Danimarca
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Danimarca: informazioni utili
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Danimarca: Le cose da vedere più gettonate
Danimarca: guida di viaggio
Danimarca
La Danimarca è un composito Paese che nella sua sezione europea (cioè non considerando né l’arcipelago delle Fær Øer, né la Groenlandia) si estende su una superficie di oltre 43.000 km2. Formato da una vasta penisola, lo Jylland, protesa verso il settentrione, e da un fitto arcipelago (su una delle cui isole sorge la capitale, Copenhagen), il Paese è oggi retto da una monarchia costituzionale e confina a sud con la Germania, mentre ad ovest è bagnato dal Mare del Nord. A nord lo Skagerrak e ad est il Kattegat lo dividono infine rispettivamente da Norvegia e Svezia.
LA POPOLAZIONE
Chi giunge in Danimarca, rimane subito colpito dall’estrema cordialità dei suoi abitanti (oltre 5 milioni al censimento del 1991, concentrati soprattutto nelle grandi città del Paese, Copenhagen, Århus e Odense in particolare). Una tanto pronunciata apertura dei Danesi ai contatti con l’esterno non può che vantare origini remote, trattandosi di una popolazione che discende direttamente dai Dani e dai Vichinghi, intraprendenti popoli scandinavi che si dedicarono per secoli alla navigazione e alla conquista di nuove terre. E i lineamenti tipici delle fisionomie danesi rispecchiano ancora quelli che dovettero essere i volti fieri e aperti, tenaci e luminosi dei loro progenitori.
LA LINGUA
La lingua ufficiale della Danimarca è il danese, che fa parte del ramo orientale del ceppo nordico delle lingue germaniche. La pronuncia particolarmente dura e nasale fa sembrare questa lingua apparentemente più ostica e “difficile” di quanto in realtà essa non sia. In alcune zone del Sud dello Jylland, antico dominio germanico dello Schleswig, si parla ancora il tedesco, mentre più a nord esistono enclaves linguistiche piuttosto significative di svedese.
LA PREISTORIA
Quando i ghiacci dell’ultima glaciazione iniziarono a ritirarsi (all’incirca 10.000 anni prima di Cristo), le estese lande della penisola danese e delle isole maggiori del suo arcipelago cominciarono a popolarsi di renne, al cui seguito giunsero anche i primi abitanti, nordici dediti appunto alla caccia di questi animali. I primi, più cospicui insediamenti risalgono invece al Neolitico (3000 a.C.) e coincisero con un primordiale sviluppo delle tecniche agricole e dell’allevamento. Questa primitiva civiltà, progredita nei secoli con la scoperta dei metalli e ben presto capace di stabilire rapporti con le più evolute culture dell’area del Mediterraneo, ha fatto giungere fino a noi imponenti testimonianze, quali le grandi tombe megalitiche e gli articolati resti di villaggi. Dall’Età del Ferro (500 a.C.-800 d.C.) giungono invece alcuni interessanti corpi, conservati e poi restituiti dalle torbiere di Tollund e Grauballe, tanto perfetti da poter far intuire la fisionomia di questi antichi abitanti della penisola danese, per molti versi con peculiarità fisiche abbastanza simili a quelle dell’attuale popolazione. Ma per registrare una significativa svolta nelle vicende... Continua a leggere
La Danimarca è un composito Paese che nella sua sezione europea (cioè non considerando né l’arcipelago delle Fær Øer, né la Groenlandia) si estende su una superficie di oltre 43.000 km2. Formato da una vasta penisola, lo Jylland, protesa verso il settentrione, e da un fitto arcipelago (su una delle cui isole sorge la capitale, Copenhagen), il Paese è oggi retto da una monarchia costituzionale e confina a sud con la Germania, mentre ad ovest è bagnato dal Mare del Nord. A nord lo Skagerrak e ad est il Kattegat lo dividono infine rispettivamente da Norvegia e Svezia.
