Guatemala
Guatemala: diario di viaggio
Età:
36-40
Periodo del viaggio:
in Luglio 09
Dai Maya ai vulcani
Il Guatemala… è stato il mio primo viaggio in Centro America e al tempo ero poco più che una bambina. In seguito ci sono tornata diverse volte ma fin da allora ha avuto un posto speciale nel mio
cuore.
Da qualunque posto si arrivi, il primo luogo che si visita è la capitale, Ciudad de Guatemala, che i Guatemaltechi abbreviano in Guate. È una città grande e caotica, per molti versi anche pericolosa, che quasi tutti i turisti saltano a piè pari. In realtà la città, se si prestano le dovute cautele, ha un suo fascino tutto particolare: giusto per fare un esempio, la prima volta che ci sono stata in una piazzetta nei pressi del palazzo del Governo abbiamo trovato un mimo che ha improvvisato un’esecuzione del tutto particolare per me e mio papà facendo morire dal ridere me e tutti quelli nei dintorni. Fate comunque attenzione: è una città che può essere pericolosa per cui, soprattutto la sera non allontanatevi troppo dall’hotel e portatevi dietro giusto i soldi per la cena.
A soli 45 minuti d’auto da Guate c’è Antigua. Arrivare qui da Guate è come cambiare pianeta: si tratta dell’antica capitale, più volte distrutta da terremoti fino alla fine dell’’800, quando la capitale è stata spostata un po’ più in là, in una zona meno sismica. Qui è rimasto il meglio: si tratta di una cittadina coloniale talmente bella che l’UNESCO ha deciso di proteggerla e tra i palazzi del periodo spagnolo, un po’ dappertutto ci sono chiese e conventi (alcuni dei quali purtroppo molto danneggiati dai terremoti). L’aria che si respira qui è di pace e tranquillità ed è bellissimo aggirarsi tra le strade ciottolate, camminando senza un obiettivo preciso, guardandosi semplicemente intorno e osservando. Tra l’altro la città è abbastanza sicura per i turisti, si può girare tranquillamente anche la sera (anche se dopo le 10 non c’è più in giro nessuno, a parte qualche turista).
Ormai la città è diventata molto famosa all’estero, per cui ci sono diversi stranieri che si sono stabiliti qui e c’è pieno di scuole di lingua che attirano stranieri che vogliono imparare lo spagnolo.
Nei dintorni di Antigua, quasi a fare da corollario alla città ci sono niente meno che 3 vulcani, Agua, Fuego e Acatenango. Le escursioni sui vulcani sono molto belle, ma tenete presente che non sono rare le rapine ai danni dei turisti. Se proprio ci volete andare è una buona idea richiedere la scorta della polizia.
Sempre nei dintorni ci sono diverse fincas che producono caffè. Se non ne avete mai vista una può essere un’esperienza interessante; se invece ne avete già viste in altri paesi dell’America Latina, potete tranquillamente lasciare stare e dedicarvi ad altro, tanto di cose da vedere qui ce ne sono in abbondanza.
Da Antigua l’itinerario classico porta al Lago Atitlan, un gemma blu cobalto circondata da vulcani.
Lungo la strada fermatevi al mercato di Sololà, è davvero carino e vedrete anche tipi particolari di frutta difficili da trovare in altri luoghi.
Sul lago il paese dove abitualmente i turisti si fermano a dormire è Panajachel, un tempo molto famosa tra i seguaci della new age che sostengono che qui c’è un’energia particolare. Non so dire se questo è vero o no, ma il paese è carino e tranquillo, si può camminare senza nessun problema a qualunque ora e il lungolago ha una bella passeggiata. C’è anche un mercatino dove si può fare qualche acquisto (un po’ caro per gli standard locali, ma siamo in una zona molto turistica) fino alle 6 di sera. La cosa più bella è però svegliarsi all’alba e girare in quello stesso mercatino: la mattina presto di turisti non ce ne sono e il mercato è tutto per i locali, che comprano e vendono soprattutto frutta, verdura e prodotti di uso quotidiano. Da comprare non c’è nulla ma l’atmosfera è davvero unica !
