Milano
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Altro su Milano
Milano: informazioni utili
Prima della partenza
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Geografia e territorioLa città di Milano si trova nel nord del Paese e più precisamente nella parte occidentale della Lombardia. Milano è anche il capoluogo dell’omonima provincia e della regione lombarda. La città si trova nella pianura Padana, in un territorio circondato dai fiumi Adda, Po e Ticino. Percorrendo circa 50 chilometri verso nord si raggiunge il lago di Como e il confine con la Svizzera. Milano è il più importante polo economico, finanziario, industriale, universitario e culturale della Lombardia ed una delle principali città italiane.
Clima
A Milano il clima è di tipo continentale, con inverni piuttosto rigidi ed estati calde, afose ed umide. I periodi più adatti per visitare la città sono l’autunno e la primavera. Durante l’estate le temperature sono spesso elevate ed avvolte superano i 30 gradi. In questo periodo dell’anno la città è quasi deserta in quanto la maggior parte dei milanesi, per sfuggire all’afa della città, si spostano sulle coste o in montagna.
Uffici di Informazione ed Accoglienza Turistica (IAT)
Sono presenti due sportelli d’Informazione e Accoglienza Turistica:
Piazza Duomo: aperto tutti i giorni: lu-sa: 8.45-13.00, 14.00-18.00, do-festivi: 9.00-13.00, 14.00-17.00)
Stazione Centrale: aperto tutti i giorni: lu-sa: 9.00-18.00 e do-festivi: 9.00-13.00, 14.00-17.00)
Paese & Persone
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Costumi / AbitudiniMilano è tendenza, moda, innovazione, divertimento, tradizione, cultura e imprenditorialità. Nota a livello internazionale per essere uno dei principali centri dell’alta moda al mondo, Milano è una città mondana dove glamour e divertimento sono all’ordine del giorno. Qui le giornate si trascorrono tra negozi di moda, boutique di lusso e centri commerciali. Mentre al tramonto la vita milanese si sposta nei bar per l’happy hour. Dopo l’aperitivo ci si sposta nei ristoranti, per poi terminare la serata a vedere un teatro o un concerto, oppure a scatenarsi nei numerosi locali mondani. Milano è anche un importante polo economico italiano: numerose sono infatti le realtà imprenditoriali di successo presenti sul territorio. Inoltre nella capitale lombarda si trova uno dei più importanti atenei del Paese e, grazie alla presenza delle numerose università, a Milano è presente anche una vivace e movimentata vita studentesca.
Cultura / Tradizioni
Milano vanta una lunga tradizione letteraria (grazie a nomi d’eccellenza come Alessandro Manzoni e Cesare Beccaria), musicale, culturale e artistica. Oltre a un susseguirsi di vetrine e negozi di alta moda, passeggiando lungo la città si possono ammirare numerosi edifici, chiese e piazze. L’edificio ecclesiastico più importante di Milano, nonché il simbolo della città è il Duomo. Milano ospita anche variegati musei d’arte, come la Pinacoteca di Brera e i musei del Castello Sforzesco (nei quali si trova anche la Pietà di Michelangelo). Oltre ai musei d’arte sono presenti altri interessanti musei: il Museo Egizio, Il Museo Naturalistico e scientifico e il Museo della Scienza e della Tecnologia. La capitale lombarda è anche nota per il suo Teatro alla Scala, che ogni anno ospita importanti opere liriche.
Religione
La maggior parte della popolazione italiana è di fede Cristiana con confessione cattolica. Le altre confessioni cristiane presenti in Italia, anche se meno diffuse rispetto al cattolicesimo, sono: protestanti, ortodosse, ebraiche, testimoni di Geova, ecc. Inoltre a seguito di importanti flussi migratori avvenuti negli ultimi anni, in Italia si sono diffuse altre religioni. Ad esempio sul territorio italiano sono presenti fedeli musulmani e buddisti.
Come arrivare
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AeroportiA Milano sono presenti due aeroporti: Milano Linate e Milano Malpensa. A 50 chilometri dal centro di Milano si trova anche l’aeroporto Bergamo Orio al Serio. Questi aeroporti garantiscono collegamenti nazionali e internazionali. Una volta atterrati è possibile raggiungere il centro città in autobus, in ferrovia o in taxi.