LA POPOLAZIONE
Chi giunge in Danimarca, rimane subito colpito dall’estrema cordialità dei suoi abitanti (oltre 5 milioni al censimento del 1991, concentrati soprattutto nelle grandi città del Paese, Copenhagen, Århus e Odense in particolare). Una tanto pronunciata apertura dei Danesi ai contatti con l’esterno non può che vantare origini remote, trattandosi di una popolazione che discende direttamente dai Dani e dai Vichinghi, intraprendenti popoli scandinavi che si dedicarono per secoli alla navigazione e alla conquista di nuove terre. E i lineamenti tipici delle fisionomie danesi rispecchiano ancora quelli che dovettero essere i volti fieri e aperti, tenaci e luminosi dei loro progenitori.
LA LINGUA
La lingua ufficiale della Danimarca è il danese, che fa parte del ramo orientale del ceppo nordico delle lingue germaniche. La pronuncia particolarmente dura e nasale fa sembrare questa lingua apparentemente più ostica e “difficile” di quanto in realtà essa non sia. In alcune zone del Sud dello Jylland, antico dominio germanico dello Schleswig, si parla ancora il tedesco, mentre più a nord esistono enclaves linguistiche piuttosto significative di svedese.
LA PREISTORIA
Quando i ghiacci dell’ultima glaciazione iniziarono a ritirarsi (all’incirca 10.000 anni prima di Cristo), le estese lande della penisola danese e delle isole maggiori del suo arcipelago cominciarono a popolarsi di renne, al cui seguito giunsero anche i primi abitanti, nordici dediti appunto alla caccia di questi animali. I primi, più cospicui insediamenti risalgono invece al Neolitico (3000 a.C.) e coincisero con un primordiale sviluppo delle tecniche agricole e dell’allevamento. Questa primitiva civiltà, progredita nei secoli con la scoperta dei metalli e ben presto capace di stabilire rapporti con le più evolute culture dell’area del Mediterraneo, ha fatto giungere fino a noi imponenti testimonianze, quali le grandi tombe megalitiche e gli articolati resti di villaggi. Dall’Età del Ferro (500 a.C.-800 d.C.) giungono invece alcuni interessanti corpi, conservati e poi restituiti dalle torbiere di Tollund e Grauballe, tanto perfetti da poter far intuire la fisionomia di questi antichi abitanti della penisola danese, per molti versi con peculiarità fisiche abbastanza simili a quelle dell’attuale popolazione. Ma per registrare una significativa svolta nelle vicende... Continua a leggere
Danimarca
La Danimarca è un composito Paese che nella sua sezione europea (cioè non considerando né l’arcipelago delle Fær Øer, né la Groenlandia) si estende su una superficie di oltre 43.000 km2. Formato da una vasta penisola, lo Jylland, protesa verso il settentrione, e da un fitto arcipelago (su una delle cui isole sorge la capitale, Copenhagen), il Paese è oggi retto da una monarchia costituzionale e confina a sud con la Germania, mentre ad ovest è bagnato dal Mare del Nord. A nord lo Skagerrak e ad est il Kattegat lo dividono infine rispettivamente da Norvegia e Svezia.
LA POPOLAZIONE
Chi giunge in Danimarca, rimane subito colpito dall’estrema cordialità dei suoi abitanti (oltre 5 milioni al censimento del 1991, concentrati soprattutto nelle grandi città del Paese, Copenhagen, Århus e Odense in particolare). Una tanto pronunciata apertura dei Danesi ai contatti con l’esterno non può che vantare origini remote, trattandosi di una popolazione che discende direttamente dai Dani e dai Vichinghi, intraprendenti popoli scandinavi che si dedicarono per secoli alla navigazione e alla conquista di nuove terre. E i lineamenti tipici delle fisionomie danesi rispecchiano ancora quelli che dovettero essere i volti fieri e aperti, tenaci e luminosi dei loro progenitori.
