California
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A ritroso nel tempo
I californiani sono sempre stati gente in movimento, a cominciare da Fernando Cortez, il conquistatore spagnolo del Messico. Nel 1535 Cortez fece vela verso nord in cerca di un’isola che, secondo il libro di Garda Ordóñez de Montalvo Las Sergas de Espalandián, si trovava “molto prossima alla riva del Paradiso Terrestre”. Egli fu invece il primo europeo, sebbene in veste non ufficiale, a gettare uno sguardo su ciò che secondo lui costituiva la parte superiore di una “penisola”, un prolungamento dell’attuale “Baja California”.
Nel 1500 però la Baja California (California Inferiore) faceva già parte del Messico, mentre il territorio visto da Cortez era l’“Alta California”. Molti testi di storia pongono l’accento sul viaggio compiuto nel 1542 dal navigatore portoghese al servizio della Spagna Juan Rodríguez Cabrillo. Le due navi al suo comando gettarono l’ancora nei pressi delle attuali San Diego, Santa Monica e San Pedro ed altri luoghi lungo la costa californiana.
La missione di Cabrillo aveva un duplice scopo. Egli era alla ricerca di El Dorado, un paese di leggendarie ricchezze che si credeva esistesse in un luogo imprecisato nel Nuovo Mondo. Si riteneva probabile – sulla base della descrizione di Ordóñez de Montalvo, secondo la quale “... su tutta l’isola non vi era altro metallo che non fosse oro” – che El Dorado si trovasse in un luogo imprecisato della California. Cabrillo era anche probabilmente alla ricerca del ‘Passaggio a Nord-Ovest’, una scorciatoia verso le ricchezze (e i mercati) dell’Oriente. Sebastian Vizcaíno, un altro navigatore portoghese al soldo della corona spagnola, fece sosta in California nel suo viaggio verso Manila nel 1602. Egli scoprì la Baia di Monterey e cantò a tal punto le lodi di questo approdo naturale che questo divenne in seguito una delle mete della prima spedizione spagnola via terra.
Nel frattempo, comunque, vi era arrivato nel 1579 l’avventuriero inglese Sir Francis Drake con la sua “Golden Hind”. Si crede che abbia preso terra presso Point Reyes (anche se un’ altra possibilità è Santa Barbara), dove, incoronato da indiani entusiasti, egli rivendicò “Nova Albion” per la regina Elisabetta e “i di lei successori, per sempre”. Nel 1763, la Guerra Franco-Indiana (come è chiamata in America) o Guerra dei Sette Anni (come è detta in Europa) sancì il dominio inglese su tutta la parte settentrionale del Nuovo Mondo. Preoccupata, la cattolicissima Spagna decise dunque nella seconda metà di quel decennio di inviare una spedizione militare e religiosa per colonizzare definitivamente l’Alta California. L’insolita combinazione di potenza religiosa e militare rappresentata dal frate francescano Fra Junípero Serra e da Gaspar de Portola, rispettivamente, doveva così creare la Missione di San Diego de Alcala, il primo avamposto europeo in Alta California (1769). Portola tentò invano di trovare la Baia di Monterey. Un gruppo di suoi soldati s... Continua a leggere
A ritroso nel tempo
I californiani sono sempre stati gente in movimento, a cominciare da Fernando Cortez, il conquistatore spagnolo del Messico. Nel 1535 Cortez fece vela verso nord in cerca di un’isola che, secondo il libro di Garda Ordóñez de Montalvo Las Sergas de Espalandián, si trovava “molto prossima alla riva del Paradiso Terrestre”. Egli fu invece il primo europeo, sebbene in veste non ufficiale, a gettare uno sguardo su ciò che secondo lui costituiva la parte superiore di una “penisola”, un prolungamento dell’attuale “Baja California”.