Tutti i turisti vengono regolarmente portati poi a fare un’escursione in barca sul Lago e poi sbarcati in un paese sulla riva per “vedere un paese tradizionale”. Purtroppo, e mi spiace molto dirlo, ormai sia San Antonio Palopò sia Santa Caterina Palopò sono diventate delle vere e proprie trappole, con l’assalto al turista da parte di donne che vendono tessuti e bambini che oltre a vendere i tessuti dei genitori chiedono quetzales per farsi fotografare, cercano di farsi cambiare gli euro lasciati da altri turisti ecc. Purtroppo questa gita fa immediatamente sfumare tutta la poesia di questo posto magnifico. L’unico consiglio che posso dare è di mettervi in tasca qualche quetzal e di nascondere il resto dato che, pur di avere un attimo di respiro, potreste essere tentati di dare tutto quello che avete. Se siete fortunati invece l’itinerario prevede San Pedro e/o Santiago Atitlan, magari meno carine a livello di posizione ma decisamente meno “trappole”. Provate a chiedere di Maximon, vi diranno dove trovarlo e avrete una divertente sorpresa (non ve la anticipo, se no che sorpresa è?)
Da notare che ogni villaggio del lago ha dei suoi colori che vengono usati per i tessuti (in realtà ogni zona degli altipiani ha dei suoi colori). Se li volete acquistare, per curiosità, provate a chiedere quel tessuto di che villaggio è.
Da Atitlan si va a Chichicastenango (detta Chichi), dove c’è il famosissimo mercato della domenica e del giovedì. Ormai è molto turistica, ma merita comunque una visita, è davvero un bellissimo mercato con una quantità incredibile di colori, sia tra gli oggetti in vendita sia tra la gente che viene qui dai dintorni per vendere i propri prodotti. Date un’occhiata anche alla chiesa (mi raccomando, con discrezione, qui la gente non ama essere fotografata), dove, come in tutto il paese la religione cristiana è stata mescolata ai riti pagani. Non è difficile assistere a qualche rito e spesso si creano anche situazioni molto particolari: per fare un esempio, anni fa, proprio qui ho trovato tutte le statue dei santi in fila con la faccia contro il muro. Mi hanno poi spiegato che c’ era stato un incendio e, dato che i santi non erano riusciti a proteggere la chiesa li avevano messi in castigo !!!! e già che ci siete chiedete il perché dei colori delle candele e andate a vedere il piccolo cimitero, con le tombe colorate con un preciso significato (dovete però farvelo raccontare da qualcuno del posto, se lo facessi io lo renderei banale, cosa che assolutamente non è).
Personalmente preferisco organizzare il tour in funzione di arrivare qui la sera prima del mercato, per vederne i preparativi e poterlo girare di prima mattina, quando di turisti ancora ce ne sono pochi, ma tutto dipende da quanto tempo si ha a disposizione.
A questo punto l’itinerario classico prevede di tornare a Guate, ma è molto interessate proseguire la visita degli altipiani proseguendo per Quetzaltenango (Xela), la seconda città del paese. La strada per arrivarci non prevede niente di particolare (a parte uno stabilimento termale con una enorme vasca di acqua calda all’aperto in cui la gente fa il bagno e lava i panni. Probabilmente ci passerete verso sera. In questo caso, fermatevi qualche minuto: oltre a spezzare il viaggio vedrete i bambini sguazzare ed è molto divertente.
Xela non è una città particolarmente entusiasmante, ma nei dintorni ci sono dei magnifici mercati: in diversi paesi (mi vengono in mente Zunil e Almolonga, ma non sono gli unici) si trovano mercati di frutta e verdura e rimarrete stupiti dalle dimensioni: non mai visto carote e ravanelli così grandi in vita mia. Dicono che è semplicemente il terreno vulcanico e non ci sono concimi di nessun genere.