LA LINGUA
La lingua ufficiale della Danimarca è il danese, che fa parte del ramo orientale del ceppo nordico delle lingue germaniche. La pronuncia particolarmente dura e nasale fa sembrare questa lingua apparentemente più ostica e “difficile” di quanto in realtà essa non sia. In alcune zone del Sud dello Jylland, antico dominio germanico dello Schleswig, si parla ancora il tedesco, mentre più a nord esistono enclaves linguistiche piuttosto significative di svedese.
LA PREISTORIA
Quando i ghiacci dell’ultima glaciazione iniziarono a ritirarsi (all’incirca 10.000 anni prima di Cristo), le estese lande della penisola danese e delle isole maggiori del suo arcipelago cominciarono a popolarsi di renne, al cui seguito giunsero anche i primi abitanti, nordici dediti appunto alla caccia di questi animali. I primi, più cospicui insediamenti risalgono invece al Neolitico (3000 a.C.) e coincisero con un primordiale sviluppo delle tecniche agricole e dell’allevamento. Questa primitiva civiltà, progredita nei secoli con la scoperta dei metalli e ben presto capace di stabilire rapporti con le più evolute culture dell’area del Mediterraneo, ha fatto giungere fino a noi imponenti testimonianze, quali le grandi tombe megalitiche e gli articolati resti di villaggi. Dall’Età del Ferro (500 a.C.-800 d.C.) giungono invece alcuni interessanti corpi, conservati e poi restituiti dalle torbiere di Tollund e Grauballe, tanto perfetti da poter far intuire la fisionomia di questi antichi abitanti della penisola danese, per molti versi con peculiarità fisiche abbastanza simili a quelle dell’attuale popolazione. Ma per registrare una significativa svolta nelle vicende di queste terre protese verso la penisola scandinava fu necessario attendere il VI secolo d.C. e l’arrivo dei Dani, una popolazione di ceppo svedese che condusse con sé le proprie strutture sociali, introducendo la figura del sovrano e la pratica dell’accentramento del potere e gettando così le basi di quella unità territoriale e politica che sarebbe stata imposta definitivamente dai Vichinghi.
I VICHINGHI
Poco si sa delle origini (probabilmente scandinave) del popolo vichingo e del significato del suo nome (derivato forse da vik, in norvegese antico l’ingresso del fiordo, forse da vig, la battaglia, forse da vikja, il termine con cui si indicava il desiderio di spingersi lontano). Certo è che nell’VIII secolo i Vichinghi si erano già stanziati nell’attuale Danimarca e avevano intrapreso varie scorrerie verso le vicine isole britanniche. Fiero popolo di intraprendenti navigatori, capaci di spingersi fino alle lontane coste della Groenlandia e di imporsi con le armi in territorio francese e germanico, ma anche di far giungere fino a noi segnali precisi di una complessa civiltà (si pensi alle rudi architetture in laterizio, alle fortificazioni, e soprattutto alle innumerevoli pietre runiche utilizzate come monumento funebre o per celebrare eventi particolarmente significativi), essi dettero vita, con il re Gorm il Vecchio e con suo figlio Aroldo, alla prima dinastia danese, che ebbe in Canuto I e Canuto II, entrambi sovrani di Danimarca, Inghilterra e Norvegia, i principali esponenti. Anche dopo il 1050 e la progressiva crisi del potere vichingo, le sorti dei tre Paesi rimasero a lungo intimamente legate, pur scontrandosi sempre più pesantemente con le mire dei feudatari tedeschi e con le tendenze espansionistiche dei popoli germanici. Grandi re come Valdemaro I, Enrico VI e Valdemaro IV (XIII-XIV secolo) si videro costretti ad affrontare con alterne fortune questo assillante problema. Ma solo la figlia di Valdemaro IV, Margherita I, già moglie del re Haakon VI di Norvegia, riuscì nuovamente a riunire sulla propria testa tre corone (di Danimarca, Norvegia e Svezia), ottenendo l’appoggio unanime della nobiltà scandinava e ponendosi nuovamente in posizione di forza nei confronti dei nemici germanici. La situazione rimaneva instabile, ma pareva prospettarsi, per la Danimarca, una favorevole soluzione.