Nel 1500 però la Baja California (California Inferiore) faceva già parte del Messico, mentre il territorio visto da Cortez era l’“Alta California”. Molti testi di storia pongono l’accento sul viaggio compiuto nel 1542 dal navigatore portoghese al servizio della Spagna Juan Rodríguez Cabrillo. Le due navi al suo comando gettarono l’ancora nei pressi delle attuali San Diego, Santa Monica e San Pedro ed altri luoghi lungo la costa californiana.
La missione di Cabrillo aveva un duplice scopo. Egli era alla ricerca di El Dorado, un paese di leggendarie ricchezze che si credeva esistesse in un luogo imprecisato nel Nuovo Mondo. Si riteneva probabile – sulla base della descrizione di Ordóñez de Montalvo, secondo la quale “... su tutta l’isola non vi era altro metallo che non fosse oro” – che El Dorado si trovasse in un luogo imprecisato della California. Cabrillo era anche probabilmente alla ricerca del ‘Passaggio a Nord-Ovest’, una scorciatoia verso le ricchezze (e i mercati) dell’Oriente. Sebastian Vizcaíno, un altro navigatore portoghese al soldo della corona spagnola, fece sosta in California nel suo viaggio verso Manila nel 1602. Egli scoprì la Baia di Monterey e cantò a tal punto le lodi di questo approdo naturale che questo divenne in seguito una delle mete della prima spedizione spagnola via terra.
Nel frattempo, comunque, vi era arrivato nel 1579 l’avventuriero inglese Sir Francis Drake con la sua “Golden Hind”. Si crede che abbia preso terra presso Point Reyes (anche se un’ altra possibilità è Santa Barbara), dove, incoronato da indiani entusiasti, egli rivendicò “Nova Albion” per la regina Elisabetta e “i di lei successori, per sempre”. Nel 1763, la Guerra Franco-Indiana (come è chiamata in America) o Guerra dei Sette Anni (come è detta in Europa) sancì il dominio inglese su tutta la parte settentrionale del Nuovo Mondo. Preoccupata, la cattolicissima Spagna decise dunque nella seconda metà di quel decennio di inviare una spedizione militare e religiosa per colonizzare definitivamente l’Alta California. L’insolita combinazione di potenza religiosa e militare rappresentata dal frate francescano Fra Junípero Serra e da Gaspar de Portola, rispettivamente, doveva così creare la Missione di San Diego de Alcala, il primo avamposto europeo in Alta California (1769). Portola tentò invano di trovare la Baia di Monterey. Un gruppo di suoi soldati s... Continua a leggere
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A ritroso nel tempo
I californiani sono sempre stati gente in movimento, a cominciare da Fernando Cortez, il conquistatore spagnolo del Messico. Nel 1535 Cortez fece vela verso nord in cerca di un’isola che, secondo il libro di Garda Ordóñez de Montalvo Las Sergas de Espalandián, si trovava “molto prossima alla riva del Paradiso Terrestre”. Egli fu invece il primo europeo, sebbene in veste non ufficiale, a gettare uno sguardo su ciò che secondo lui costituiva la parte superiore di una “penisola”, un prolungamento dell’attuale “Baja California”.
Nel 1500 però la Baja California (California Inferiore) faceva già parte del Messico, mentre il territorio visto da Cortez era l’“Alta California”. Molti testi di storia pongono l’accento sul viaggio compiuto nel 1542 dal navigatore portoghese al servizio della Spagna Juan Rodríguez Cabrillo. Le due navi al suo comando gettarono l’ancora nei pressi delle attuali San Diego, Santa Monica e San Pedro ed altri luoghi lungo la costa californiana.
