Arizona
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Arizona: Le cose da vedere più gettonate
Arizona: guida di viaggio
Arizona
L’Arizona, forse più di ogni altro Stato membro degli USA, è una terra di leggende. Leggenda: lo Stato è in gran parte un deserto, un enorme altoforno, una desolata landa sabbiosa. Verità: l’Arizona vanta una meravigliosa varietà di paesaggi e di climi. Certo, nella parte meridionale dello Stato si trovano vaste aree desertiche dove in estate fa un caldo infernale. Ma in tutta le regione svettano verso il cielo catene montuose che culminano nei 3851 metri dello Humphrey’s Peak. A nord e a est vi sono grandi foreste. La spettacolare zona delle rocce rosse comprende una delle meraviglie naturali del mondo, il Grand Canyon, che fu scavato da un fiume. La leggenda che l’Arizona sia tutta deserto sorse probabilmente a causa dei primi pionieri che attraversarono l’area meridionale, un luogo dove si incontrano solo cactus, sabbia, un caldo da arrostire, e talvolta la morte. Dai loro primi resoconti si venne formando una chiara ma errata idea dell’Arizona, rinforzata in seguito da almeno 50 toponimi che includono la poco confortante parola hell, “inferno”, da Hellgate Mountain a Hell Hole Valley, un traguardo che nessun altro Stato può eguagliare.
Ma bisogna anche ricordare che in Arizona si trova la Paradise Valley. Senza parlare di torrenti e laghi montani, freschi canyon e molte altre sorprese. Leggenda: pochi sono gli animali o le piante che riescono a sopravvivere in questo “deserto infinito”. Solo il venefico serpente a sonagli striscia sopra le dune. Solo la sagoma spinosa del cactus saguaro si staglia contro il cielo del tramonto. Verità: se è vero che qui vivono 11 specie diverse di serpente a sonagli, per tacere degli scorpioni velenosi, della mortale vedova nera e di lucertole dal morso venefico chiamate Gila monster, l’Arizona ha anche creature più gentili. Le diverse altimetrie dello Stato creano habitat naturali per uccelli e animali che vanno dal “roadrunner”, il simpatico “beep-beep” dei cartoni animati, alla ghiandaia di Steller, dalla lepre all’alce. La flora non comprende solo i fichi d’India e i cactus della zona inferiore del Deserto Sonora, ma anche, sui monti più alti, l’abete nero e piante alpine. Diamo un’occhiata all’Arizona, la vera Arizona, un po’ più da vicino.
LE REGIONI DELL’ARIZONA
Lo Stato dell’Arizona si divide essenzialmente in due grandi province: l’elevato Colorado Plateau, che occupa a nord e nordest circa la metà dello Stato, e la Basin and Range Province, un alternarsi di conche e rilievi montuosi che occupa la parte rimanente. Il Colorado Plateau, un altipiano che va dai 1300 ai 3000 metri di altitudine, è inciso da numerosi canyon. Il famoso Grand Canyon fu creato dal fiume Colorado, che scorre sull’altipiano per tutti i 1127 km del suo percorso attraverso lo Stato. Al di sopra dell’altipiano si elevano dei coni di ceneri vulcaniche, come il Sunset Crater, e i superbi San Francisco Peaks, che co... Continua a leggere
L’Arizona, forse più di ogni altro Stato membro degli USA, è una terra di leggende. Leggenda: lo Stato è in gran parte un deserto, un enorme altoforno, una desolata landa sabbiosa. Verità: l’Arizona vanta una meravigliosa varietà di paesaggi e di climi. Certo, nella parte meridionale dello Stato si trovano vaste aree desertiche dove in estate fa un caldo infernale. Ma in tutta le regione svettano verso il cielo catene montuose che culminano nei 3851 metri dello Humphrey’s Peak. A nord e a est vi sono grandi foreste. La spettacolare zona delle rocce rosse comprende una delle meraviglie naturali del mondo, il Grand Canyon, che fu scavato da un fiume. La leggenda che l’Arizona sia tutta deserto sorse probabilmente a causa dei primi pionieri che attraversarono l’area meridionale, un luogo dove si incontrano solo cactus, sabbia, un caldo da arrostire, e talvolta la morte. Dai loro primi resoconti si venne formando una chiara ma errata idea dell’Arizona, rinforzata in seguito da almeno 50 toponimi che includono la poco confortante parola hell, “inferno”, da Hellgate Mountain a Hell Hole Valley, un traguardo che nessun altro Stato può eguagliare.