Treno
Milano è servita da due stazioni ferroviarie: la principale è la Stazione Centrale e si trova in Piazzale Duca d’Aosta. Questa stazione rappresenta un importante nodo ferroviario e garantisce collegamenti con le più importanti città italiane ed europee. Per maggiori informazioni sulle corse, orari e tariffe: www.ferroviedellostato.it
La seconda stazione è la Cadorna e si trova nel centro città. Questa stazione ferroviaria garantisce collegamenti quotidiani con le principali località site al nord di Milano. Inoltre quotidianamente circola il Malpensa Express, un treno che collega la stazione con l’aeroporto di Malpensa. Per maggiori informazioni sulle corse, orari e tariffe: http://www.lenord.it/
Automobile
Milano è collegata con numerose autostrade e rappresenta il principale collegamento autostradale del Paese. Le autostrade che portano a Milano sono: A1 (Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Reggio Calabria), A4 (Torino – Venezia), A7 (Genova e la Riviera Ligure), A8 e A9 (aeroporto di Malpensa e altre destinazioni della Lombardia).
Per maggiori informazioni consulta la via Michelin: www.viamichelin.it
Trasporti pubblici
A Milano è presente un servizio di bus e tram abbastanza efficiente. Bus e tram sono in circolazione quotidianamente e inoltre durante la notte opera un servizio di Radiobus notturno che garantisce collegamenti con le principali parti della città.
Per maggiori informazioni sulle linee, orari e tariffe: www.atm-mi.it
Ma il mezzo più veloce e comodo per spostarsi lungo la città è la metropolitana. Le fermate della metropolitana si trovano nei pressi dei principali monumenti ed edifici. Inoltre le due stazioni ferroviarie di Milano (Stazione centrale e Cadorna) sono servite da alcune linee della metropolitana.
Taxi
A Milano i taxi sono di colore bianco e si trovano 24 ore su 24 al di fuori degli aeroporti, stazioni ferroviarie e nei principali punti d’interesse.
Vivere & Divertirsi
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EventiMilano è una città ricca di eventi e manifestazioni. In ogni momento e settimana dell’anno troverete sempre intrattenimenti di ogni genere: mostre, esposizioni, fiere, concerti musicali, eventi culturali, feste religiose, sagre, manifestazioni sportive, spettacoli, teatri, ecc. Il calendario degli eventi proposto dalla città di Milano propone manifestazioni per ogni classe di età: si passa dagli intrattenimenti per i più piccini, a una vasta offerta di divertimento per i giovani, fino ad eventi culturali e musicali per un pubblico più adulto.
Per maggiori informazioni sugli eventi consulta la pagina eventi del sito ufficiale del turismo di Milano
Gastronomia
La cucina milanese di oggi si divide tra tradizione e innovazione. La cucina tradizionale è composta da piatti semplici e saporiti. Tra le specialità tipiche della cucina milanese si trovano: il risotto alla milanese (dall’inconfondibile colore giallo), la costoletta alla milanese, il minestrone di verdure, la cassouela (a base di carne e verdure), l’osso buco, la polenta e lo zabaione.
Ma nella capitale della moda, non potevano mancare ristoranti con una cucina innovativa e all’avanguardia con le ultime tendenze: piatti leggeri e salutari, nuove tecniche di cottura, presentazione del piatto molto curata e attenta al dettaglio e chef che vantano riconoscimenti internazionali.
Stile di vita
Milano è tendenza, innovazione e imprenditorialità. Una città che anticipa e che guarda al futuro, ma anche una città giovane, universitaria che sa divertire. Di giorno la vita di Milano si divide tra lavoro, studi universitari e giri per negozi. All’ora del tramonto la vita milanese si trova nei locali per l’happy hour, per poi spostarsi all’ora di cena nei numerosi ristorantini della città. Dopo cena inizia la lunga notte milanese fatta di teatri, opere, ma soprattutto di una miriade di locali e club all’ultimo grido. In qualunque ora della giornata Milano è sempre in movimento.
Attrazioni
Milano affascina per le sue piazze e monumenti, ma soprattutto per i suoi negozi e per la sua vita mondana.
Il simbolo della città è senza dubbio il Duomo, la quarta chiesa per grandezza d'Europa (http://www.duomomilano.it/)
Altro edificio significativo è il Castello Sforzesco, che racchiude in uno dei suoi musei la Pena di Michelangelo. Per maggiori informazioni: http://www.milanocastello.it/ita/home.html
Le piazze più belle della città sono Piazza Duomo, Piazza San Babila e Piazza Cavour.
A Milano ha anche sede il Teatro alla Scala, che ogni anno ospita importanti opere liriche.
A Milano si trovano differenti musei per ogni gusto, qui sotto ne sono elencati alcuni:
Pinacoteca di Brera, Museo Egizio, Museo di Storia Naturale, Museo della Preistoria e Protostoria, Museo della Scienza e Tecnologia.
Consulta la pagina musei del Portale turistico della cittä
Per lo shopping la via più famosa è la via Montenapoleone, dove sono presenti i maggiori nomi dell’alta moda mondiale. Anche il corso Buenos Aires è particolarmente rinomato per i suoi numerosi negozi e centri commerciali.