LA DANIMARCA MODERNA
A donare al Paese una rinnovata identità nazionale nonché secoli di splendore e potenza furono gli Oldenburgo, una dinastia che può essere a pieno titolo considerata la più antica casa regnante dell’ intera Europa, affondando le proprie radici nell’XI secolo. Dalla metà del XV secolo e senza soluzione di continuità, gli Oldenburgo siedono dunque sul trono di Danimarca. Cristiano di Oldenburgo, infatti, figlio di Teodorico il Fortunato e di Edvige di Holstein, fra il 1448 (appena 36 anni dopo la morte della regina Margherita) e il 1460 cinse le corone di Danimarca (con il nome di Cristiano I), Norvegia e Svezia, cui si aggiunsero i titoli di conte di Holstein e duca di Schleswig, segnando così la fortuna futura della propria casata. Con lui, infatti, ebbe fine quello che convenzionalmente si indica come il Medioevo danese e con i suoi discendenti l’intero Paese sarebbe cresciuto economicamente, culturalmente, artisticamente e anche politicamente. Finché, nel 1849, la Danimarca ottenne la sua prima Costituzione, promulgata da Federico VII. Da allora, la monarchia ha costituito il vero fulcro intorno a cui ruota la vita del Paese. E se oggi, in base anche alla nuova Grundlov (Costituzione) promulgata il 5 giugno 1953, la monarchia, pur rimanendo ereditaria, è chiamata ad esercitare il solo potere esecutivo, essendo delegato al Parlamento unicamerale il potere legislativo e ai tribunali quello giudiziario, l’attuale sovrana, Margherita II, ascesa al trono appena trentaduenne, nel 1972, quando fu chiamata a succedere al padre, Federico IX, dopo l’ abolizione, nel 1953, della legge che escludeva la successione femminile, appare oggi il vero simbolo dell’identità nazionale. La sovrana, con il principe consorte Henrik, nobile di origini francesi, da cui ha avuto due figli, Frederik, erede al trono, nato nel 1968, un anno dopo le nozze dei genitori, e Joachim, nato nel 1969, vive abitualmente a Copenhagen, nella residenza di Amalienborg. E qui, a dimostrazione del profondo affetto che lega i Danesi alla loro regina, è sempre numeroso il pubblico, e non solo di turisti, che assiste ogni giorno, a mezzogiorno, alla spettacolare Vagtparade, la cerimonia del Cambio della Guardia, che, se la regina è presente nei propri appartamenti, viene scandita solennemente dalle note di una banda musicale.
IL PAESAGGIO
Nata dalle successive stratificazioni sedimentarie legate all’azione delle acque marine che per intere ere geologiche continuarono ad espandersi e a ritirarsi, e per questo sviluppata sostanzialmente in linea orizzontale, priva di alture particolarmente pronunciate e interamente circondata (e frazionata) dal mare, la Danimarca presenta un paesaggio insieme vario e uniforme, con lunghe distese di spiagge sabbiose e di scenografiche dune interrotte dall’incunearsi di profondi fiordi e dal protendersi imperioso di coste rocciose. Così, anche nell’interno alle vaste estensioni coltivate che con le loro calde tonalità cromatiche caratterizzano l’area più meridionale del Paese, vanno man mano sostituendosi laghi e brughiere, torbiere e distese di arbusti, dal pino mugo ai mirtilli, dai salici nani all’edera. E ancora più a nord, l’imporsi di fitti boschi, che pure costituiscono solo un minuto ricordo di quelle che furono un tempo le immense foreste di faggi e querce che ricoprivano quasi per intero queste splendide terre, e che furono decimate dallo sfruttamento intensivo e dalla necessità sempre più imperiosa di conquistare terreni alla causa dell’agricoltura.