Ma bisogna anche ricordare che in Arizona si trova la Paradise Valley. Senza parlare di torrenti e laghi montani, freschi canyon e molte altre sorprese. Leggenda: pochi sono gli animali o le piante che riescono a sopravvivere in questo “deserto infinito”. Solo il venefico serpente a sonagli striscia sopra le dune. Solo la sagoma spinosa del cactus saguaro si staglia contro il cielo del tramonto. Verità: se è vero che qui vivono 11 specie diverse di serpente a sonagli, per tacere degli scorpioni velenosi, della mortale vedova nera e di lucertole dal morso venefico chiamate Gila monster, l’Arizona ha anche creature più gentili. Le diverse altimetrie dello Stato creano habitat naturali per uccelli e animali che vanno dal “roadrunner”, il simpatico “beep-beep” dei cartoni animati, alla ghiandaia di Steller, dalla lepre all’alce. La flora non comprende solo i fichi d’India e i cactus della zona inferiore del Deserto Sonora, ma anche, sui monti più alti, l’abete nero e piante alpine. Diamo un’occhiata all’Arizona, la vera Arizona, un po’ più da vicino.
LE REGIONI DELL’ARIZONA
Lo Stato dell’Arizona si divide essenzialmente in due grandi province: l’elevato Colorado Plateau, che occupa a nord e nordest circa la metà dello Stato, e la Basin and Range Province, un alternarsi di conche e rilievi montuosi che occupa la parte rimanente. Il Colorado Plateau, un altipiano che va dai 1300 ai 3000 metri di altitudine, è inciso da numerosi canyon. Il famoso Grand Canyon fu creato dal fiume Colorado, che scorre sull’altipiano per tutti i 1127 km del suo percorso attraverso lo Stato. Al di sopra dell’altipiano si elevano dei coni di ceneri vulcaniche, come il Sunset Crater, e i superbi San Francisco Peaks, che co... Continua a leggere
Arizona
L’Arizona, forse più di ogni altro Stato membro degli USA, è una terra di leggende. Leggenda: lo Stato è in gran parte un deserto, un enorme altoforno, una desolata landa sabbiosa. Verità: l’Arizona vanta una meravigliosa varietà di paesaggi e di climi. Certo, nella parte meridionale dello Stato si trovano vaste aree desertiche dove in estate fa un caldo infernale. Ma in tutta le regione svettano verso il cielo catene montuose che culminano nei 3851 metri dello Humphrey’s Peak. A nord e a est vi sono grandi foreste. La spettacolare zona delle rocce rosse comprende una delle meraviglie naturali del mondo, il Grand Canyon, che fu scavato da un fiume. La leggenda che l’Arizona sia tutta deserto sorse probabilmente a causa dei primi pionieri che attraversarono l’area meridionale, un luogo dove si incontrano solo cactus, sabbia, un caldo da arrostire, e talvolta la morte. Dai loro primi resoconti si venne formando una chiara ma errata idea dell’Arizona, rinforzata in seguito da almeno 50 toponimi che includono la poco confortante parola hell, “inferno”, da Hellgate Mountain a Hell Hole Valley, un traguardo che nessun altro Stato può eguagliare.
Ma bisogna anche ricordare che in Arizona si trova la Paradise Valley. Senza parlare di torrenti e laghi montani, freschi canyon e molte altre sorprese. Leggenda: pochi sono gli animali o le piante che riescono a sopravvivere in questo “deserto infinito”. Solo il venefico serpente a sonagli striscia sopra le dune. Solo la sagoma spinosa del cactus saguaro si staglia contro il cielo del tramonto. Verità: se è vero che qui vivono 11 specie diverse di serpente a sonagli, per tacere degli scorpioni velenosi, della mortale vedova nera e di lucertole dal morso venefico chiamate Gila monster, l’Arizona ha anche creature più gentili. Le diverse altimetrie dello Stato creano habitat naturali per uccelli e animali che vanno dal “roadrunner”, il simpatico “beep-beep” dei cartoni animati, alla ghiandaia di Steller, dalla lepre all’alce. La flora non comprende solo i fichi d’India e i cactus della zona inferiore del Deserto Sonora, ma anche, sui monti più alti, l’abete nero e piante alpine. Diamo un’occhiata all’Arizona, la vera Arizona, un po’ più da vicino.
LE REGIONI DELL’ARIZONA
Lo Stato dell’Arizona si divide essenzialmente in due grandi province: l’elevato Colorado Plateau, che occupa a nord e nordest circa la metà dello Stato, e la Basin and Range Province, un alternarsi di conche e rilievi montuosi che occupa la parte rimanente. Il Colorado Plateau, un altipiano che va dai 1300 ai 3000 metri di altitudine, è inciso da numerosi canyon. Il famoso Grand Canyon fu creato dal fiume Colorado, che scorre sull’altipiano per tutti i 1127 km del suo percorso attraverso lo Stato. Al di sopra dell’altipiano si elevano dei coni di ceneri vulcaniche, come il Sunset Crater, e i superbi San Francisco Peaks, che costituiscono la più alta catena montuosa dello Stato. Nella zona dell’ altipiano si incontra anche il deserto: a nordest si stende il Grand Basin Desert, vasto e imponente. Il paesaggio è inciso da canyon e vi si eleva la Black Mesa.