Molto bella e movimentata è la vita mondana e notturna della città. I principali locali si trovano sui navigli e sparsi in giro per la città. L’happy hour è un rito molto diffuso tra i locali della capitale lombarda (l’happy hour ha luogo all’ora dell’aperitivo).
Per maggiori informazioni sulla città: http://www.turismo.comune.milano.it e http://www.milanofree.it/
Milano: Le cose da vedere più gettonate
Milano: guida di viaggio
Fondata dai Galli Insubri, probabilmente agli albori del IV secolo a.C., l’antica Mediolanum (un nome che secondo alcuni significò “città tra due fiumi” e secondo altri “città al centro della pianura”
) fu all’inizio solo un piccolo insediamento, che conobbe però un rapido sviluppo in seguito alla conquista romana, avvenuta nel 222 a.C. e ribadita definitivamente nel 197 a.C., dopo una parentesi
di ribellione legata alla discesa in Italia di Annibale e degli eserciti cartaginesi.
Capitale dell’XI Regione Transpadana, importante e strategico nodo di commercio cinto dalla prima cerchia di mura, la città raggiunse il suo massimo splendore nel 292 d.C., quando l’imperatore Massimiano la scelse come capitale dell’Impero Romano d’Occidente, la protesse con più consone fortificazioni e vi si trasferì con la sua corte. Qui, nel 313, Costantino emanò il celebre Editto, e ancora qui compì la sua appassionata opera il vescovo Ambrogio, convinto avversario dell’Arianesimo, che a Milano era giunto, però, nel 370, come laico governatore imperiale. Il decadere dell’Impero e l’incombere delle orde barbariche (i Visigoti di Alarico nel 401, gli Ostrogoti di Teodorico nel 409, su su fino ai Goti che, nonostante la strenua resistenza dei Bizantini, nel 539 saccheggiarono e devastarono la città) segnarono però il rapido declino della florida Milano, che nel 569 venne occupata dai Longobardi di Alboino e vide la sua supremazia sulla regione definitivamente compromessa in favore della vicina Pavia.
Tale posizione di inferiorità e di sempre più marcato isolamento politico si conservò inalterata anche sotto Franchi e Carolingi, ma due grandi forze contribuirono in quell’epoca a sostenere comunque le sorti e i destini di Milano: le sempre fiorenti attività commerciali e la presenza di una figura, l’arcivescovo, che nel tempo aveva saputo consolidare e rafforzare il proprio prestigio e la propria potenza politica. Un vescovo, in particolare, Ariberto d’Intimiano, nell’XI secolo, destreggiandosi fra feudatari e popolani, riuscì a tenere testa perfino all’imperatore, ponendo in certo qual modo le fondamenta per un lento risveglio della realtà milanese. Così, pur rimanendo l’arcivescovo la massima autorità cittadina, nel 1117 Milano si costituì in Comune, con la ricca borghesia chiamata ufficialmente a partecipare alla pubblica amministrazione. In breve, la potenza economica della città crebbe talmente da consentirle di assorbire il contado, sostituendosi in sostanza alla preesistente struttura feudale, e di ampliare poi le proprie mire espansionistiche a scapito di centri vicini come Como e Lodi.
L’intento era quello di dar vita ad un vero e proprio Stato autonomo, approfittando anche di un momentaneo disinteresse per l’Italia da parte della dinastia imperiale, impegnata in Germania in accanite lotte per la successione. Quando, però, Federico I Barbarossa, riaffermato il proprio potere, decise di rafforzare nuovamente l’indebolita egemonia nella penisola, poté sf... Continua a leggere
Capitale dell’XI Regione Transpadana, importante e strategico nodo di commercio cinto dalla prima cerchia di mura, la città raggiunse il suo massimo splendore nel 292 d.C., quando l’imperatore Massimiano la scelse come capitale dell’Impero Romano d’Occidente, la protesse con più consone fortificazioni e vi si trasferì con la sua corte. Qui, nel 313, Costantino emanò il celebre Editto, e ancora qui compì la sua appassionata opera il vescovo Ambrogio, convinto avversario dell’Arianesimo, che a Milano era giunto, però, nel 370, come laico governatore imperiale. Il decadere dell’Impero e l’incombere delle orde barbariche (i Visigoti di Alarico nel 401, gli Ostrogoti di Teodorico nel 409, su su fino ai Goti che, nonostante la strenua resistenza dei Bizantini, nel 539 saccheggiarono e devastarono la città) segnarono però il rapido declino della florida Milano, che nel 569 venne occupata dai Longobardi di Alboino e vide la sua supremazia sulla regione definitivamente compromessa in favore della vicina Pavia.