Nei pressi c’è anche San Francisco el Alto, che ha un bel mercato del bestiame che vale la pena di vedere anche se ovviamente non avrete nessuna intenzione di portarvi a casa una capretta o una gallina. Fate però attenzione ai borseggiatori, che qui sono particolarmente abili.
Da qui si torna a Guate dove, dopo una notte d’appoggio si riparte lasciando gli altipiani alla volta della zona caraibica.
La mattina si riparte quindi verso est e si scende gradualmente fino ad arrivare al livello del mare. Il paesaggio cambia completamente: ci si trova nella zona delle piantagioni e le banane e gli ananas sostituiscono il caffé. Allo stesso modo cambia la gente: sugli altipiani è prevalente l’etnia maya quiché, qui prevalgono i mestizos (discendenti dei bianchi che nei secoli si sono sposati con donne maya) che vestono all’occidentale e spesso lavorano come charros nelle fazendas (praticamente fanno lo stesso lavoro dei molto più famosi cow-boy americani). Non è raro vedere qualcuno in giro a cavallo e magari anche un cavallo parcheggiato al distributore di benzina, tra i camion della Fruit Company, intanto che il cavaliere fa acquisti.
La tappa d’obbligo in questo caso è a Rio Hondo, paese assolutamente insignificante ma rilevante punto di passaggio, dato che per molti chilometri poi non si troveranno benzinai, alberghi né altro.
Qui di solito si dorme al Motel Longarone che deve il suo nome all’italianissimo fondatore che, persa la casa con l’alluvione del Vajont, è venuto qui per rifarsi una vita. I figli vivono tuttora lì e sono estremamente gentili, gli fa piacere parlare in italiano e dell’Italia e sanno preparare un’ottima carbonara !
Da qui si arriva facilmente a Quiriguà, sito un po’ meno conosciuto ma con delle belle stele. Ci sono dei calendari maya tra le stele e ce n’è una che racconta una storia particolare: c’è stato un indovino azteco (non ricordo il nome) che ha predetto la fine del mondo. Dato che poi la data è arrivata senza che succedesse nulla fu condannato a morte e scappò via rifugiandosi dai maya di questa zona. Predisse nuovamente la fine del mondo (evidentemente era un vizio…) ma anche stavolta non successe niente, per cui anche i maya, un po’ arrabbiati, lo condannarono a morte (e stavolta non riuscì a scappare)
Da qui si arriva velocemente a Copan, in Honduras (di cui parlerò però nel resoconto dell’Honduras). Restando invece in Guatemala si prosegue per Puerto Barrios, città piuttosto brutta ma punto di partenza per andare a Livingston, che si può raggiungere solo in barca.
La lancia veloce impiega un’oretta tra i canali di mangrovie per arrivare in questa minuscola enclave caraibica, abitata esclusivamente dai Garifuna. Il paese è incredibile, con le strade di sabbia e la gente che balla appena possibile e vive allegramente e con ritmi decisamente caraibici (si dice addirittura che il paese è stato costruito su un grande cumulo di bottiglie vuote di rum…). I bambini poi sono divertentissimi ! La spiaggia non è il massimo ma spesso gli hotel portano i turisti in lancia nei cayos del Belize, a meno di trenta minuti di barca. Purtroppo non sono mai riuscita ad andare ai Siete Altares, alcune volte per le maree, altre per il brutto tempo ed altre ancora perché l’escursione è diventata pericolosa. Spero di poter rimediare presto. Personalmente non sono mai andata nei cayos, ho sempre trovato più divertente girare per il paese a chiacchierare con la gente e, soprattutto, con i bambini. Non vi saprei dire come è la spiaggia dove gli albergatori portano i turisti.
