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1661 Hotel in Creta

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    Creta

    Creta, l’antica e bellissima isola degli infiniti enigmi, è, nonostante i suoi molti tesori ancora inesplorati, l’anello di congiunzione tra la civiltà classica dell’area mediterranea e quelle millenarie dell’Egitto e dell’Asia Minore.
    L’aspra isola di Minosse è, dunque, il ponte ideale (artistico, religioso e persino linguistic... Continua a leggere
    Creta

    Creta, l’antica e bellissima isola degli infiniti enigmi, è, nonostante i suoi molti tesori ancora inesplorati, l’anello di congiunzione tra la civiltà classica dell’area mediterranea e quelle millenarie dell’Egitto e dell’Asia Minore.
    L’aspra isola di Minosse è, dunque, il ponte ideale (artistico, religioso e persino linguistico) che collega tre continenti: l’Asia, l’Africa e l’Europa. Il lungo territorio dell’isola, percorso dagli elevati massicci dei Monti Bianchi, del Monte Ida e del Dicte, cui si affianca il singolare altopiano di Lasìthi, lasciano poco spazio alle fertili pianure che altrove caratterizzano isole della medesima estensione, se si eccettua la fertile striscia della Piana della Messarà, sul versante centro-meridionale. E tuttavia, l’aspro e tormentato paesaggio montagnoso sembra spesso frantumarsi in una serie infinita di suggestive gole che accolgono d’inverno le acque impetuose dei torrenti, le cui forze non imbrigliate contribuiscono ancora a modellare la natura stessa del paesaggio cretese, e d’estate i poveri rivoli assottigliati dalla calura afosa di un sole scintillante e impietoso. Sul continuo aprirsi di calanchi e ripide valli, di piccole spianate e limitati altopiani, domina, incontrastato e visibile praticamente da ogni parte dell’isola, l’alto massiccio del Monte Ida, patria del grande padre degli dei dell’Olimpo, Zeus, il cui simbolo di potere, il toro con le sue possenti corna, fu forse riconosciuto nelle due vette appuntite e ravvicinate che caratterizzano la cima del Monte ed al cui centro si apre proprio l’Antro Ideo, culla del dio bambino: con tutta verosimiglianza, proprio da quella parte sempre in vista del paesaggio, a forma di corna e strettamente collegata al culto del sommo dio, nacque l’immagine simbolica delle Doppie Corna, che in tutti i palazzi e santuari minoici ricordano la presenza della divinità ed il potere che da essa derivava alla stirpe regale. La forza e la bellezza dell’isola di Creta, tuttavia, risiedono principalmente nelle splendide coste: un profilo frastagliato, che si apre in un’infinita serie di baie, porti, cale e insenature naturali, ben accessibili e riparate alle spalle dalle alture che scendono, a volte ripide e minacciose, fino a specchiarsi nelle acque azzurre dei mari Libico e di Creta, offrì per millenni un approdo sicuro alle navi che solcavano il Mediterraneo in cerca di nuove terre da esplorare e conquistare, di nuovi partners per i traffici commerciali e per le relazioni politiche e culturali: dagli Egiziani ai Ciprioti, ai Rodii, ai Fenici, ai Minoici, ai Micenei, ai Greci, ai Romani, ai Bizantini, agli Arabi, ai Crociati, alle Repubbliche Marinare dell’Italia Medievale, ai Turchi e così via, fino alle moderne flotte militari ed alle numerose imbarcazioni turistiche. La storia travagliata dell’isola, costellata da tentativi di sottomissione e da un avvicendarsi di invasioni e occupazioni, è testimone dell’interesse, non sempre dettato da pacifici intenti, che ogni popolo ha sempre dimostrato per l’isola di Creta.