La missione di Cabrillo aveva un duplice scopo. Egli era alla ricerca di El Dorado, un paese di leggendarie ricchezze che si credeva esistesse in un luogo imprecisato nel Nuovo Mondo. Si riteneva probabile – sulla base della descrizione di Ordóñez de Montalvo, secondo la quale “... su tutta l’isola non vi era altro metallo che non fosse oro” – che El Dorado si trovasse in un luogo imprecisato della California. Cabrillo era anche probabilmente alla ricerca del ‘Passaggio a Nord-Ovest’, una scorciatoia verso le ricchezze (e i mercati) dell’Oriente. Sebastian Vizcaíno, un altro navigatore portoghese al soldo della corona spagnola, fece sosta in California nel suo viaggio verso Manila nel 1602. Egli scoprì la Baia di Monterey e cantò a tal punto le lodi di questo approdo naturale che questo divenne in seguito una delle mete della prima spedizione spagnola via terra.
Nel frattempo, comunque, vi era arrivato nel 1579 l’avventuriero inglese Sir Francis Drake con la sua “Golden Hind”. Si crede che abbia preso terra presso Point Reyes (anche se un’ altra possibilità è Santa Barbara), dove, incoronato da indiani entusiasti, egli rivendicò “Nova Albion” per la regina Elisabetta e “i di lei successori, per sempre”. Nel 1763, la Guerra Franco-Indiana (come è chiamata in America) o Guerra dei Sette Anni (come è detta in Europa) sancì il dominio inglese su tutta la parte settentrionale del Nuovo Mondo. Preoccupata, la cattolicissima Spagna decise dunque nella seconda metà di quel decennio di inviare una spedizione militare e religiosa per colonizzare definitivamente l’Alta California. L’insolita combinazione di potenza religiosa e militare rappresentata dal frate francescano Fra Junípero Serra e da Gaspar de Portola, rispettivamente, doveva così creare la Missione di San Diego de Alcala, il primo avamposto europeo in Alta California (1769). Portola tentò invano di trovare la Baia di Monterey. Un gruppo di suoi soldati scoprì invece la Baia di San Francisco.
La California fu tolta ai pellerossa che la abitavano praticamente senza sparare un solo colpo. Serra, “l’apostolo di California”, riuscì nel suo intento di fondare missioni lungo “El Camino Real” che da San Diego raggiunge Sonoma, ma molti dei pacifici indiani che furono battezzati morirono di malattie ignote portate dall’uomo bianco. Nello stesso periodo, i russi stavano sfruttando in Alaska il commercio delle pellicce e, richiamati dall’abbondanza di lontre della California, stabilirono un avamposto militare a Fort Ross, appena a nord dell’attuale Jenner. Nel 1822 su Monterey, la capitale dell’Alta California, sventolava la bandiera della neonata Repubblica del Messico, e i politici americani iniziarono a pensare che possedere quel territorio avrebbe potuto essere molto vantaggioso.
I Messicani secolarizzarono le missioni nel 1833 e distribuirono tra i coloni ispano-americani, detti Californios, milioni di ettari di terre appartenute a queste. L’era dei rancheros in California fu vivacemente rappresentata da Henry Dana nel suo libro Two Years Before the Mast (Due anni da marinaio semplice). Fu un’era in cui le navi mercantili yankee affrontavano il lungo viaggio dall’Est passando dallo Stretto di Magellano, e commerciavano articoli necessari alla vita quotidiana in cambio di preziosi carichi di pelli equine e bovine. Dopo un periodo di crescenti tensioni e di scaramucce di confine, il 13 maggio del 1846 gli Stati Uniti dichiararono guerra al Messico. Ciò spinse l’esploratore John C. Fremont e un gruppo di patrioti statunitensi di Sonoma a issare la “Bear Flag” (bandiera con l’orso) – un vessillo recante un orso di fronte a una stella rossa ancora oggi vessillo della California – e proclamare una indipendente “Bear Flag Republic”. La neonata nazione visse solo fino al 7 luglio, quando John Drake Sloat, ufficiale della Marina degli Stati Uniti, inviò a terra un’ambasceria per domandare la resa del comandante militare di Monterey. L’ufficiale messicano trattò la cosa con estrema diplomazia: dette l’ordine che tutti i suoi soldati semplicemente si ritirassero da Monterey. Sloat issò la bandiera americana sulla Dogana e dichiarò che “la California sarà d’ora in poi una parte degli Stati Uniti”. Lo Stato fu ammesso nell’Unione nel 1850. Due anni prima John Marshall aveva trovato in un terreno vicino a Sacramento di proprietà di John Sutter una pepita d’oro, e aveva così scatenato la “Gold Rush”, la corsa all’oro che coinvolse tutto il mondo. San Francisco ebbe un’esplosione demografica – da poche centinaia a 25.000 abitanti ¬– nello spazio di tre anni, generando la dissoluta ed effimera “Costa dei Barbari”.