Il giorno successivo si lascia Livington in barca e si risale il Rio Hondo fino al lago Izabal. Lungo il tragitto ci si addentra spesso tra la vegetazione in canali che solo chi guida la lancia riesce a vedere e di tanto in tanto ci si trova in veri e propri villaggi sull’acqua, dove i bambini imparano a remare prima che a camminare e ci vengono incontro per la curiosità di vedere chi arriva fino a qui.
Dopo un paio d’ore di paradiso arrivare al lago è come un duro ritorno alla realtà: villette sulle rive e barche a vela nel porticciolo mi ricordano che qui tanti statunitensi hanno comprato casa. Un vero peccato (so che non è bello dirlo, ma dopo gli ultimi 2 giorni…). Il castello è stato palesemente ricostruito (prima era stato bruciato e distrutto dai pirati, poi adibito a carcere e infine abbandonato, la ricostruzione è stata decisamente impegnativa) ma è pur sempre un posto piacevole.
Qui arriva la strada e si prosegue per Flores, la porta di ingresso di un posto che non ha uguali: Tikal, chi non l’ha mai sentita ? Flores è una cittadina in mezzo alla rigogliosa foresta del Peten sulle rive di un lago. In sé la cittadina non è niente di particolare ma ha un’atmosfera tranquilla e un bel mercato artigianale che rendono piacevole passarci un po’ di tempo.
Ed eccoci a Tikal (se possibile dormite in uno dei pochi alberghi nei pressi, in modo da essere qui di prima mattina), sito archeologico maya immerso nella foresta. Non sono un’archeologa, per cui non vi parlerò della parte “tecnica” che di sicuro in molti conoscono meglio di me. Posso invece dirvi quelle che sono state le mie emozioni quando per la prima volta sono stata qui: immaginate di camminare su un sentiero, tutto attorno a voi alberi enormi (ceibas e moltissimi altri tipi) così fitti che regna la penombra. Sugli alberi ci sono gruppi di scimmie urlatrici e tutto attorno tantissimi altri tipi di animali che, un po’ per volta, si fanno vedere. All’improvviso il sentiero si apre e, in mezzo alla foresta si trova il primo dei tanti templi. Tikal è così, è un posto magico ed è bellissimo girare sui sentieri guardandosi attorno, salire sui templi (sempre che non soffriate di vertigini) e vedere lo spettacolo dei templi che sbucano qua e là, come se fossero gli unici punti fissi in un oceano di verde. Ci sono stata tante volte ed è sempre magnifica. Se avete tempo fate anche i percorsi naturalistici, che permettono di vedere più facilmente gli animali e portano ai templi più periferici (in passato su questi sentieri si verificavano rapine; di recente mi hanno assicurato che sono stati resi sicuri, ma è meglio che chiediate informazioni all’ingresso prima di andarci)
Se poi volete vedere anche altri siti archeologici meno conosciuti, vicino a Flores si trova anche Ceibal, dove probabilmente sarete gli unici visitatori (anche se negli ultimi anni è diventato un po’ più conosciuta) a girare nel sito, anche questo in mezzo alla foresta. Tra le immancabili scimmie urlatrici c’è un bel tempio centrale. Secondo me ne vale la pena e,dato che ci si arriva solo in barca, può anche essere una bella escursione naturalistica.
Se non si era capito per me il Guatemala è un posto speciale ! Vi prego però, nel programmare un viaggio qui, di fare attenzione a prendere le dovute cautele, dato che il paese può essere pericoloso se preso nel modo sbagliato. Il clima varia a seconda di dove vi trovate: sugli altipiani è fresco e piacevole, come è buono anche nella zona caraibica. Nel Peten è invece molto umido e afoso, per cui procuratevi scorte d’acqua. Per lo stesso motivo portatevi dietro dei repellenti antizanzare: in mezzo alla foresta (anche se non dappertutto) ci sono punti dove le zanzare sono talmente voraci da mangiarsi l’Autan per colazione e chiedervi anche il bis. Anche nel periodo delle piogge, i temporali si concentrano di solito nella serata, per cui non è necessariamente da escludere un viaggio in estate.