IL CLIMA
Costantemente esposta ai venti freschi e umidi provenienti da ovest, la Danimarca è contraddistinta da un clima atlantico, temperato marittimo, che solo in alcune zone tende a divenire continentale. Le precipitazioni sono piuttosto abbondanti e pressoché uniformemente distribuite, contribuendo al rigoglio della vegetazione e all’abbondanza di acqua dolce, che si concretizza soprattutto nella presenza di laghi, mentre meno definita appare al contrario la rete idrografica, anche a causa della morfologia del territorio, sostanzialmente piatta. Le temperature si mantengono miti, con estati fresche ed inverni non particolarmente rigidi, anche se talvolta non mancano le eccezioni: le medie stagionali si attestano infatti intorno ai 17-20° in estate (luglio risulta a questo proposito il mese più caldo), mentre in inverno si registrano spesso alcuni gradi sotto lo zero. Solo nel caso di punte di freddo particolarmente intenso i canali che dividono le isole dell’arcipelago si presentano incredibilmente suggestivi, con la formazione di ghiacci marini.
La Danimarca è un composito Paese che nella sua sezione europea (cioè non considerando né l’arcipelago delle Fær Øer, né la Groenlandia) si estende su una superficie di oltre 43.000 km2. Formato da una vasta penisola, lo Jylland, protesa verso il settentrione, e da un fitto arcipelago (su una delle cui isole sorge la capitale, Copenhagen), il Paese è oggi retto da una monarchia costituzionale e confina a sud con la Germania, mentre ad ovest è bagnato dal Mare del Nord. A nord lo Skagerrak e ad est il Kattegat lo dividono infine rispettivamente da Norvegia e Svezia.
LA POPOLAZIONE
Chi giunge in Danimarca, rimane subito colpito dall’estrema cordialità dei suoi abitanti (oltre 5 milioni al censimento del 1991, concentrati soprattutto nelle grandi città del Paese, Copenhagen, Århus e Odense in particolare). Una tanto pronunciata apertura dei Danesi ai contatti con l’esterno non può che vantare origini remote, trattandosi di una popolazione che discende direttamente dai Dani e dai Vichinghi, intraprendenti popoli scandinavi che si dedicarono per secoli alla navigazione e alla conquista di nuove terre. E i lineamenti tipici delle fisionomie danesi rispecchiano ancora quelli che dovettero essere i volti fieri e aperti, tenaci e luminosi dei loro progenitori.
LA LINGUA
La lingua ufficiale della Danimarca è il danese, che fa parte del ramo orientale del ceppo nordico delle lingue germaniche. La pronuncia particolarmente dura e nasale fa sembrare questa lingua apparentemente più ostica e “difficile” di quanto in realtà essa non sia. In alcune zone del Sud dello Jylland, antico dominio germanico dello Schleswig, si parla ancora il tedesco, mentre più a nord esistono enclaves linguistiche piuttosto significative di svedese.