L’affascinante Monument Valley presenta un quadro senza tempo di guglie e pinnacoli di roccia rossa, un paesaggio familiare agli amanti dei film western. Al margine sudovest della provincia si stende il Deserto Mojave, una landa disseccata dal sole dove la sola vegetazione presente è costituita da cespugli di creosoto e grandi e spinose piante arboricole note come “Joshua tree”, alte fino a 10 metri. Come linea di demarcazione troviamo all’estremo sud del Colorado Plateau il Mogollon Rim, una parete a picco che si getta a strapiombo con un salto di circa 600 metri.
La Basin and Range Province, alla lettera “provincia ad avvallamenti e rilievi”, è, come indica il suo nome una successione di avvallamenti e catene montuose. Questa morfologia è dovuta a una fratturazione e un bascullaggio della crosta terrestre. In Arizona, le montagne che superano grosso modo i 3000 metri sono spesso chiamate “sky islands”, isole del cielo, o anche “isole biologiche”: il loro clima fresco fornisce un habitat ideale alle foreste di douglasia, dove ciarla lo scoiattolo e vaga l’orso bruno. Sul Mount Lemmon, nelle Santa Catalina Mountains, si può fare un bellissimo viaggio in una di queste isole biologiche. Iniziando il percorso dalla desertica Lower Sonoran Zone, tra cactus saguaro e cholla, ci si arrampica in mezzo al ginepro e si entra nelle foreste di pini per giungere poi alla fine all’altezza dove crescono l’abete bianco e il pioppo tremulo. Si dice che compiendo questo viaggio di 65 km sia coma andare dal Messico al Canada in un’ora. Per i nativi americani, le montagne dell’Arizona sono spesso luoghi sacri, la sede degli spiriti. Uno di questi siti sacri è il Baboquivari Peak, a sudovest di Tucson. Tra la popolazione di origine anglosassone, le scabre Montagne della Superstizione dettero origine a un altro tipo di mistero: la leggenda della Miniera Perduta dell’Olandese. Si racconta che due cercatori tedeschi avessero trovato qui un favoloso filone aurifero. Uno di loro, prima di morire nel 1891, lasciò confuse indicazioni per raggiungere la miniera.
Nel centinaio d’anni da allora trascorso, innumerevoli sono stati quanti hanno rastrellato le Montagne della Superstizione alla ricerca di quell’oro. L’area della provincia che copre l’Arizona meridionale è costituita da due deserti. A sudest, a un’altitudine di circa 500 metri, si trova uno spicchio del Deserto Chihuahua. A questa quota l’aria si fa un po’ più fresca e sui rilievi può crescere l’erba. In questa zona vi sono due cose inconsuete da vedere: una catena montuosa che non è altro che un’immensa pila di massi (Texas Canyon), e il letto di un antico lago, chiamato Willcox Playa, che si stende per 130 km2, piatto come una padella, dove non cresce letteralmente niente. Questo luogo si adatta in pieno alla leggenda popolare che vuole l’Arizona una terra arida dove niente può vivere. Per contro, il Deserto Sonora riceve più pioggia di ogni altra area desertica del continente nordamericano. Qui crescono foreste di mesquita, e vi prosperano più di 300 specie diverse di uccelli. Il Deserto Sonora, così spettacolare, ha attratto più di tre milioni di residenti, mentre tutte le altre zone dello Stato messe insieme arrivano appena a mezzo milione di abitanti.
I TEMPI PRECOLOMBIANI
I primi abitanti giunsero in Arizona tra 12.000 e 15.000 anni fa. Questi paleo-indiani, bande di cacciatori armati di lance dalla punta di pietra, vennero alla ricerca di grossi animali come il bisonte e il mammut, o di piante selvatiche commestibili. Privi, però, di qualsiasi capacità manifatturiera o abilità come costruttori, non lasciarono quasi nessuna traccia di sé. Col farsi più caldo e asciutto del clima, a un certo punto, verso il 9000 a.C. gran parte dei grandi mammiferi scomparve. Fece allora la sua comparsa una nuova cultura che prevedeva la caccia di piccoli animali e la raccolta di noci, semi e bacche. Seguì tra il 2000 e il 500 a.C. un enorme balzo in avanti con l’introduzione dell’agricoltura. Gli indiani piantavano e raccoglievano mais, zucche e fagioli, che fornivano loro una dieta equilibrata e ricca di proteine. A partire forse dal 200 a.C., gruppi di queste antiche popolazioni iniziarono a costruire villaggi. Vivevano in dimore rupestri consistenti in una buca poco profonda coperta da una struttura in legno dalle pareti intonacate di fango. Mediante il commercio, queste popolazioni non raccolsero da territori diversi dal loro solo beni, ma anche idee. La religione era principalmente diretta verso la pioggia e il raccolto.