    Abitata da una popolazione di cacciatori fin dai periodi Paleolitico e Mesolitico, tra il VII e il IV millennio a.C. fu raggiunta, probabilmente su rozze imbarcazioni, da popolazioni neolitiche provenienti dalla penisola dell’Anatolia (odierna Turchia), in Asia Minore, che portarono con sé semi di piante ed animali domestici e che, riparandosi in grotte o in semplici capanne rettangolari di materiale deperibile, cominciarono presto a produrre vasi di terracotta ancora modellati a mano libera. La frequenza dei rinvenimenti di idoletti femminili steatopìgi (“dai glutei grassi”) di un tipo comune, nello stesso periodo, in tutto il mondo culturale del Mediterraneo, documenta l’esistenza di un forte e radicato culto di una grande Dea Madre, dispensatrice di fertilità e fecondità, che perdurerà nei periodi successivi e sarà la principale divinità del mondo egeo. Il sopraggiungere, nel corso del III millennio a.C., di altre popolazioni dall’Anatolia, probabilmente della stessa stirpe da cui un giorno si formerà il potente popolo degli Ittiti, che viveva sugli altopiani interni dell’odierna Turchia, determinò a Creta una fusione delle tradizioni culturali locali e degli apporti esterni che diede luogo alla civiltà del Bronzo, il periodo più grande della storia di Creta, noto, dal nome del mitico re dell’isola, Minosse, come Periodo Minoico. La potenza che le città dell’isola raggiunsero tra il 2700 e il 1100 circa a.C. (con l’apogeo compreso tra il 2000 e il 1450 circa a.C.) è documentata anche dalle fantastiche imprese degli dei, di cui non poche sono ambientate a Creta, e dalle saghe mitiche che rimasero note in tutto il mondo classico, fino a compenetrarsi nella cultura dell’Occidente moderno: il tributo che il re Minosse chiedeva annualmente ad Atene, dodici fra fanciulli e fanciulle delle famiglie aristocratiche della città, da dare in pasto al proprio figlio mostruoso, mezzo uomo e mezzo toro, il Minotauro, è un chiaro riferimento a vicende storiche realmente verificatesi, e in particolare ad un momento in cui il dominio minoico sul mare aveva portato l’espansionismo di Creta fino ad Atene, che fu costretta ad inviare periodici tributi alla grande isola, tra cui anche schiavi, fino ad una rivolta degli Ateniesi (nel mito rappresentati dal liberatore Teseo, figlio di Egeo, re di Atene), alla quale non fu forse estranea anche una parallela politica di trattati e matrimoni, come sembra indicare la storia d’amore del giovane eroe ateniese con la figlia di Minosse, Arianna. Comunque sia stato, il periodo Minoico fu un’età di grandi splendori per l’isola, con la costruzione di sontuosi palazzi retti da famiglie reali che controllavano ogni genere di attività produttiva nel loro territorio e ne accentravano i frutti, provvedendo poi ad una saggia redistribuzione a tutta la popolazione; sistema che dovette certo avere un qualche successo, visto che, dopo la catastrofe del grande terremoto, accompagnato da maremoti e incendi cui seguirono immediate le invasioni di popolazioni dalla Grecia continentale, che distrussero, intorno al 1700 a.C., i primi palazzi, i secondi furono ricostruiti secondo una pianta che rispecchia un’organizzazione della vita pressoché identica. Tale vita durò ancora qualche secolo, fino a quando, all’incirca nel 1450 a.C., un altro cataclisma distrusse anche questa seconda fase della Creta minoica: forse la tremenda esplosione del vulcano dell’isola di Santorini (Thera), un evento di tale portata da essere registrato anche nella Bibbia e dal quale probabilmente nacque il mito di un’intera civiltà inabissatasi nel mare con le sue città d’oro, Atlantide, e la cui portata è documentata archeologicamente, tra l’altro, dai vari metri di cenere e lapilli di Thera che sono stati rinvenuti addirittura nel Golfo di Taranto, a migliaia di chilometri di distanza. Il fiorire delle potenti monarchie burocratiche minoiche, simili a quelle che governavano i centri del Vicino Oriente, si riflette nelle dimensioni notevoli e nel lusso raffinato di palazzi, ville e dimore private, dalle quali una vera e propria talassocrazia (“dominio sui mari”) dominava il bacino dell’Egeo ed i cui rappresentanti registravano le loro gesta, i loro conti amministrativi, i loro contratti scrivendo su tavolette di argilla in una lingua affine al futuro greco classico e in una scrittura derivata dal sistema dei geroglifici ed ancora in corso di decifrazione. Intensi erano i contatti sia con le isole circostanti, sia con la Siria dei Fenici, con l’Asia Minore e con l’Egitto, i cui documenti menzionano i Keftìou, un popolo alleato che si tende ad identificare proprio con i Cretesi minoici. Un mondo spirituale complesso e articolato ci è