LA PREISTORIA
Quando i ghiacci dell’ultima glaciazione iniziarono a ritirarsi (all’incirca 10.000 anni prima di Cristo), le estese lande della penisola danese e delle isole maggiori del suo arcipelago cominciarono a popolarsi di renne, al cui seguito giunsero anche i primi abitanti, nordici dediti appunto alla caccia di questi animali. I primi, più cospicui insediamenti risalgono invece al Neolitico (3000 a.C.) e coincisero con un primordiale sviluppo delle tecniche agricole e dell’allevamento. Questa primitiva civiltà, progredita nei secoli con la scoperta dei metalli e ben presto capace di stabilire rapporti con le più evolute culture dell’area del Mediterraneo, ha fatto giungere fino a noi imponenti testimonianze, quali le grandi tombe megalitiche e gli articolati resti di villaggi. Dall’Età del Ferro (500 a.C.-800 d.C.) giungono invece alcuni interessanti corpi, conservati e poi restituiti dalle torbiere di Tollund e Grauballe, tanto perfetti da poter far intuire la fisionomia di questi antichi abitanti della penisola danese, per molti versi con peculiarità fisiche abbastanza simili a quelle dell’attuale popolazione. Ma per registrare una significativa svolta nelle vicende di queste terre protese verso la penisola scandinava fu necessario attendere il VI secolo d.C. e l’arrivo dei Dani, una popolazione di ceppo svedese che condusse con sé le proprie strutture sociali, introducendo la figura del sovrano e la pratica dell’accentramento del potere e gettando così le basi di quella unità territoriale e politica che sarebbe stata imposta definitivamente dai Vichinghi.
I VICHINGHI
Poco si sa delle origini (probabilmente scandinave) del popolo vichingo e del significato del suo nome (derivato forse da vik, in norvegese antico l’ingresso del fiordo, forse da vig, la battaglia, forse da vikja, il termine con cui si indicava il desiderio di spingersi lontano). Certo è che nell’VIII secolo i Vichinghi si erano già stanziati nell’attuale Danimarca e avevano intrapreso varie scorrerie verso le vicine isole britanniche. Fiero popolo di intraprendenti navigatori, capaci di spingersi fino alle lontane coste della Groenlandia e di imporsi con le armi in territorio francese e germanico, ma anche di far giungere fino a noi segnali precisi di una complessa civiltà (si pensi alle rudi architetture in laterizio, alle fortificazioni, e soprattutto alle innumerevoli pietre runiche utilizzate come monumento funebre o per celebrare eventi particolarmente significativi), essi dettero vita, con il re Gorm il Vecchio e con suo figlio Aroldo, alla prima dinastia danese, che ebbe in Canuto I e Canuto II, entrambi sovrani di Danimarca, Inghilterra e Norvegia, i principali esponenti. Anche dopo il 1050 e la progressiva crisi del potere vichingo, le sorti dei tre Paesi rimasero a lungo intimamente legate, pur scontrandosi sempre più pesantemente con le mire dei feudatari tedeschi e con le tendenze espansionistiche dei popoli germanici. Grandi re come Valdemaro I, Enrico VI e Valdemaro IV (XIII-XIV secolo) si videro costretti ad affrontare con alterne fortune questo assillante problema. Ma solo la figlia di Valdemaro IV, Margherita I, già moglie del re Haakon VI di Norvegia, riuscì nuovamente a riunire sulla propria testa tre corone (di Danimarca, Norvegia e Svezia), ottenendo l’appoggio unanime della nobiltà scandinava e ponendosi nuovamente in posizione di forza nei confronti dei nemici germanici. La situazione rimaneva instabile, ma pareva prospettarsi, per la Danimarca, una favorevole soluzione.
