavia questa elencazione, che potremmo allungare e completare a volontà, non è in grado di spiegare come sia venuta a crearsi nel tempo la specificità di questo Paese. È insufficiente ad illustrare il risultato della lenta costruzione e della paziente opera del tempo e dell’uomo. È inadatta ad evocare la bellezza di un tramonto a Marrakech o il profumo delle rose che riempie l’aria di Kelaa Megouna nel mese di febbraio. Nessuna descrizione può restituire il sapore del tè alla menta, l’animazione dei mercati, la generosità che si manifesta in occasione dei moussem, il sentimento di devozione che si prova visitando il mausoleo di Mohammed V a Rabat o la Zaouiya Nassiriya a Tamgroute, il fervore dimostrato durante la resistenza contro l’occupazione straniera nella battaglia dei Tre Re o in occasione della lotta per l’indipendenza sotto l’egida di colui che era allora noto col nome di Sultano ben Youssef, la solidarietà dimostrata durante la costruzione della strada dell’ unità, durante la ricostruzione di Agadir, dopo le piene dell’oued Ziz, durante la gloriosa marcia verde o, in tempi recenti, il contributo fornito alla costruzione della moschea di Hassan II a Casablanca.
Questo è il Marocco. Un popolo unito, risoluto e solidale. Un popolo pronto a raccogliere le sfide derivanti dalla sua posizione geografica o dalla sua storia. A tale proposito, le rovine di Lixus, patria di Moulay Idris Zerhoun o la città di Rissani sono molto più significative di qualsiasi altra città moderna. Il villaggio di Agdz, irremovibile dinanzi all’assalto del modernismo, evoca quel Marocco eterno, di sempre, in misura maggiore di quanto lo facciano le località balneari della costa mediterranea. È lecito chiedersi se una replica possa competere con l’ originale o uguagliarlo per grandezza e ricchezza. Ciò non significa che il nuovo, il moderno siano privi di bellezza, d’intensità o di simbolismo, ma l’anima di un Paese o di un popolo non è sempre laddove si crede di scoprirla. Casablanca, con i suoi grattacieli, le sue larghe arterie, rappresenta il Marocco del XX secolo, il Marocco incamminato sulla strada del progresso, il Marocco che fa sfoggio della sua apertura all’esterno, della sua creatività e dell’impegno del suo popolo. Ma neppure un computer dei più avanzati potrà rendere conto della generosità del popolo marocchino, della sua leggendaria ospitalità, della ricchezza dell’artigianato, della varietà dell’arte culinaria, dell’attaccamento ai valori sacri rappresentati dall’Islam, dalla monarchia e dall’unità territoriale. È un insieme di valori non quantificabili, avulsi dalla logica predominante della vita moderna.
Chi oserebbe affermare che il Marocco tradizionale non è in grado di resistere alle aggressioni che lo spersonalizzano? I suoi abitanti si sono sempre dimostrati capaci di perpetuare quei valori che favoriscono la continuità del paese, consentendo di salvaguardarne la specificità. Terra d’incontro, il Marocco ha saputo aprirsi agli altri nell’intero arco della sua storia difendendo la propria essenzialità. La geografia ha dotato il Marocco di un’apertura naturale di carattere eccezionale, rendendolo un punto d’incontro di civiltà e un testimone privilegiato degli eventi storici. Dai tempi più remoti, il Marocco, saldamente unito all’Africa, ha vissuto le grandezze e le vicende legate alla sua posizione strategica, dominando la parte occidentale del Mediterraneo a pochi chilometri dal continente europeo, sugli assi che conducono verso l’America o ad oriente. I limiti derivanti dalla sua posizione geografica costituiscono in realtà un vantaggio. Se ha suscitato e continua a suscitare invidie, ha favorito anche l’unità nazionale, la nascita e lo sviluppo di una specificità propria arricchitasi attraverso l’apertura e i contatti con l’esterno. Confrontandosi agli altri, ha sviluppato la propria identità. Ne sia prova il fatto che quando i Romani si sono insediati a Volubilis, hanno dovuto adattare la loro architettura alla natura del terreno e alla città preesistente, fondata da Giuba II, rispettando i motivi ornamentali prediletti dalla popolazione locale. Da questo incontro è sorta la bella città di Volubilis che, pur non essendo completamente romana, reca una testimonianza della grandezza dei suoi costruttori e della loro notevole adattabilità.
Numerose sono state le influenze reciproche e i successivi adeguamenti hanno garantito trasformazioni senza rotture e senza fratture, favorendo indubbiamente entrambe le parti. Un altro simbolo è rappresentato dall’islamismo. Questa religione ha conquistato rapidamente il cuore dei Marocchini, che ne sono divenuti gli strenui difensori. Non occorre ricordare il loro costante, regolare impegno per la difesa delle fede islamica in Marocco. Ne sia prova la resistenza contro l’occupazione straniera a Tangeri, El-Jadida, Essaouira, Agadir, Chechaouen. Per di più, il Marocco musulmano ha costantemente contribuito alla diffusione dell’islamismo. Da quando Oqba ibn Nafi frenò il suo cavallo sulla sponda dell’Atlantico, i Marocchini si sono sempre adoperati a superare gli ostacoli che il mare aveva posto all’avanzata territoriale dell’Islam. Hanno raccolto la fiaccola di Oqba e si sono diretti verso l’Europa. Tariq ibn Ziyad attraversa lo Stretto di Gibilterra con un esercito di 8000 uomini e riesce a convertire in massa gli Spagnoli. Si spinge fino a Poitiers. Più tardi, numerosi abitanti dell’Africa e di alcuni Paesi arabi saranno convinti dai Marocchini ad abbracciare la fede dell’Islam, rafforzando quindi le fila dei musulmani. Ancora oggi l’impegno del Marocco per la causa dell’Islam è inconfutabile. Il Marocco ha ospitato la prima Conferenza islamica, di cui si è fatto promotore dopo l’incendio della moschea di Gerusalemme. Da questa conferenza è sorta l’organizzazione della Conferenza islamica che oggi si distingue per il suo dinamismo, le sue aspirazioni e le sue molteplici iniziative.