Detto questo…. Andateci, non c’è altro da aggiungere.
Come sempre se c’è bisogno di altre informazioni chiedete e, per quanto posso, sarò felice di rispondere.
Da qualunque posto si arrivi, il primo luogo che si visita è la capitale, Ciudad de Guatemala, che i Guatemaltechi abbreviano in Guate. È una città grande e caotica, per molti versi anche pericolosa, che quasi tutti i turisti saltano a piè pari. In realtà la città, se si prestano le dovute cautele, ha un suo fascino tutto particolare: giusto per fare un esempio, la prima volta che ci sono stata in una piazzetta nei pressi del palazzo del Governo abbiamo trovato un mimo che ha improvvisato un’esecuzione del tutto particolare per me e mio papà facendo morire dal ridere me e tutti quelli nei dintorni. Fate comunque attenzione: è una città che può essere pericolosa per cui, soprattutto la sera non allontanatevi troppo dall’hotel e portatevi dietro giusto i soldi per la cena.
A soli 45 minuti d’auto da Guate c’è Antigua. Arrivare qui da Guate è come cambiare pianeta: si tratta dell’antica capitale, più volte distrutta da terremoti fino alla fine dell’’800, quando la capitale è stata spostata un po’ più in là, in una zona meno sismica. Qui è rimasto il meglio: si tratta di una cittadina coloniale talmente bella che l’UNESCO ha deciso di proteggerla e tra i palazzi del periodo spagnolo, un po’ dappertutto ci sono chiese e conventi (alcuni dei quali purtroppo molto danneggiati dai terremoti). L’aria che si respira qui è di pace e tranquillità ed è bellissimo aggirarsi tra le strade ciottolate, camminando senza un obiettivo preciso, guardandosi semplicemente intorno e osservando. Tra l’altro la città è abbastanza sicura per i turisti, si può girare tranquillamente anche la sera (anche se dopo le 10 non c’è più in giro nessuno, a parte qualche turista).
Ormai la città è diventata molto famosa all’estero, per cui ci sono diversi stranieri che si sono stabiliti qui e c’è pieno di scuole di lingua che attirano stranieri che vogliono imparare lo spagnolo.
Nei dintorni di Antigua, quasi a fare da corollario alla città ci sono niente meno che 3 vulcani, Agua, Fuego e Acatenango. Le escursioni sui vulcani sono molto belle, ma tenete presente che non sono rare le rapine ai danni dei turisti. Se proprio ci volete andare è una buona idea richiedere la scorta della polizia.
Sempre nei dintorni ci sono diverse fincas che producono caffè. Se non ne avete mai vista una può essere un’esperienza interessante; se invece ne avete già viste in altri paesi dell’America Latina, potete tranquillamente lasciare stare e dedicarvi ad altro, tanto di cose da vedere qui ce ne sono in abbondanza.
Da Antigua l’itinerario classico porta al Lago Atitlan, un gemma blu cobalto circondata da vulcani.
Lungo la strada fermatevi al mercato di Sololà, è davvero carino e vedrete anche tipi particolari di frutta difficili da trovare in altri luoghi.
Sul lago il paese dove abitualmente i turisti si fermano a dormire è Panajachel, un tempo molto famosa tra i seguaci della new age che sostengono che qui c’è un’energia particolare. Non so dire se questo è vero o no, ma il paese è carino e tranquillo, si può camminare senza nessun problema a qualunque ora e il lungolago ha una bella passeggiata. C’è anche un mercatino dove si può fare qualche acquisto (un po’ caro per gli standard locali, ma siamo in una zona molto turistica) fino alle 6 di sera. La cosa più bella è però svegliarsi all’alba e girare in quello stesso mercatino: la mattina presto di turisti non ce ne sono e il mercato è tutto per i locali, che comprano e vendono soprattutto frutta, verdura e prodotti di uso quotidiano. Da comprare non c’è nulla ma l’atmosfera è davvero unica !