L’arte ebbe grande fioritura. Le più importanti di queste prime culture agricole furono quella Hohokam, fiorita nei deserti meridionali, la Mogollon, delle valli montane dei rilievi orientali, la Anasazi, delle alte zone desertiche dell’altipiano del Colorado e la Sinagua, della porzione meridionale dello stesso altipiano. Tra il 500 e il 1100 d.C., le culture primitive dell’Arizona fecero ulteriori balzi in avanti. Nell’architettura, con la costruzione di case poste al di sopra del livello del terreno, i cosiddetti pueblo. Nel commercio, dove si trattava di tutto, dalle piume di pappagallo alle campane di rame. Nella cultura, con l’apprendimento della coltivazione e della filatura del cotone, la creazione di complessi urbani, l’introduzione di elaborate cerimonie a carattere spirituale, la creazione di sofisticato vasellame decorato con immagini di uccelli e lucertole, e perfino lo scavo di canali di irrigazione nelle valli dei fiumi Salt e Gila. Intorno al 1350 gli Hohokam presero a costruire edifici a più piani, di cui oggi rimane la Casa Grande, di quattro piani, che gli studiosi immaginano essere stata un osservatorio per la determinazione dei solstizi e forse la residenza di personaggi di alto rango nella società Hohokam, sacerdoti o figure di una sorta di aristocrazia. Nello stesso periodo, gli Anasazi (gli “Antichi”) compirono grandi progressi nell’Arizona nordorientale. Le loro città, costruite al riparo di nicchie su torreggianti pareti di arenaria, si adattano al sito pietroso dove sorgono come gemme in una corona.
Questi pueblos erano costituiti da grandi appartamenti comuni. I più avevano spazi cerimoniali chiamati kivas, dove si tenevano riti religiosi e riunioni a carattere sociale. Malgrado i loro successi però, gli Anasazi scomparvero poco dopo, seguiti dagli Hohokam e da altre grandi culture dell’Arizona dei primordi. Nessuno è stato in grado di scoprire perché questo sia successo, anche se è probabile che sia stata la siccità a costringerli ad abbandonare i loro villaggi. Oggi, intorno alle vecchie abitazioni degli Anasazi sembra diffondersi un’aura inquietante, qualcosa di quasi spettrale. Forse questo spiega perché i Navajo non occuparono mai le città abbandonate dagli Anasazi. L’Arizona è uno dei pochi luoghi dove si può avere una percezione del passato più remoto dell’ America. Ci si sente circondati dalle sue vestigia. Spettacolari resti della cultura Anasazi sorgono presso il Canyon de Chelly, un’area dichiarata monumento nazionale. I Sinagua, che potrebbero aver mescolato le culture Anasazi e Hohokam, lasciarono rovine a Casa Grande, a Montezuma Castle, Wupatki, Walnut Canyon e a Tuzigoot.
L’ARRIVO DEGLI SPAGNOLI
Fu una leggenda ad attirare gli spagnoli in Arizona: le sette città di Cibola, che si diceva fossero costruite in oro. Quando però nel 1540 l’esploratore Francisco Vásquez de Coronado arrivò in Arizona trovò solo case fatte di fango cotto al sole, non lucenti d’oro, per giunta occupate da indiani ostili. La cosa mandò in pezzi la favola delle “città d’oro” e passò così più di un secolo prima che il governo spagnolo mostrasse ulteriore interesse. Quando i padri francescani fondarono delle missioni tra gli indiani Hopi, arrivò però la religione spagnola. Ai primi del Settecento il padre gesuita Eusebio Kino fondò nell’Arizona meridionale delle missioni tra gli indiani Pima e Papago. Quando nel 1751 le continue angherie portarono i pacifici Pima a rivoltarsi, gli spagnoli insediarono a Tubac un presidio militare per controllare la zona. Il periodo spagnolo terminò nel 1821, quando il Messico si dichiarò indipendente dalla Spagna. Iniziarono a passare da quelle parti cacciatori di pellicce di origine anglosassone e, due decenni dopo, questi uomini di montagna iniziarono a guidare pattuglie di esploratori e cartografi dell’esercito americano.