Nello stesso decennio, sulle colline pedemontane della Sierra Nevada, avrebbe avuto luogo, in scala minore, anche la “Silver Rush”, la corsa all’argento. Durante la seconda metà del XIX secolo l’ attenzione della California si rivolse all’agricoltura, soprattutto nella Central (o San Joaquin) Valley, all’attività vinicola nella Napa Valley e nella Sonoma Valley, così come al taglio di legname nell’estremo nord. L’economia locale ricevette un grande impulso da collegamenti ferroviari sempre più importanti. Alla popolazione locale si aggiunsero Cinesi, Italiani e Portoghesi per dar vita a una florida industria della pesca. Poi, alle prime ore del mattino del 18 aprile 1906, San Francisco fu squassata da un terremoto che, insieme all’incendio che ne seguì, uccise 500 persone e distrusse buona parte della città. Lentamente la città risorse per divenire più grande di prima. Nello stesso tempo la California meridionale divenne rinomata come luogo di villeggiatura e nascente capitale dell’industria cinematografica, e al largo delle sue coste fu presto scoperto il petrolio. Gli anni venti e trenta videro molti Californiani ancora impiegati a raccogliere i doni dell’ agricoltura, un modello che doveva subire un leggero cambiamento durante la seconda guerra mondiale, quando l’industria bellica ebbe una rapidissima espansione. Gli anni settanta e ottanta hanno portato lo sviluppo di ditte specializzate in elettronica e tecnologia – tipico esempio è la Silicon Valley – e dell’industria dei servizi, mentre non ha mai conosciuto declino la popolarità della California come meta di vacanze.
Movimenti geologici
I Californiani vivono al limite, in senso morale e spesso fisico. Milioni di anni fa quando lo Stato era completamente sommerso, a causa della fuoriuscita di roccia fusa dal nocciolo terrestre si sollevarono catene montuose e si formò una zolla tettonica che prese a spingere contro il bordo estremo del continente. Tra le due masse vi è un reticolo di fratture e di fenditure, la maggiore delle quali, la faglia di San Andreas, si allunga per quasi 450 km. La Regione della Baia di San Francisco poggia direttamente sulla faglia di San Andreas, come testimoniano i grandi terremoti del 1906 e 1989.
A nord si trova la catena vulcanica della Cascade Range, la cui attività è ritenuta estinta, anche se la probabilità non può essere classificata come certezza. I movimenti geologici che hanno creato in California le catene montuose, le coste – spesso frastagliate – e hanno inciso bellissime valli continuano ancora oggi.
A ritroso nel tempo
I californiani sono sempre stati gente in movimento, a cominciare da Fernando Cortez, il conquistatore spagnolo del Messico. Nel 1535 Cortez fece vela verso nord in cerca di un’isola che, secondo il libro di Garda Ordóñez de Montalvo Las Sergas de Espalandián, si trovava “molto prossima alla riva del Paradiso Terrestre”. Egli fu invece il primo europeo, sebbene in veste non ufficiale, a gettare uno sguardo su ciò che secondo lui costituiva la parte superiore di una “penisola”, un prolungamento dell’attuale “Baja California”.