Tutti i turisti vengono regolarmente portati poi a fare un’escursione in barca sul Lago e poi sbarcati in un paese sulla riva per “vedere un paese tradizionale”. Purtroppo, e mi spiace molto dirlo, ormai sia San Antonio Palopò sia Santa Caterina Palopò sono diventate delle vere e proprie trappole, con l’assalto al turista da parte di donne che vendono tessuti e bambini che oltre a vendere i tessuti dei genitori chiedono quetzales per farsi fotografare, cercano di farsi cambiare gli euro lasciati da altri turisti ecc. Purtroppo questa gita fa immediatamente sfumare tutta la poesia di questo posto magnifico. L’unico consiglio che posso dare è di mettervi in tasca qualche quetzal e di nascondere il resto dato che, pur di avere un attimo di respiro, potreste essere tentati di dare tutto quello che avete. Se siete fortunati invece l’itinerario prevede San Pedro e/o Santiago Atitlan, magari meno carine a livello di posizione ma decisamente meno “trappole”. Provate a chiedere di Maximon, vi diranno dove trovarlo e avrete una divertente sorpresa (non ve la anticipo, se no che sorpresa è?)
Da notare che ogni villaggio del lago ha dei suoi colori che vengono usati per i tessuti (in realtà ogni zona degli altipiani ha dei suoi colori). Se li volete acquistare, per curiosità, provate a chiedere quel tessuto di che villaggio è.
Da Atitlan si va a Chichicastenango (detta Chichi), dove c’è il famosissimo mercato della domenica e del giovedì. Ormai è molto turistica, ma merita comunque una visita, è davvero un bellissimo mercato con una quantità incredibile di colori, sia tra gli oggetti in vendita sia tra la gente che viene qui dai dintorni per vendere i propri prodotti. Date un’occhiata anche alla chiesa (mi raccomando, con discrezione, qui la gente non ama essere fotografata), dove, come in tutto il paese la religione cristiana è stata mescolata ai riti pagani. Non è difficile assistere a qualche rito e spesso si creano anche situazioni molto particolari: per fare un esempio, anni fa, proprio qui ho trovato tutte le statue dei santi in fila con la faccia contro il muro. Mi hanno poi spiegato che c’ era stato un incendio e, dato che i santi non erano riusciti a proteggere la chiesa li avevano messi in castigo !!!! e già che ci siete chiedete il perché dei colori delle candele e andate a vedere il piccolo cimitero, con le tombe colorate con un preciso significato (dovete però farvelo raccontare da qualcuno del posto, se lo facessi io lo renderei banale, cosa che assolutamente non è).
Personalmente preferisco organizzare il tour in funzione di arrivare qui la sera prima del mercato, per vederne i preparativi e poterlo girare di prima mattina, quando di turisti ancora ce ne sono pochi, ma tutto dipende da quanto tempo si ha a disposizione.
A questo punto l’itinerario classico prevede di tornare a Guate, ma è molto interessate proseguire la visita degli altipiani proseguendo per Quetzaltenango (Xela), la seconda città del paese. La strada per arrivarci non prevede niente di particolare (a parte uno stabilimento termale con una enorme vasca di acqua calda all’aperto in cui la gente fa il bagno e lava i panni. Probabilmente ci passerete verso sera. In questo caso, fermatevi qualche minuto: oltre a spezzare il viaggio vedrete i bambini sguazzare ed è molto divertente.
Xela non è una città particolarmente entusiasmante, ma nei dintorni ci sono dei magnifici mercati: in diversi paesi (mi vengono in mente Zunil e Almolonga, ma non sono gli unici) si trovano mercati di frutta e verdura e rimarrete stupiti dalle dimensioni: non mai visto carote e ravanelli così grandi in vita mia. Dicono che è semplicemente il terreno vulcanico e non ci sono concimi di nessun genere.