LA DANIMARCA MODERNA
A donare al Paese una rinnovata identità nazionale nonché secoli di splendore e potenza furono gli Oldenburgo, una dinastia che può essere a pieno titolo considerata la più antica casa regnante dell’ intera Europa, affondando le proprie radici nell’XI secolo. Dalla metà del XV secolo e senza soluzione di continuità, gli Oldenburgo siedono dunque sul trono di Danimarca. Cristiano di Oldenburgo, infatti, figlio di Teodorico il Fortunato e di Edvige di Holstein, fra il 1448 (appena 36 anni dopo la morte della regina Margherita) e il 1460 cinse le corone di Danimarca (con il nome di Cristiano I), Norvegia e Svezia, cui si aggiunsero i titoli di conte di Holstein e duca di Schleswig, segnando così la fortuna futura della propria casata. Con lui, infatti, ebbe fine quello che convenzionalmente si indica come il Medioevo danese e con i suoi discendenti l’intero Paese sarebbe cresciuto economicamente, culturalmente, artisticamente e anche politicamente. Finché, nel 1849, la Danimarca ottenne la sua prima Costituzione, promulgata da Federico VII. Da allora, la monarchia ha costituito il vero fulcro intorno a cui ruota la vita del Paese. E se oggi, in base anche alla nuova Grundlov (Costituzione) promulgata il 5 giugno 1953, la monarchia, pur rimanendo ereditaria, è chiamata ad esercitare il solo potere esecutivo, essendo delegato al Parlamento unicamerale il potere legislativo e ai tribunali quello giudiziario, l’attuale sovrana, Margherita II, ascesa al trono appena trentaduenne, nel 1972, quando fu chiamata a succedere al padre, Federico IX, dopo l’ abolizione, nel 1953, della legge che escludeva la successione femminile, appare oggi il vero simbolo dell’identità nazionale. La sovrana, con il principe consorte Henrik, nobile di origini francesi, da cui ha avuto due figli, Frederik, erede al trono, nato nel 1968, un anno dopo le nozze dei genitori, e Joachim, nato nel 1969, vive abitualmente a Copenhagen, nella residenza di Amalienborg. E qui, a dimostrazione del profondo affetto che lega i Danesi alla loro regina, è sempre numeroso il pubblico, e non solo di turisti, che assiste ogni giorno, a mezzogiorno, alla spettacolare Vagtparade, la cerimonia del Cambio della Guardia, che, se la regina è presente nei propri appartamenti, viene scandita solennemente dalle note di una banda musicale.
IL PAESAGGIO
Nata dalle successive stratificazioni sedimentarie legate all’azione delle acque marine che per intere ere geologiche continuarono ad espandersi e a ritirarsi, e per questo sviluppata sostanzialmente in linea orizzontale, priva di alture particolarmente pronunciate e interamente circondata (e frazionata) dal mare, la Danimarca presenta un paesaggio insieme vario e uniforme, con lunghe distese di spiagge sabbiose e di scenografiche dune interrotte dall’incunearsi di profondi fiordi e dal protendersi imperioso di coste rocciose. Così, anche nell’interno alle vaste estensioni coltivate che con le loro calde tonalità cromatiche caratterizzano l’area più meridionale del Paese, vanno man mano sostituendosi laghi e brughiere, torbiere e distese di arbusti, dal pino mugo ai mirtilli, dai salici nani all’edera. E ancora più a nord, l’imporsi di fitti boschi, che pure costituiscono solo un minuto ricordo di quelle che furono un tempo le immense foreste di faggi e querce che ricoprivano quasi per intero queste splendide terre, e che furono decimate dallo sfruttamento intensivo e dalla necessità sempre più imperiosa di conquistare terreni alla causa dell’agricoltura.
IL CLIMA
Costantemente esposta ai venti freschi e umidi provenienti da ovest, la Danimarca è contraddistinta da un clima atlantico, temperato marittimo, che solo in alcune zone tende a divenire continentale. Le precipitazioni sono piuttosto abbondanti e pressoché uniformemente distribuite, contribuendo al rigoglio della vegetazione e all’abbondanza di acqua dolce, che si concretizza soprattutto nella presenza di laghi, mentre meno definita appare al contrario la rete idrografica, anche a causa della morfologia del territorio, sostanzialmente piatta. Le temperature si mantengono miti, con estati fresche ed inverni non particolarmente rigidi, anche se talvolta non mancano le eccezioni: le medie stagionali si attestano infatti intorno ai 17-20° in estate (luglio risulta a questo proposito il mese più caldo), mentre in inverno si registrano spesso alcuni gradi sotto lo zero. Solo nel caso di punte di freddo particolarmente intenso i canali che dividono le isole dell’arcipelago si presentano incredibilmente suggestivi, con la formazione di ghiacci marini.