Il possesso dell’Arizona fu deciso dalla guerra del 1848 tra Stati Uniti e Messico, quando gran parte dello Stato passò agli americani. Nel 1853, con l’Acquisizione Gadsen, fu aggiunta la porzione meridionale dello Stato. Durante la corsa all’oro del 1849, molti di quanti partirono alla ventura diretti in California attraversarono la parte meridionale dell’Arizona seguendo una pista chiamata Gila Trail, ma pochi si fermarono, almeno fino al 1857, quando nel fiume Gila fu scoperto l’oro. Arrivò allora una fiumana di persone in cerca di fortuna, e per dar loro di che nutrirsi arrivarono anche coloni che si dettero all’agricoltura e all’allevamento. Nel 1863 la zona fu dichiarata ufficialmente “territorio degli Stati Uniti”, con il nome di Arizona, derivante forse da un giacimento d’ argento scoperto nel 1736 in un rivo che gli indiani chiamavano Arizonac. La più stringente preoccupazione dei nuovi governanti fu soggiogare le tribù ostili degli Apache e dei Navajo e le guerre indiane infuriarono dal 1871 al 1886, quando il capo degli Apache Chiricahua, Geronimo, alla fine si arrese. Il governo americano deportò lui e la sua gente in un campo di prigionia in Florida. Durante quegli anni, gli allevatori pascolarono le loro mandrie, i Mormoni impiantarono fattorie e i minatori di Tombstone scavarono in dieci anni metallo d’argento per 19 milioni di dollari. Fu scoperto anche il rame, i cui profitti portarono alla costruzione di città in stile vittoriano come Jerome, Globe e Bisbee. Tra gli anni settanta e ottanta del XIX secolo arrivò in Arizona la ferrovia: era l’alba dell’epoca moderna.
L’ARIZONA OGGI
Dopo essere stata dichiarata nel 1912 quarantottesimo Stato dell’Unione, l’Arizona trovò una solida base economica nell’estrazione del rame. La costruzione di dighe rese possibile l’agricoltura e la crescita delle città. Durante la seconda guerra mondiale furono impiantate in Arizona basi aeree militari e industrie belliche, e dopo l’armistizio molti soldati vennero nello Stato per vivere e lavorare, cosicché dal 1950 al 1970 la popolazione è più che raddoppiata. A causa dei suoi inverni miti (e dell’avvento dell’aria condizionata per l’estate), l’Arizona ha attratto anche una moltitudine di pensionati. L’odierna Arizona è fatta di molte cose, parte di città in piena espansione economica, specie nel campo turistico e manifatturiero, parte museo vivente del Far West, con più veri cow-boys e indiani di qualunque altro Stato, e parte di spettacolari meraviglie della natura, dal fondo del Grand Canyon alla sommità delle più alte vette.
L’Arizona, forse più di ogni altro Stato membro degli USA, è una terra di leggende. Leggenda: lo Stato è in gran parte un deserto, un enorme altoforno, una desolata landa sabbiosa. Verità: l’Arizona vanta una meravigliosa varietà di paesaggi e di climi. Certo, nella parte meridionale dello Stato si trovano vaste aree desertiche dove in estate fa un caldo infernale. Ma in tutta le regione svettano verso il cielo catene montuose che culminano nei 3851 metri dello Humphrey’s Peak. A nord e a est vi sono grandi foreste. La spettacolare zona delle rocce rosse comprende una delle meraviglie naturali del mondo, il Grand Canyon, che fu scavato da un fiume. La leggenda che l’Arizona sia tutta deserto sorse probabilmente a causa dei primi pionieri che attraversarono l’area meridionale, un luogo dove si incontrano solo cactus, sabbia, un caldo da arrostire, e talvolta la morte. Dai loro primi resoconti si venne formando una chiara ma errata idea dell’Arizona, rinforzata in seguito da almeno 50 toponimi che includono la poco confortante parola hell, “inferno”, da Hellgate Mountain a Hell Hole Valley, un traguardo che nessun altro Stato può eguagliare.
Ma bisogna anche ricordare che in Arizona si trova la Paradise Valley. Senza parlare di torrenti e laghi montani, freschi canyon e molte altre sorprese. Leggenda: pochi sono gli animali o le piante che riescono a sopravvivere in questo “deserto infinito”. Solo il venefico serpente a sonagli striscia sopra le dune. Solo la sagoma spinosa del cactus saguaro si staglia contro il cielo del tramonto. Verità: se è vero che qui vivono 11 specie diverse di serpente a sonagli, per tacere degli scorpioni velenosi, della mortale vedova nera e di lucertole dal morso venefico chiamate Gila monster, l’Arizona ha anche creature più gentili. Le diverse altimetrie dello Stato creano habitat naturali per uccelli e animali che vanno dal “roadrunner”, il simpatico “beep-beep” dei cartoni animati, alla ghiandaia di Steller, dalla lepre all’alce. La flora non comprende solo i fichi d’India e i cactus della zona inferiore del Deserto Sonora, ma anche, sui monti più alti, l’abete nero e piante alpine. Diamo un’occhiata all’Arizona, la vera Arizona, un po’ più da vicino.
LE REGIONI DELL’ARIZONA
Lo Stato dell’Arizona si divide essenzialmente in due grandi province: l’elevato Colorado Plateau, che occupa a nord e nordest circa la metà dello Stato, e la Basin and Range Province, un alternarsi di conche e rilievi montuosi che occupa la parte rimanente. Il Colorado Plateau, un altipiano che va dai 1300 ai 3000 metri di altitudine, è inciso da numerosi canyon. Il famoso Grand Canyon fu creato dal fiume Colorado, che scorre sull’altipiano per tutti i 1127 km del suo percorso attraverso lo Stato. Al di sopra dell’altipiano si elevano dei coni di ceneri vulcaniche, come il Sunset Crater, e i superbi San Francisco Peaks, che costituiscono la più alta catena montuosa dello Stato. Nella zona dell’ altipiano si incontra anche il deserto: a nordest si stende il Grand Basin Desert, vasto e imponente. Il paesaggio è inciso da canyon e vi si eleva la Black Mesa.