Tale posizione di inferiorità e di sempre più marcato isolamento politico si conservò inalterata anche sotto Franchi e Carolingi, ma due grandi forze contribuirono in quell’epoca a sostenere comunque le sorti e i destini di Milano: le sempre fiorenti attività commerciali e la presenza di una figura, l’arcivescovo, che nel tempo aveva saputo consolidare e rafforzare il proprio prestigio e la propria potenza politica. Un vescovo, in particolare, Ariberto d’Intimiano, nell’XI secolo, destreggiandosi fra feudatari e popolani, riuscì a tenere testa perfino all’imperatore, ponendo in certo qual modo le fondamenta per un lento risveglio della realtà milanese. Così, pur rimanendo l’arcivescovo la massima autorità cittadina, nel 1117 Milano si costituì in Comune, con la ricca borghesia chiamata ufficialmente a partecipare alla pubblica amministrazione. In breve, la potenza economica della città crebbe talmente da consentirle di assorbire il contado, sostituendosi in sostanza alla preesistente struttura feudale, e di ampliare poi le proprie mire espansionistiche a scapito di centri vicini come Como e Lodi.
L’intento era quello di dar vita ad un vero e proprio Stato autonomo, approfittando anche di un momentaneo disinteresse per l’Italia da parte della dinastia imperiale, impegnata in Germania in accanite lotte per la successione. Quando, però, Federico I Barbarossa, riaffermato il proprio potere, decise di rafforzare nuovamente l’indebolita egemonia nella penisola, poté sf... Continua a leggere
Fondata dai Galli Insubri, probabilmente agli albori del IV secolo a.C., l’antica Mediolanum (un nome che secondo alcuni significò “città tra due fiumi” e secondo altri “città al centro della pianura”
) fu all’inizio solo un piccolo insediamento, che conobbe però un rapido sviluppo in seguito alla conquista romana, avvenuta nel 222 a.C. e ribadita definitivamente nel 197 a.C., dopo una parentesi
di ribellione legata alla discesa in Italia di Annibale e degli eserciti cartaginesi.
Capitale dell’XI Regione Transpadana, importante e strategico nodo di commercio cinto dalla prima cerchia di mura, la città raggiunse il suo massimo splendore nel 292 d.C., quando l’imperatore Massimiano la scelse come capitale dell’Impero Romano d’Occidente, la protesse con più consone fortificazioni e vi si trasferì con la sua corte. Qui, nel 313, Costantino emanò il celebre Editto, e ancora qui compì la sua appassionata opera il vescovo Ambrogio, convinto avversario dell’Arianesimo, che a Milano era giunto, però, nel 370, come laico governatore imperiale. Il decadere dell’Impero e l’incombere delle orde barbariche (i Visigoti di Alarico nel 401, gli Ostrogoti di Teodorico nel 409, su su fino ai Goti che, nonostante la strenua resistenza dei Bizantini, nel 539 saccheggiarono e devastarono la città) segnarono però il rapido declino della florida Milano, che nel 569 venne occupata dai Longobardi di Alboino e vide la sua supremazia sulla regione definitivamente compromessa in favore della vicina Pavia.
Tale posizione di inferiorità e di sempre più marcato isolamento politico si conservò inalterata anche sotto Franchi e Carolingi, ma due grandi forze contribuirono in quell’epoca a sostenere comunque le sorti e i destini di Milano: le sempre fiorenti attività commerciali e la presenza di una figura, l’arcivescovo, che nel tempo aveva saputo consolidare e rafforzare il proprio prestigio e la propria potenza politica. Un vescovo, in particolare, Ariberto d’Intimiano, nell’XI secolo, destreggiandosi fra feudatari e popolani, riuscì a tenere testa perfino all’imperatore, ponendo in certo qual modo le fondamenta per un lento risveglio della realtà milanese. Così, pur rimanendo l’arcivescovo la massima autorità cittadina, nel 1117 Milano si costituì in Comune, con la ricca borghesia chiamata ufficialmente a partecipare alla pubblica amministrazione. In breve, la potenza economica della città crebbe talmente da consentirle di assorbire il contado, sostituendosi in sostanza alla preesistente struttura feudale, e di ampliare poi le proprie mire espansionistiche a scapito di centri vicini come Como e Lodi.
L’intento era quello di dar vita ad un vero e proprio Stato autonomo, approfittando anche di un momentaneo disinteresse per l’Italia da parte della dinastia imperiale, impegnata in Germania in accanite lotte per la successione. Quando, però, Federico I Barbarossa, riaffermato il proprio potere, decise di rafforzare nuovamente l’indebolita egemonia nella penisola, poté sfruttare il malcontento e dunque l’appoggio dei Comuni assoggettati da Milano, sottoponendo la città ad un lungo assedio e, nel 1162, dopo averla espugnata, radendola al suolo. Milano seppe però risollevarsi rapidamente, in tempo per volgere a proprio favore lo scontento suscitato dal governo imperiale nelle città vicine: fu così che esse si coalizzarono con la risorta Milano nella Lega di Pontida, che nel 1176 ottenne, nella battaglia di Legnano, una leggendaria vittoria sugli imperiali.