Nei pressi c’è anche San Francisco el Alto, che ha un bel mercato del bestiame che vale la pena di vedere anche se ovviamente non avrete nessuna intenzione di portarvi a casa una capretta o una gallina. Fate però attenzione ai borseggiatori, che qui sono particolarmente abili.
Da qui si torna a Guate dove, dopo una notte d’appoggio si riparte lasciando gli altipiani alla volta della zona caraibica.
La mattina si riparte quindi verso est e si scende gradualmente fino ad arrivare al livello del mare. Il paesaggio cambia completamente: ci si trova nella zona delle piantagioni e le banane e gli ananas sostituiscono il caffé. Allo stesso modo cambia la gente: sugli altipiani è prevalente l’etnia maya quiché, qui prevalgono i mestizos (discendenti dei bianchi che nei secoli si sono sposati con donne maya) che vestono all’occidentale e spesso lavorano come charros nelle fazendas (praticamente fanno lo stesso lavoro dei molto più famosi cow-boy americani). Non è raro vedere qualcuno in giro a cavallo e magari anche un cavallo parcheggiato al distributore di benzina, tra i camion della Fruit Company, intanto che il cavaliere fa acquisti.
La tappa d’obbligo in questo caso è a Rio Hondo, paese assolutamente insignificante ma rilevante punto di passaggio, dato che per molti chilometri poi non si troveranno benzinai, alberghi né altro.
Qui di solito si dorme al Motel Longarone che deve il suo nome all’italianissimo fondatore che, persa la casa con l’alluvione del Vajont, è venuto qui per rifarsi una vita. I figli vivono tuttora lì e sono estremamente gentili, gli fa piacere parlare in italiano e dell’Italia e sanno preparare un’ottima carbonara !
Da qui si arriva facilmente a Quiriguà, sito un po’ meno conosciuto ma con delle belle stele. Ci sono dei calendari maya tra le stele e ce n’è una che racconta una storia particolare: c’è stato un indovino azteco (non ricordo il nome) che ha predetto la fine del mondo. Dato che poi la data è arrivata senza che succedesse nulla fu condannato a morte e scappò via rifugiandosi dai maya di questa zona. Predisse nuovamente la fine del mondo (evidentemente era un vizio…) ma anche stavolta non successe niente, per cui anche i maya, un po’ arrabbiati, lo condannarono a morte (e stavolta non riuscì a scappare)
Da qui si arriva velocemente a Copan, in Honduras (di cui parlerò però nel resoconto dell’Honduras). Restando invece in Guatemala si prosegue per Puerto Barrios, città piuttosto brutta ma punto di partenza per andare a Livingston, che si può raggiungere solo in barca.
La lancia veloce impiega un’oretta tra i canali di mangrovie per arrivare in questa minuscola enclave caraibica, abitata esclusivamente dai Garifuna. Il paese è incredibile, con le strade di sabbia e la gente che balla appena possibile e vive allegramente e con ritmi decisamente caraibici (si dice addirittura che il paese è stato costruito su un grande cumulo di bottiglie vuote di rum…). I bambini poi sono divertentissimi ! La spiaggia non è il massimo ma spesso gli hotel portano i turisti in lancia nei cayos del Belize, a meno di trenta minuti di barca. Purtroppo non sono mai riuscita ad andare ai Siete Altares, alcune volte per le maree, altre per il brutto tempo ed altre ancora perché l’escursione è diventata pericolosa. Spero di poter rimediare presto. Personalmente non sono mai andata nei cayos, ho sempre trovato più divertente girare per il paese a chiacchierare con la gente e, soprattutto, con i bambini. Non vi saprei dire come è la spiaggia dove gli albergatori portano i turisti.
Il giorno successivo si lascia Livington in barca e si risale il Rio Hondo fino al lago Izabal. Lungo il tragitto ci si addentra spesso tra la vegetazione in canali che solo chi guida la lancia riesce a vedere e di tanto in tanto ci si trova in veri e propri villaggi sull’acqua, dove i bambini imparano a remare prima che a camminare e ci vengono incontro per la curiosità di vedere chi arriva fino a qui.