Nel 1500 però la Baja California (California Inferiore) faceva già parte del Messico, mentre il territorio visto da Cortez era l’“Alta California”. Molti testi di storia pongono l’accento sul viaggio compiuto nel 1542 dal navigatore portoghese al servizio della Spagna Juan Rodríguez Cabrillo. Le due navi al suo comando gettarono l’ancora nei pressi delle attuali San Diego, Santa Monica e San Pedro ed altri luoghi lungo la costa californiana.
La missione di Cabrillo aveva un duplice scopo. Egli era alla ricerca di El Dorado, un paese di leggendarie ricchezze che si credeva esistesse in un luogo imprecisato nel Nuovo Mondo. Si riteneva probabile – sulla base della descrizione di Ordóñez de Montalvo, secondo la quale “... su tutta l’isola non vi era altro metallo che non fosse oro” – che El Dorado si trovasse in un luogo imprecisato della California. Cabrillo era anche probabilmente alla ricerca del ‘Passaggio a Nord-Ovest’, una scorciatoia verso le ricchezze (e i mercati) dell’Oriente. Sebastian Vizcaíno, un altro navigatore portoghese al soldo della corona spagnola, fece sosta in California nel suo viaggio verso Manila nel 1602. Egli scoprì la Baia di Monterey e cantò a tal punto le lodi di questo approdo naturale che questo divenne in seguito una delle mete della prima spedizione spagnola via terra.
Nel frattempo, comunque, vi era arrivato nel 1579 l’avventuriero inglese Sir Francis Drake con la sua “Golden Hind”. Si crede che abbia preso terra presso Point Reyes (anche se un’ altra possibilità è Santa Barbara), dove, incoronato da indiani entusiasti, egli rivendicò “Nova Albion” per la regina Elisabetta e “i di lei successori, per sempre”. Nel 1763, la Guerra Franco-Indiana (come è chiamata in America) o Guerra dei Sette Anni (come è detta in Europa) sancì il dominio inglese su tutta la parte settentrionale del Nuovo Mondo. Preoccupata, la cattolicissima Spagna decise dunque nella seconda metà di quel decennio di inviare una spedizione militare e religiosa per colonizzare definitivamente l’Alta California. L’insolita combinazione di potenza religiosa e militare rappresentata dal frate francescano Fra Junípero Serra e da Gaspar de Portola, rispettivamente, doveva così creare la Missione di San Diego de Alcala, il primo avamposto europeo in Alta California (1769). Portola tentò invano di trovare la Baia di Monterey. Un gruppo di suoi soldati scoprì invece la Baia di San Francisco.
La California fu tolta ai pellerossa che la abitavano praticamente senza sparare un solo colpo. Serra, “l’apostolo di California”, riuscì nel suo intento di fondare missioni lungo “El Camino Real” che da San Diego raggiunge Sonoma, ma molti dei pacifici indiani che furono battezzati morirono di malattie ignote portate dall’uomo bianco. Nello stesso periodo, i russi stavano sfruttando in Alaska il commercio delle pellicce e, richiamati dall’abbondanza di lontre della California, stabilirono un avamposto militare a Fort Ross, appena a nord dell’attuale Jenner. Nel 1822 su Monterey, la capitale dell’Alta California, sventolava la bandiera della neonata Repubblica del Messico, e i politici americani iniziarono a pensare che possedere quel territorio avrebbe potuto essere molto vantaggioso.