L’autonomia comunale era così definitivamente riaffermata, ma i continui conflitti interni che avrebbero segnato irrimediabilmente la convivenza fra i diversi Comuni finirono per assicurare alla regione un lungo periodo di pericolosa instabilità. Finché ancora una volta un arcivescovo, Ottone Visconti, nel 1277, dopo dure e sanguinose lotte con altre famiglie milanesi di spicco, riuscì ad imporre il proprio potere in città spalancando al nipote Matteo e ai pronipoti Galeazzo I e Azzone le porte della signoria milanese. Si apriva così il lungo (130 anni) periodo del dominio visconteo, che se da una parte segnò l’inizio della vera e decisa rinascita della città, destinata a rivivere grandi fasti e splendori, dall’altra si caratterizzò anche per accanite lotte dinastiche. I Visconti consideravano, infatti, Milano e il suo Stato (che si espandeva progressivamente in direzione di Piemonte, Emilia e Liguria) come una proprietà personale, da trasmettersi e suddividersi di generazione in generazione. E fu così, ad esempio, che alla metà del XIV secolo la sua gestione fu esercitata contemporaneamente da due fratelli, Galeazzo II e Bernabò.
Quando però, nel 1378, a Galeazzo II successe il figlio, Gian Galeazzo, tale convivenza divenne estremamente scomoda, tanto che quello che si sarebbe affermato come uno dei più importanti e splendidi signori di Milano non esitò a sbarazzarsi brutalmente dello zio e dei suoi eredi. Già alla morte di Gian Galeazzo, però, che nel 1395 aveva acquistato il titolo di duca, la situazione parve precipitare, per la rivalità fra i suoi eredi e il progressivo rafforzarsi della potenza dei vari, e ambiziosi, capitani di ventura. Proprio uno di questi, Francesco Sforza, marito dell’ultima dei Visconti, Bianca Maria, dopo la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana, era destinato a riportare a Milano calma e prosperità, facendosi acclamare dal popolo, nel 1450, signore della città. Egli si dimostrò un principe lungimirante e capace, che si prodigò per assicurare la pace fra i diversi Stati italiani e il benessere alla città che governava.
Non altrettanto abili si dimostrarono invece i suoi successori, fra cui spicca quel Ludovico I il Moro che, sfruttando la prematura e violenta morte del fratello maggiore, Galeazzo Maria, e le incertezze della vedova, Bona di Savoia, riuscì ad assicurarsi prima la tutela del giovanissimo nipote, Gian Galeazzo Maria, e, quindi, alla morte di questi, il potere assoluto. Ludovico fu un signore munifico, che regalò a Milano un maestoso sviluppo urbanistico e un sostanziale progresso economico, ma la sua politica estera, fatta di ambiziose mire espansionistiche, di continue guerre e di un ininterrotto intrecciarsi di alleanze e rivalità, finì per dimostrarsi, col tempo, un elemento di intrinseca debolezza per le sorti della città. A pagarne lo scotto furono, comunque, soprattutto i discendenti di Ludovico, che videro il Ducato indebolirsi e quindi smembrarsi rapidamente, conteso com’era fra la potenza francese e quella spagnola, che, nel 1535, alla morte dell’ ultimo degli Sforza, Francesco II, si assicurò definitivamente il governo di Milano e dei suoi territori. La dominazione spagnola, esercitata per mezzo di un governatore, coincise, per la città, con un lungo periodo di impoverimento e di ristagno economico e politico, segnato dallo strapotere dell’aristocrazia locale, da un estenuante fiscalismo e anche da due terribili pestilenze, nel 1576 e nel 1629-1633. E ancora una volta furono l’arcivescovado (con le straordinarie figure di San Carlo e di Federico Borromeo) e l’incredibile forza e vitalità economica a salvare la città dalla catastrofe.