Dopo un paio d’ore di paradiso arrivare al lago è come un duro ritorno alla realtà: villette sulle rive e barche a vela nel porticciolo mi ricordano che qui tanti statunitensi hanno comprato casa. Un vero peccato (so che non è bello dirlo, ma dopo gli ultimi 2 giorni…). Il castello è stato palesemente ricostruito (prima era stato bruciato e distrutto dai pirati, poi adibito a carcere e infine abbandonato, la ricostruzione è stata decisamente impegnativa) ma è pur sempre un posto piacevole.
Qui arriva la strada e si prosegue per Flores, la porta di ingresso di un posto che non ha uguali: Tikal, chi non l’ha mai sentita ? Flores è una cittadina in mezzo alla rigogliosa foresta del Peten sulle rive di un lago. In sé la cittadina non è niente di particolare ma ha un’atmosfera tranquilla e un bel mercato artigianale che rendono piacevole passarci un po’ di tempo.
Ed eccoci a Tikal (se possibile dormite in uno dei pochi alberghi nei pressi, in modo da essere qui di prima mattina), sito archeologico maya immerso nella foresta. Non sono un’archeologa, per cui non vi parlerò della parte “tecnica” che di sicuro in molti conoscono meglio di me. Posso invece dirvi quelle che sono state le mie emozioni quando per la prima volta sono stata qui: immaginate di camminare su un sentiero, tutto attorno a voi alberi enormi (ceibas e moltissimi altri tipi) così fitti che regna la penombra. Sugli alberi ci sono gruppi di scimmie urlatrici e tutto attorno tantissimi altri tipi di animali che, un po’ per volta, si fanno vedere. All’improvviso il sentiero si apre e, in mezzo alla foresta si trova il primo dei tanti templi. Tikal è così, è un posto magico ed è bellissimo girare sui sentieri guardandosi attorno, salire sui templi (sempre che non soffriate di vertigini) e vedere lo spettacolo dei templi che sbucano qua e là, come se fossero gli unici punti fissi in un oceano di verde. Ci sono stata tante volte ed è sempre magnifica. Se avete tempo fate anche i percorsi naturalistici, che permettono di vedere più facilmente gli animali e portano ai templi più periferici (in passato su questi sentieri si verificavano rapine; di recente mi hanno assicurato che sono stati resi sicuri, ma è meglio che chiediate informazioni all’ingresso prima di andarci)
Se poi volete vedere anche altri siti archeologici meno conosciuti, vicino a Flores si trova anche Ceibal, dove probabilmente sarete gli unici visitatori (anche se negli ultimi anni è diventato un po’ più conosciuta) a girare nel sito, anche questo in mezzo alla foresta. Tra le immancabili scimmie urlatrici c’è un bel tempio centrale. Secondo me ne vale la pena e,dato che ci si arriva solo in barca, può anche essere una bella escursione naturalistica.
Se non si era capito per me il Guatemala è un posto speciale ! Vi prego però, nel programmare un viaggio qui, di fare attenzione a prendere le dovute cautele, dato che il paese può essere pericoloso se preso nel modo sbagliato. Il clima varia a seconda di dove vi trovate: sugli altipiani è fresco e piacevole, come è buono anche nella zona caraibica. Nel Peten è invece molto umido e afoso, per cui procuratevi scorte d’acqua. Per lo stesso motivo portatevi dietro dei repellenti antizanzare: in mezzo alla foresta (anche se non dappertutto) ci sono punti dove le zanzare sono talmente voraci da mangiarsi l’Autan per colazione e chiedervi anche il bis. Anche nel periodo delle piogge, i temporali si concentrano di solito nella serata, per cui non è necessariamente da escludere un viaggio in estate.
Detto questo…. Andateci, non c’è altro da aggiungere.
Come sempre se c’è bisogno di altre informazioni chiedete e, per quanto posso, sarò felice di rispondere.