I Messicani secolarizzarono le missioni nel 1833 e distribuirono tra i coloni ispano-americani, detti Californios, milioni di ettari di terre appartenute a queste. L’era dei rancheros in California fu vivacemente rappresentata da Henry Dana nel suo libro Two Years Before the Mast (Due anni da marinaio semplice). Fu un’era in cui le navi mercantili yankee affrontavano il lungo viaggio dall’Est passando dallo Stretto di Magellano, e commerciavano articoli necessari alla vita quotidiana in cambio di preziosi carichi di pelli equine e bovine. Dopo un periodo di crescenti tensioni e di scaramucce di confine, il 13 maggio del 1846 gli Stati Uniti dichiararono guerra al Messico. Ciò spinse l’esploratore John C. Fremont e un gruppo di patrioti statunitensi di Sonoma a issare la “Bear Flag” (bandiera con l’orso) – un vessillo recante un orso di fronte a una stella rossa ancora oggi vessillo della California – e proclamare una indipendente “Bear Flag Republic”. La neonata nazione visse solo fino al 7 luglio, quando John Drake Sloat, ufficiale della Marina degli Stati Uniti, inviò a terra un’ambasceria per domandare la resa del comandante militare di Monterey. L’ufficiale messicano trattò la cosa con estrema diplomazia: dette l’ordine che tutti i suoi soldati semplicemente si ritirassero da Monterey. Sloat issò la bandiera americana sulla Dogana e dichiarò che “la California sarà d’ora in poi una parte degli Stati Uniti”. Lo Stato fu ammesso nell’Unione nel 1850. Due anni prima John Marshall aveva trovato in un terreno vicino a Sacramento di proprietà di John Sutter una pepita d’oro, e aveva così scatenato la “Gold Rush”, la corsa all’oro che coinvolse tutto il mondo. San Francisco ebbe un’esplosione demografica – da poche centinaia a 25.000 abitanti ¬– nello spazio di tre anni, generando la dissoluta ed effimera “Costa dei Barbari”.
Nello stesso decennio, sulle colline pedemontane della Sierra Nevada, avrebbe avuto luogo, in scala minore, anche la “Silver Rush”, la corsa all’argento. Durante la seconda metà del XIX secolo l’ attenzione della California si rivolse all’agricoltura, soprattutto nella Central (o San Joaquin) Valley, all’attività vinicola nella Napa Valley e nella Sonoma Valley, così come al taglio di legname nell’estremo nord. L’economia locale ricevette un grande impulso da collegamenti ferroviari sempre più importanti. Alla popolazione locale si aggiunsero Cinesi, Italiani e Portoghesi per dar vita a una florida industria della pesca. Poi, alle prime ore del mattino del 18 aprile 1906, San Francisco fu squassata da un terremoto che, insieme all’incendio che ne seguì, uccise 500 persone e distrusse buona parte della città. Lentamente la città risorse per divenire più grande di prima. Nello stesso tempo la California meridionale divenne rinomata come luogo di villeggiatura e nascente capitale dell’industria cinematografica, e al largo delle sue coste fu presto scoperto il petrolio. Gli anni venti e trenta videro molti Californiani ancora impiegati a raccogliere i doni dell’ agricoltura, un modello che doveva subire un leggero cambiamento durante la seconda guerra mondiale, quando l’industria bellica ebbe una rapidissima espansione. Gli anni settanta e ottanta hanno portato lo sviluppo di ditte specializzate in elettronica e tecnologia – tipico esempio è la Silicon Valley – e dell’industria dei servizi, mentre non ha mai conosciuto declino la popolarità della California come meta di vacanze.
Movimenti geologici
I Californiani vivono al limite, in senso morale e spesso fisico. Milioni di anni fa quando lo Stato era completamente sommerso, a causa della fuoriuscita di roccia fusa dal nocciolo terrestre si sollevarono catene montuose e si formò una zolla tettonica che prese a spingere contro il bordo estremo del continente. Tra le due masse vi è un reticolo di fratture e di fenditure, la maggiore delle quali, la faglia di San Andreas, si allunga per quasi 450 km. La Regione della Baia di San Francisco poggia direttamente sulla faglia di San Andreas, come testimoniano i grandi terremoti del 1906 e 1989.
A nord si trova la catena vulcanica della Cascade Range, la cui attività è ritenuta estinta, anche se la probabilità non può essere classificata come certezza. I movimenti geologici che hanno creato in California le catene montuose, le coste – spesso frastagliate – e hanno inciso bellissime valli continuano ancora oggi.
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