Il subentrare della potenza austriaca alla dominazione spagnola, nel 1737, segnò, comunque, una svolta. Il nuovo governo si segnalò, infatti, da subito, per un assolutismo marcatamente accentratore, che pose Vienna al centro di tutto e relegò Milano allo scomodo e passivo ruolo di satellite. Ma il dominio austriaco assicurò anche, alla città e a tutta la Lombardia, riforme volte a migliorare il tenore di vita delle popolazioni e l’economia dei territori, mentre sulla scia del prestigio viennese Milano tornava lentamente ad occupare un ruolo significativo in Europa, almeno sul piano culturale: si pensi ad esempio ai pensatori e ai filosofi illuministi che in città trovarono un ambiente particolarmente favorevole, ai circoli letterari che sempre più, con il tempo, avrebbero assunto anche spessore politico, ai poeti, come Parini, all’opera di Cesare Beccaria, che con il suo Dei delitti e delle pene pose una pietra miliare per l’intera civiltà europea, per arrivare all’ imponente figura di Alessandro Manzoni. Con il trascorrere del tempo, però, la presenza austriaca era stata sempre più avvertita, dalle popolazioni lombarde, come un giogo dispotico e oppressivo.
Merito anche, forse, della parentesi rivoluzionaria concessa a Milano dalla dominazione francese, che fra il 1796 e il 1815, sulla scia delle trascinanti idee egualitarie e libertarie, vide la formazione prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno d’Italia. Napoleone era entrato vittorioso in Milano il 15 maggio del 1796, e ancora qui, il 26 maggio 1805, era stato incoronato re del nuovo Regno, il cui governò egli aveva affidato al figliastro, e viceré, Eugenio Beauharnais. Ma il dominio austriaco era stato restaurato nel 1815, con la caduta del Bonaparte, e, benché più oppressivo e maltollerato che mai, conobbe un primo, sostanziale momento di crisi solo con i moti e le mitiche Cinque Giornate del 1848, quando i Milanesi seppero insorgere optando per l’annessione al Regno di Sardegna: un glorioso tentativo, destinato però a naufragare per la sconfitta di Carlo Alberto di Savoia da parte degli eserciti asburgici. Fu dunque necessario attendere l’8 giugno 1859 e la trionfale entrata in città di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III (storico evento preparato con sapiente abilità politica dal Cavour), per dichiarare ufficialmente la fine del dominio austriaco sulla Lombardia e il suo ingresso a pieno titolo nel nuovo Stato unitario. Dell’Italia, Milano diventò in breve la capitale economica e, per certi versi, anche culturale, conoscendo un rapido e perentorio sviluppo urbanistico, un significativo incremento demografico, una rapida crescita industriale e, conseguentemente, un ruolo di avanguardia sociale che ne avrebbe fatto il centro nevralgico delle prime rivendicazioni socialiste.
Dopo la prima guerra mondiale e il periodo fascista, durante il quale la città seppe comunque segnalarsi, da subito, come centro di resistenza sempre piuttosto attivo e organizzato, grazie anche a personalità di particolare spicco, politico e culturale, le vicende della seconda guerra mondiale seppero infliggere a Milano profonde e devastanti ferite. I bombardamenti aerei che si susseguirono, in special modo quelli,
terribili, dell’agosto del 1943, portarono, infatti, alla totale distruzione di vaste zone della città, mentre dopo l’armistizio, con l’occupazione tedesca, qui operò, fino alla liberazione, il 25 aprile del 1945, uno dei più importanti centri e motori della lotta partigiana. Dopo di allora, la vitale e intraprendente Milano risorse perentoriamente, riaffermando la propria predisposizione al ruolo di capitale economica del Paese e di realtà trainante, sul piano industriale, urbanistico, culturale e sociale, e proiettandosi infine, con immutati e intramontabili vigore ed energia, alla conquista del terzo millennio.
Capitale dell’XI Regione Transpadana, importante e strategico nodo di commercio cinto dalla prima cerchia di mura, la città raggiunse il suo massimo splendore nel 292 d.C., quando l’imperatore Massimiano la scelse come capitale dell’Impero Romano d’Occidente, la protesse con più consone fortificazioni e vi si trasferì con la sua corte. Qui, nel 313, Costantino emanò il celebre Editto, e ancora qui compì la sua appassionata opera il vescovo Ambrogio, convinto avversario dell’Arianesimo, che a Milano era giunto, però, nel 370, come laico governatore imperiale. Il decadere dell’Impero e l’incombere delle orde barbariche (i Visigoti di Alarico nel 401, gli Ostrogoti di Teodorico nel 409, su su fino ai Goti che, nonostante la strenua resistenza dei Bizantini, nel 539 saccheggiarono e devastarono la città) segnarono però il rapido declino della florida Milano, che nel 569 venne occupata dai Longobardi di Alboino e vide la sua supremazia sulla regione definitivamente compromessa in favore della vicina Pavia.