L’affascinante Monument Valley presenta un quadro senza tempo di guglie e pinnacoli di roccia rossa, un paesaggio familiare agli amanti dei film western. Al margine sudovest della provincia si stende il Deserto Mojave, una landa disseccata dal sole dove la sola vegetazione presente è costituita da cespugli di creosoto e grandi e spinose piante arboricole note come “Joshua tree”, alte fino a 10 metri. Come linea di demarcazione troviamo all’estremo sud del Colorado Plateau il Mogollon Rim, una parete a picco che si getta a strapiombo con un salto di circa 600 metri.
La Basin and Range Province, alla lettera “provincia ad avvallamenti e rilievi”, è, come indica il suo nome una successione di avvallamenti e catene montuose. Questa morfologia è dovuta a una fratturazione e un bascullaggio della crosta terrestre. In Arizona, le montagne che superano grosso modo i 3000 metri sono spesso chiamate “sky islands”, isole del cielo, o anche “isole biologiche”: il loro clima fresco fornisce un habitat ideale alle foreste di douglasia, dove ciarla lo scoiattolo e vaga l’orso bruno. Sul Mount Lemmon, nelle Santa Catalina Mountains, si può fare un bellissimo viaggio in una di queste isole biologiche. Iniziando il percorso dalla desertica Lower Sonoran Zone, tra cactus saguaro e cholla, ci si arrampica in mezzo al ginepro e si entra nelle foreste di pini per giungere poi alla fine all’altezza dove crescono l’abete bianco e il pioppo tremulo. Si dice che compiendo questo viaggio di 65 km sia coma andare dal Messico al Canada in un’ora. Per i nativi americani, le montagne dell’Arizona sono spesso luoghi sacri, la sede degli spiriti. Uno di questi siti sacri è il Baboquivari Peak, a sudovest di Tucson. Tra la popolazione di origine anglosassone, le scabre Montagne della Superstizione dettero origine a un altro tipo di mistero: la leggenda della Miniera Perduta dell’Olandese. Si racconta che due cercatori tedeschi avessero trovato qui un favoloso filone aurifero. Uno di loro, prima di morire nel 1891, lasciò confuse indicazioni per raggiungere la miniera.
Nel centinaio d’anni da allora trascorso, innumerevoli sono stati quanti hanno rastrellato le Montagne della Superstizione alla ricerca di quell’oro. L’area della provincia che copre l’Arizona meridionale è costituita da due deserti. A sudest, a un’altitudine di circa 500 metri, si trova uno spicchio del Deserto Chihuahua. A questa quota l’aria si fa un po’ più fresca e sui rilievi può crescere l’erba. In questa zona vi sono due cose inconsuete da vedere: una catena montuosa che non è altro che un’immensa pila di massi (Texas Canyon), e il letto di un antico lago, chiamato Willcox Playa, che si stende per 130 km2, piatto come una padella, dove non cresce letteralmente niente. Questo luogo si adatta in pieno alla leggenda popolare che vuole l’Arizona una terra arida dove niente può vivere. Per contro, il Deserto Sonora riceve più pioggia di ogni altra area desertica del continente nordamericano. Qui crescono foreste di mesquita, e vi prosperano più di 300 specie diverse di uccelli. Il Deserto Sonora, così spettacolare, ha attratto più di tre milioni di residenti, mentre tutte le altre zone dello Stato messe insieme arrivano appena a mezzo milione di abitanti.
I TEMPI PRECOLOMBIANI
I primi abitanti giunsero in Arizona tra 12.000 e 15.000 anni fa. Questi paleo-indiani, bande di cacciatori armati di lance dalla punta di pietra, vennero alla ricerca di grossi animali come il bisonte e il mammut, o di piante selvatiche commestibili. Privi, però, di qualsiasi capacità manifatturiera o abilità come costruttori, non lasciarono quasi nessuna traccia di sé. Col farsi più caldo e asciutto del clima, a un certo punto, verso il 9000 a.C. gran parte dei grandi mammiferi scomparve. Fece allora la sua comparsa una nuova cultura che prevedeva la caccia di piccoli animali e la raccolta di noci, semi e bacche. Seguì tra il 2000 e il 500 a.C. un enorme balzo in avanti con l’introduzione dell’agricoltura. Gli indiani piantavano e raccoglievano mais, zucche e fagioli, che fornivano loro una dieta equilibrata e ricca di proteine. A partire forse dal 200 a.C., gruppi di queste antiche popolazioni iniziarono a costruire villaggi. Vivevano in dimore rupestri consistenti in una buca poco profonda coperta da una struttura in legno dalle pareti intonacate di fango. Mediante il commercio, queste popolazioni non raccolsero da territori diversi dal loro solo beni, ma anche idee. La religione era principalmente diretta verso la pioggia e il raccolto.