D’altronde, in questa roccaforte dell’Islam, la fede si manifesta sia nella vita privata che nella vita pubblica del popolo marocchino; il posto di rilievo che questa religione occupa attualmente è il risultato di numerosi secoli di storia. Sin dall’arrivo di Idris I sul suolo marocchino e dalla fondazione della dinastia idriside, l’Islam diviene la chiave di volta dell’ ordinamento socio-politico. Né il passato, né il presente sono comprensibili se non vengono letti alla luce di questo elemento fondamentale.
Quando il fondatore della dinastia idriside venne assassinato dagli Abbassidi, chi impedì ai Marocchini di riconquistare il potere rimasto vacante? Idris II non era ancora nato e fu in grado di succedere a suo padre soltanto alcuni anni dopo. Per fedeltà al fondatore, che era innanzitutto un discendente del Profeta, e per rispetto dell’impegno assunto prestando il giuramento di fedeltà, i Marocchini si occuparono dell’educazione del ragazzo il quale, all’età di undici anni, venne nominato successore di suo padre. In epoca posteriore, l’attaccamento all’Islam e la difesa della fede garantirono la continuità del potere e la legittimità dei sultani. Lo stesso avvenne al tempo degli Almoravidi, che introdussero in Marocco il rito malechita tuttora osservato. Lo stesso dicasi per il titolo di Amir el-Mouminin (commendatore dei credenti), usato per la prima volta in Marocco da Youssef ben Tachfine, attualmente contemplato dalla Costituzione come titolo principale del capo dello Stato. Al tempo della dinastia degli Almohadi il sultano Abdelmoumen “fonda il più grande impero dell’Occidente che sia mai esistito” prima di attribuirsi il titolo di califfo e di esigere che le preghiere vengano recitate in suo nome. Tutta la grandezza dei Merinidi riposa sulla guerra santa da essi combattuta e sui monumenti religiosi edificati. Facendo leva sul sentimento religioso dei Marocchini, i Sadiani hanno potuto accedere al potere, impegnandosi con determinazione nella Jihad. Liberano numerose città dall’occupazione straniera. Ahmed el-Mansour diffonde l’islamismo in Africa e raggiunge Tomboctou (Timbuctu). Si oppone strenuamente ai Turchi. La dinastia degli Alaouiti, o Alawidi, è destinata ad assumere questo compito. La resistenza contro l’occupazione straniera e la gestione degli affari pubblici in conformità ai dogmi e ai precetti religiosi sono una caratteristica ricorrente di questa dinastia. Moulay Ismail libera Tangeri dall’occupazione inglese e riprende Mehdia e Larache agli Spagnoli. Farà lo stesso Sidi Mohamed ben Abdellah per El-Jadida e Agadir, respingendo gli Spagnoli nei presidi mediterranei.
Moulay Slimane assicura la tutela del proprio Paese creando contrasti tra le varie potenze. Ancora troppo giovane, Moulay Abdelaziz non riesce a far fronte alle mire espansionistiche straniere e gli Oulema (uomini di religione) gli preferiscono il fratello Moulay Hafid. Dopo la firma del trattato di Protettorato imposto dalla Francia, Moulay Hafid abdica e consegna il potere nelle mani del fratello Moulay Youssef. Alcuni anni dopo, nel 1930, la Francia non riesce a dominare le rivalità esistenti tra Arabi e Berberi. Viene promulgato un “dahir” che sottrae questi ultimi alle giurisdizioni islamiche. Sono inscenate ovunque manifestazioni di protesta e scoppiano tumulti contro quello che viene interpretato come un tentativo di cristianizzazione. In tutte le moschee i Marocchini scandiscono l’invocazione: “Dio, fa’ che non siamo separati dai nostri fratelli”. Viene organizzata la resistenza e si moltiplicano i segni di protesta nei confronti del Protettorato sino all’ottenimento dell’indipendenza. La Festa del Trono, celebrata sin dal 1934 per rinnovare e confermare l’atto di fedeltà che unisce il sovrano al suo popolo, ha assunto un significato particolare a partire dal 1956. Il re Hassan II si impegnò a costruire uno Stato moderno con istituzioni e norme adeguate. Per questo motivo la costituzione del Marocco è spesso paragonata a quella francese del 1958. Nonostante la similitudine, la base del testo e la sua attuazione riservano un posto eminente al diritto pubblico musulmano.
Il vecchio e il nuovo si arricchiscono vicendevolmente. In questo settore, come nell’architettura, nella musica, nella pittura, nel cinema, nel teatro, nella cultura, nella cucina, nei costumi, l’ apertura all’esterno obbedisce alle esigenze della continuità nella tradizione. Naturalmente, come affermò il re Hassan II, padre dell’attuale sovrano Mohammed VI: “Il Marocco si guarda bene dal vivere nel passato. Dal passato trae i grandi esempi e gli insegnamenti capaci di guidarlo verso il futuro”.








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