Tale posizione di inferiorità e di sempre più marcato isolamento politico si conservò inalterata anche sotto Franchi e Carolingi, ma due grandi forze contribuirono in quell’epoca a sostenere comunque le sorti e i destini di Milano: le sempre fiorenti attività commerciali e la presenza di una figura, l’arcivescovo, che nel tempo aveva saputo consolidare e rafforzare il proprio prestigio e la propria potenza politica. Un vescovo, in particolare, Ariberto d’Intimiano, nell’XI secolo, destreggiandosi fra feudatari e popolani, riuscì a tenere testa perfino all’imperatore, ponendo in certo qual modo le fondamenta per un lento risveglio della realtà milanese. Così, pur rimanendo l’arcivescovo la massima autorità cittadina, nel 1117 Milano si costituì in Comune, con la ricca borghesia chiamata ufficialmente a partecipare alla pubblica amministrazione. In breve, la potenza economica della città crebbe talmente da consentirle di assorbire il contado, sostituendosi in sostanza alla preesistente struttura feudale, e di ampliare poi le proprie mire espansionistiche a scapito di centri vicini come Como e Lodi.
L’intento era quello di dar vita ad un vero e proprio Stato autonomo, approfittando anche di un momentaneo disinteresse per l’Italia da parte della dinastia imperiale, impegnata in Germania in accanite lotte per la successione. Quando, però, Federico I Barbarossa, riaffermato il proprio potere, decise di rafforzare nuovamente l’indebolita egemonia nella penisola, poté sfruttare il malcontento e dunque l’appoggio dei Comuni assoggettati da Milano, sottoponendo la città ad un lungo assedio e, nel 1162, dopo averla espugnata, radendola al suolo. Milano seppe però risollevarsi rapidamente, in tempo per volgere a proprio favore lo scontento suscitato dal governo imperiale nelle città vicine: fu così che esse si coalizzarono con la risorta Milano nella Lega di Pontida, che nel 1176 ottenne, nella battaglia di Legnano, una leggendaria vittoria sugli imperiali.
L’autonomia comunale era così definitivamente riaffermata, ma i continui conflitti interni che avrebbero segnato irrimediabilmente la convivenza fra i diversi Comuni finirono per assicurare alla regione un lungo periodo di pericolosa instabilità. Finché ancora una volta un arcivescovo, Ottone Visconti, nel 1277, dopo dure e sanguinose lotte con altre famiglie milanesi di spicco, riuscì ad imporre il proprio potere in città spalancando al nipote Matteo e ai pronipoti Galeazzo I e Azzone le porte della signoria milanese. Si apriva così il lungo (130 anni) periodo del dominio visconteo, che se da una parte segnò l’inizio della vera e decisa rinascita della città, destinata a rivivere grandi fasti e splendori, dall’altra si caratterizzò anche per accanite lotte dinastiche. I Visconti consideravano, infatti, Milano e il suo Stato (che si espandeva progressivamente in direzione di Piemonte, Emilia e Liguria) come una proprietà personale, da trasmettersi e suddividersi di generazione in generazione. E fu così, ad esempio, che alla metà del XIV secolo la sua gestione fu esercitata contemporaneamente da due fratelli, Galeazzo II e Bernabò.
Quando però, nel 1378, a Galeazzo II successe il figlio, Gian Galeazzo, tale convivenza divenne estremamente scomoda, tanto che quello che si sarebbe affermato come uno dei più importanti e splendidi signori di Milano non esitò a sbarazzarsi brutalmente dello zio e dei suoi eredi. Già alla morte di Gian Galeazzo, però, che nel 1395 aveva acquistato il titolo di duca, la situazione parve precipitare, per la rivalità fra i suoi eredi e il progressivo rafforzarsi della potenza dei vari, e ambiziosi, capitani di ventura. Proprio uno di questi, Francesco Sforza, marito dell’ultima dei Visconti, Bianca Maria, dopo la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana, era destinato a riportare a Milano calma e prosperità, facendosi acclamare dal popolo, nel 1450, signore della città. Egli si dimostrò un principe lungimirante e capace, che si prodigò per assicurare la pace fra i diversi Stati italiani e il benessere alla città che governava.