L’arte ebbe grande fioritura. Le più importanti di queste prime culture agricole furono quella Hohokam, fiorita nei deserti meridionali, la Mogollon, delle valli montane dei rilievi orientali, la Anasazi, delle alte zone desertiche dell’altipiano del Colorado e la Sinagua, della porzione meridionale dello stesso altipiano. Tra il 500 e il 1100 d.C., le culture primitive dell’Arizona fecero ulteriori balzi in avanti. Nell’architettura, con la costruzione di case poste al di sopra del livello del terreno, i cosiddetti pueblo. Nel commercio, dove si trattava di tutto, dalle piume di pappagallo alle campane di rame. Nella cultura, con l’apprendimento della coltivazione e della filatura del cotone, la creazione di complessi urbani, l’introduzione di elaborate cerimonie a carattere spirituale, la creazione di sofisticato vasellame decorato con immagini di uccelli e lucertole, e perfino lo scavo di canali di irrigazione nelle valli dei fiumi Salt e Gila. Intorno al 1350 gli Hohokam presero a costruire edifici a più piani, di cui oggi rimane la Casa Grande, di quattro piani, che gli studiosi immaginano essere stata un osservatorio per la determinazione dei solstizi e forse la residenza di personaggi di alto rango nella società Hohokam, sacerdoti o figure di una sorta di aristocrazia. Nello stesso periodo, gli Anasazi (gli “Antichi”) compirono grandi progressi nell’Arizona nordorientale. Le loro città, costruite al riparo di nicchie su torreggianti pareti di arenaria, si adattano al sito pietroso dove sorgono come gemme in una corona.
Questi pueblos erano costituiti da grandi appartamenti comuni. I più avevano spazi cerimoniali chiamati kivas, dove si tenevano riti religiosi e riunioni a carattere sociale. Malgrado i loro successi però, gli Anasazi scomparvero poco dopo, seguiti dagli Hohokam e da altre grandi culture dell’Arizona dei primordi. Nessuno è stato in grado di scoprire perché questo sia successo, anche se è probabile che sia stata la siccità a costringerli ad abbandonare i loro villaggi. Oggi, intorno alle vecchie abitazioni degli Anasazi sembra diffondersi un’aura inquietante, qualcosa di quasi spettrale. Forse questo spiega perché i Navajo non occuparono mai le città abbandonate dagli Anasazi. L’Arizona è uno dei pochi luoghi dove si può avere una percezione del passato più remoto dell’ America. Ci si sente circondati dalle sue vestigia. Spettacolari resti della cultura Anasazi sorgono presso il Canyon de Chelly, un’area dichiarata monumento nazionale. I Sinagua, che potrebbero aver mescolato le culture Anasazi e Hohokam, lasciarono rovine a Casa Grande, a Montezuma Castle, Wupatki, Walnut Canyon e a Tuzigoot.
L’ARRIVO DEGLI SPAGNOLI
Fu una leggenda ad attirare gli spagnoli in Arizona: le sette città di Cibola, che si diceva fossero costruite in oro. Quando però nel 1540 l’esploratore Francisco Vásquez de Coronado arrivò in Arizona trovò solo case fatte di fango cotto al sole, non lucenti d’oro, per giunta occupate da indiani ostili. La cosa mandò in pezzi la favola delle “città d’oro” e passò così più di un secolo prima che il governo spagnolo mostrasse ulteriore interesse. Quando i padri francescani fondarono delle missioni tra gli indiani Hopi, arrivò però la religione spagnola. Ai primi del Settecento il padre gesuita Eusebio Kino fondò nell’Arizona meridionale delle missioni tra gli indiani Pima e Papago. Quando nel 1751 le continue angherie portarono i pacifici Pima a rivoltarsi, gli spagnoli insediarono a Tubac un presidio militare per controllare la zona. Il periodo spagnolo terminò nel 1821, quando il Messico si dichiarò indipendente dalla Spagna. Iniziarono a passare da quelle parti cacciatori di pellicce di origine anglosassone e, due decenni dopo, questi uomini di montagna iniziarono a guidare pattuglie di esploratori e cartografi dell’esercito americano.