rivelato dalle sepolture, i cui corredi documentano la credenza in una vita ultraterrena, e dai simboli religiosi, fra cui domina, accanto alle Doppie Corna, quello della Doppia Ascia, con la quale il re-sacerdote poteva all’occorrenza esercitare il suo duplice diritto, politico e religioso: diritto di vita o di morte con una lama sui civili e con l’altra sulle vittime sacrificali. La cultura minoica si espanse e si radicò anche nella non lontana penisola greca del Peloponneso, dove le fiorenti città di Argo, Pilo, Nauplia, Micene e Tirinto vivevano nel riflesso dell’affine civiltà minoica. Al crollo di questa, segnato dall’ esplosione vulcanica, le popolazioni peloponnesiache, di stirpe Achea, si riversarono sulle coste di Creta indebolita e martoriata e ne conquistarono agevolmente le città, dando inizio ad uno dei più singolari capovolgimenti della storia: la civiltà micenea, quasi figlia di quella minoica e che comunque affondava in essa profonde radici, si riversava ora sulla stessa Creta per sostituirsi a quella civiltà che l’aveva generata. Anche l’Età Micenea, tuttavia, fu periodo di splendore e di potenza per Creta, ed a quest’epoca risalgono eventi che sono riflessi oggi soltanto nell’epica o nel mito, come la partecipazione di validi eroi cretesi alla Guerra di Troia narrata da Omero. I re achei occuparono persino gli stessi siti di quelli minoici, ricostruendoli e riadattandoli, e i loro documenti sono scritti in una lingua progenitrice del greco classico e in una scrittura in certo qual modo legata a quella dei loro predecessori, la Lineare B. Intorno al 1050 a.C., l’invasione di popolazioni di stirpe dorica, provenienti dal continente, segna la fine della civiltà micenea (a Creta, come d’altronde nel resto della Grecia) e l’inizio della civiltà greca classica. Creta diventa una grande potenza, con le sue numerose città-stato che si spartiscono la grande eredità economica e culturale dei regni micenei sul territorio e sul mare, rimanendo sempre legata alla lingua ed alla cultura delle stirpi doriche. Ricca, potente e in posizione strategica, avrà intensi contatti con l’Oriente e contribuirà, con l’importazione di prodotti e l’accoglienza diretta di artigiani, alla creazione dello stile greco classico, che da quello delle coste anatoliche grecizzate trarrà sempre vivi stimoli. È con un passato dalle notevoli tradizioni storiche che Creta cadrà in mano ai Romani, nuovi padroni del Mediterraneo, già nel I secolo a.C., quando il console Metello, detto appunto “Il Cretese”, annientò l’isola e la conquistò al dominio della Città Eterna. Con la formazione dell’Impero, Creta, unificata alla Cirenaica (l’odierna Libia), formò un’unica provincia, una delle più ricche dell’Impero, il cui governatore risiedeva a Gòrtyna, nella Pianura della Mesarà. A partire dalla tarda romanità, la storia dell’isola, ambita dalla cupidigia di tutti i popoli che si affacciavano sul Mediterraneo, diventa sempre più drammatica e confusa, insanguinata dalle continue aggresssioni e dalle naturali rivolte contro gli oppressori. Dal 324 parte dell’Impero di Bisanzio, come tutta la Grecia, fu strappata nell’823 dagli Arabi, che vi rimasero per oltre un secolo, fino al 961. Riscattata dalle flotte bizantine di Nikèphorou Phokà, fu contesa, dopo la quarta Crociata, dalle potenze marinare di Genova e Venezia, con la vittoria finale della Serenissima. Questa la tenne sotto un prospero ma lungo dominio, dal 1204 al 1669, soffocando numerose rivolte per la libertà, i cui ricordi costellano ancora oggi l’intero territorio dell’isola. Attaccata e invasa dai Turchi nel 1645, fu conquistata completamente quando cadde, dopo uno strenuo assedio durato quasi 24 anni, la capitale, Candia (1669), resa che segnò il ritiro definitivo dei Veneziani. Centro di accanita resistenza contro l’invasore turco e penalizzata da un numero incalcolabile di vittime anche innocenti, Creta fu sotto gli spietati dominatori stranieri per oltre due secoli, dal 1669 al 1898, e tale è infatti il periodo più cupo della sua storia. Sostenuta dall’Inghilterra, si rivoltò nel 1898 e si dichiarò indipendente, per essere annessa alla Grecia solo nel 1913. Nel 1923 le genti di religione musulmana dovettero lasciare l’isola, che invece accolse i Greci fuggiaschi dalle coste della Turchia. Durante la seconda guerra mondiale cadde in mano ai Tedeschi, che furono tuttavia costretti a fronteggiare l’accesa opposizione da parte di un popolo fiero, la cui principale caratteristica, creatasi proprio nel corso della sua tormentata storia, è proprio il fervido desiderio di libertà. Oggi l’isola di Creta è il più prezioso gioiello della Grecia.

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