Non altrettanto abili si dimostrarono invece i suoi successori, fra cui spicca quel Ludovico I il Moro che, sfruttando la prematura e violenta morte del fratello maggiore, Galeazzo Maria, e le incertezze della vedova, Bona di Savoia, riuscì ad assicurarsi prima la tutela del giovanissimo nipote, Gian Galeazzo Maria, e, quindi, alla morte di questi, il potere assoluto. Ludovico fu un signore munifico, che regalò a Milano un maestoso sviluppo urbanistico e un sostanziale progresso economico, ma la sua politica estera, fatta di ambiziose mire espansionistiche, di continue guerre e di un ininterrotto intrecciarsi di alleanze e rivalità, finì per dimostrarsi, col tempo, un elemento di intrinseca debolezza per le sorti della città. A pagarne lo scotto furono, comunque, soprattutto i discendenti di Ludovico, che videro il Ducato indebolirsi e quindi smembrarsi rapidamente, conteso com’era fra la potenza francese e quella spagnola, che, nel 1535, alla morte dell’ ultimo degli Sforza, Francesco II, si assicurò definitivamente il governo di Milano e dei suoi territori. La dominazione spagnola, esercitata per mezzo di un governatore, coincise, per la città, con un lungo periodo di impoverimento e di ristagno economico e politico, segnato dallo strapotere dell’aristocrazia locale, da un estenuante fiscalismo e anche da due terribili pestilenze, nel 1576 e nel 1629-1633. E ancora una volta furono l’arcivescovado (con le straordinarie figure di San Carlo e di Federico Borromeo) e l’incredibile forza e vitalità economica a salvare la città dalla catastrofe.
Il subentrare della potenza austriaca alla dominazione spagnola, nel 1737, segnò, comunque, una svolta. Il nuovo governo si segnalò, infatti, da subito, per un assolutismo marcatamente accentratore, che pose Vienna al centro di tutto e relegò Milano allo scomodo e passivo ruolo di satellite. Ma il dominio austriaco assicurò anche, alla città e a tutta la Lombardia, riforme volte a migliorare il tenore di vita delle popolazioni e l’economia dei territori, mentre sulla scia del prestigio viennese Milano tornava lentamente ad occupare un ruolo significativo in Europa, almeno sul piano culturale: si pensi ad esempio ai pensatori e ai filosofi illuministi che in città trovarono un ambiente particolarmente favorevole, ai circoli letterari che sempre più, con il tempo, avrebbero assunto anche spessore politico, ai poeti, come Parini, all’opera di Cesare Beccaria, che con il suo Dei delitti e delle pene pose una pietra miliare per l’intera civiltà europea, per arrivare all’ imponente figura di Alessandro Manzoni. Con il trascorrere del tempo, però, la presenza austriaca era stata sempre più avvertita, dalle popolazioni lombarde, come un giogo dispotico e oppressivo.
Merito anche, forse, della parentesi rivoluzionaria concessa a Milano dalla dominazione francese, che fra il 1796 e il 1815, sulla scia delle trascinanti idee egualitarie e libertarie, vide la formazione prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno d’Italia. Napoleone era entrato vittorioso in Milano il 15 maggio del 1796, e ancora qui, il 26 maggio 1805, era stato incoronato re del nuovo Regno, il cui governò egli aveva affidato al figliastro, e viceré, Eugenio Beauharnais. Ma il dominio austriaco era stato restaurato nel 1815, con la caduta del Bonaparte, e, benché più oppressivo e maltollerato che mai, conobbe un primo, sostanziale momento di crisi solo con i moti e le mitiche Cinque Giornate del 1848, quando i Milanesi seppero insorgere optando per l’annessione al Regno di Sardegna: un glorioso tentativo, destinato però a naufragare per la sconfitta di Carlo Alberto di Savoia da parte degli eserciti asburgici. Fu dunque necessario attendere l’8 giugno 1859 e la trionfale entrata in città di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III (storico evento preparato con sapiente abilità politica dal Cavour), per dichiarare ufficialmente la fine del dominio austriaco sulla Lombardia e il suo ingresso a pieno titolo nel nuovo Stato unitario. Dell’Italia, Milano diventò in breve la capitale economica e, per certi versi, anche culturale, conoscendo un rapido e perentorio sviluppo urbanistico, un significativo incremento demografico, una rapida crescita industriale e, conseguentemente, un ruolo di avanguardia sociale che ne avrebbe fatto il centro nevralgico delle prime rivendicazioni socialiste.
Dopo la prima guerra mondiale e il periodo fascista, durante il quale la città seppe comunque segnalarsi, da subito, come centro di resistenza sempre piuttosto attivo e organizzato, grazie anche a personalità di particolare spicco, politico e culturale, le vicende della seconda guerra mondiale seppero infliggere a Milano profonde e devastanti ferite. I bombardamenti aerei che si susseguirono, in special modo quelli,
terribili, dell’agosto del 1943, portarono, infatti, alla totale distruzione di vaste zone della città, mentre dopo l’armistizio, con l’occupazione tedesca, qui operò, fino alla liberazione, il 25 aprile del 1945, uno dei più importanti centri e motori della lotta partigiana. Dopo di allora, la vitale e intraprendente Milano risorse perentoriamente, riaffermando la propria predisposizione al ruolo di capitale economica del Paese e di realtà trainante, sul piano industriale, urbanistico, culturale e sociale, e proiettandosi infine, con immutati e intramontabili vigore ed energia, alla conquista del terzo millennio.
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