Il possesso dell’Arizona fu deciso dalla guerra del 1848 tra Stati Uniti e Messico, quando gran parte dello Stato passò agli americani. Nel 1853, con l’Acquisizione Gadsen, fu aggiunta la porzione meridionale dello Stato. Durante la corsa all’oro del 1849, molti di quanti partirono alla ventura diretti in California attraversarono la parte meridionale dell’Arizona seguendo una pista chiamata Gila Trail, ma pochi si fermarono, almeno fino al 1857, quando nel fiume Gila fu scoperto l’oro. Arrivò allora una fiumana di persone in cerca di fortuna, e per dar loro di che nutrirsi arrivarono anche coloni che si dettero all’agricoltura e all’allevamento. Nel 1863 la zona fu dichiarata ufficialmente “territorio degli Stati Uniti”, con il nome di Arizona, derivante forse da un giacimento d’ argento scoperto nel 1736 in un rivo che gli indiani chiamavano Arizonac. La più stringente preoccupazione dei nuovi governanti fu soggiogare le tribù ostili degli Apache e dei Navajo e le guerre indiane infuriarono dal 1871 al 1886, quando il capo degli Apache Chiricahua, Geronimo, alla fine si arrese. Il governo americano deportò lui e la sua gente in un campo di prigionia in Florida. Durante quegli anni, gli allevatori pascolarono le loro mandrie, i Mormoni impiantarono fattorie e i minatori di Tombstone scavarono in dieci anni metallo d’argento per 19 milioni di dollari. Fu scoperto anche il rame, i cui profitti portarono alla costruzione di città in stile vittoriano come Jerome, Globe e Bisbee. Tra gli anni settanta e ottanta del XIX secolo arrivò in Arizona la ferrovia: era l’alba dell’epoca moderna.
L’ARIZONA OGGI
Dopo essere stata dichiarata nel 1912 quarantottesimo Stato dell’Unione, l’Arizona trovò una solida base economica nell’estrazione del rame. La costruzione di dighe rese possibile l’agricoltura e la crescita delle città. Durante la seconda guerra mondiale furono impiantate in Arizona basi aeree militari e industrie belliche, e dopo l’armistizio molti soldati vennero nello Stato per vivere e lavorare, cosicché dal 1950 al 1970 la popolazione è più che raddoppiata. A causa dei suoi inverni miti (e dell’avvento dell’aria condizionata per l’estate), l’Arizona ha attratto anche una moltitudine di pensionati. L’odierna Arizona è fatta di molte cose, parte di città in piena espansione economica, specie nel campo turistico e manifatturiero, parte museo vivente del Far West, con più veri cow-boys e indiani di qualunque altro Stato, e parte di spettacolari meraviglie della natura, dal fondo del Grand Canyon alla sommità delle più alte vette.
Le più belle destinazioni per le vacanze in Arizona
543 recensioni di hotel in Arizona con una media superiore a 4.9 / 6
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Marcello
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Coppia, 31-35 Anni
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Coppia, 31-35 Anni
/ 6
eravamo già stati qui due notti nel 2010 e ripassando per Page, Lulu's è stata di sicuro la scelta migliore e ci siamo tornati più che volentieri
La proprietaria di questo motel è Lulu una simpatica e chiacchierona signora
le stanze del motel sono tutte diverse l'una dall'altra
c'è la possibilità di fare un bbq all'aperto
lo consigliamo assolutamente Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 7 volte
Marcello
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Coppia, 31-35 Anni
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Coppia, 31-35 Anni
Immersi nella natura - favoloso
Hotel Grand Canyon Lodge North Rim in Grand Canyon National Park, Arizona
/ 6
Ottima sistemazione sul ciglio del grand Canyon
si alloggia in piccole casette disseminate nel bosco e a breve distanza c'è il precorso che costeggia il grand Canyon north rim
possibilità di cenare in diversi locali, noi abbiamo scelto il ristornate del lodge ma non ci siamo trovati benissimoperò
Consigliamo assolutamente questa sistemazione se si vuole dormire a due passi dal canyon Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 13 volte
Marcello
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Coppia, 31-35 Anni
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Coppia, 31-35 Anni
/ 6
Siamo stati qui una notte, ottima sistemazione nel cuore di Sedona
Il proprietario è un ex attore di los angeles che si è ritirato qui dopo la pensione e non a torto visto che la zona è bellissima, sono gentili e disponibili
l'albergo ha poche stanze e tutte molto curate, la colazione è servita nella sala ed è ricca
assolutamente da consigliare Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 12 volte
Marcello
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Coppia, 31-35 Anni
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Coppia, 31-35 Anni
/ 6
Siamo stati qui la notte prima della partenza, la posizione è ottima per l'aeroporto visto che dista 5 minuti in macchina
l'albergo è molto grande e per questo c'è difficoltà a trovare parcheggio
il presonale non lo abbiamo trovato molto disponibile ad accogliere le nostre richieste
camera spaziosa e dotata di ogni confort Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 21 volte
Pietro
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Coppia, 31-35 Anni
Rivello, Italia
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Coppia, 31-35 Anni
Rivello, Italia
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Questo b&b e' UNO dei posti piu' belli e romantici dove io sia mai stato, superconsigliato con il fuoco gia' acceso e il ruscello vicino con contorno le montagne innevate hanno lasciato questo posto nel mio cuore Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 9 volte
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