Marrakech
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170179_Hotel_Les_Jardins_De_La_Mdina
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236856_Es_Saadi_Gardens__Resort_-_Palace
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278714_Sirayane_Boutique_Hotel__Spa_Marrakech
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281092_Ryad_Larouss
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Marrakech: Le cose da vedere più gettonate
Marrakech: guida di viaggio
Nei suoi nove secoli di vita Marrakech ha vissuto alterne vicende, momenti di splendore e di gloria, accompagnati da lunghi anni di buio.
È stata costruita e distrutta più volte, saccheggiata e abbellita, venerata e punita.
Poche città al mondo hanno legato così intensamente la propria storia a quella del loro Paese, fino a regalargli il loro stesso nome.
E di questa storia travagliata e affascinante Marrakech conserva tutt’oggi testimonianze splendide, tali da farne una città-museo che non stupisce solo per le sue moschee, i suoi minareti, gli splendidi palazzi, i giardini che sembrano un miracolo della natura in mezzo al nulla di una terra arida e assetata, dove sono nati grazie al genio e all’inventiva dei suoi costruttori.
A meravigliare, a lasciarci estasiati sono le sue stradine antiche, i suoi angoli angusti, le botteghe dei souk dove si trova di tutto; ma anche il senso di infinito dei suoi paesaggi proiettati sullo sfondo delle montagne dell’Alto Atlante, la vastità della sua piazza-mito (Jamaâ el-Fna), le geometrie spettacolari delle sue mura. È stata capitale del Marocco intero, città imperiale al pari di Fes, Meknes e Rabat. È stata ed è capitale del sud: dei tramonti roventi con le sue case rosse e rosa; dei profumi infiniti di spezie ed essenze pungenti e dolci; degli effluvi inebrianti delle rose e dei gelsomini; della magia dei canti e delle parole degli artigiani e degli incantatori di serpenti; del rumore delle acque e delle sue folle concitate nei mercati; della quiete maestosa dei suoi tesori d’arte berbera ed araba; delle nevi incredibili sui picchi dei monti che la scrutano.
È nata e resterà per sempre la grande metropoli dei popoli berberi, della loro fierezza da genti nomadi, avvezzi alla durezza di una vita divisa tra il mare delle sabbie sahariane e le aspre pietre della catena dell’Atlante e dei suoi picchi innevati.
Una fierezza che né i Fenici, i Romani, i Bizantini, e i Vandali prima, né gli Arabi con la loro conquista dal VII secolo in poi sono riusciti mai a soggiogare del tutto.
Oggi Marrakech è una città con oltre 500.000 abitanti, la terza del Marocco, dopo Rabat e Casablanca, capoluogo di una provincia con una popolazione di oltre 1.260.000 anime. È il crocevia fondamentale per il sud sahariano, oltre l’Alto Atlante e per le strade che raggiungono Agadir, Casablanca, Fes e Meknes.
Un ponte ideale, insomma, che unisce nord e sud del Marocco. Dell’artigianato (dal cuoio, al rame, alle stoffe, ai tappeti) ha fatto la sua attività principe, che impiega il 58,5% degli abitanti. Ma Marrakech, prima negli anni ‘70 e ‘80 ed oggi più che mai, grazie a una struttura alberghiera per tutte le tasche (dalle modeste alle più esigenti in cerca di splendide piscine, casinò e perfetti campi da golf da 18 buche) ha consolidato il suo ruolo di capitale del turismo marocchino, in concorrenza, forse, con la sola Agadir e il suo mare azzurro.
La storia ormai quasi mille... Continua a leggere
È stata costruita e distrutta più volte, saccheggiata e abbellita, venerata e punita.
Poche città al mondo hanno legato così intensamente la propria storia a quella del loro Paese, fino a regalargli il loro stesso nome.
E di questa storia travagliata e affascinante Marrakech conserva tutt’oggi testimonianze splendide, tali da farne una città-museo che non stupisce solo per le sue moschee, i suoi minareti, gli splendidi palazzi, i giardini che sembrano un miracolo della natura in mezzo al nulla di una terra arida e assetata, dove sono nati grazie al genio e all’inventiva dei suoi costruttori.
A meravigliare, a lasciarci estasiati sono le sue stradine antiche, i suoi angoli angusti, le botteghe dei souk dove si trova di tutto; ma anche il senso di infinito dei suoi paesaggi proiettati sullo sfondo delle montagne dell’Alto Atlante, la vastità della sua piazza-mito (Jamaâ el-Fna), le geometrie spettacolari delle sue mura. È stata capitale del Marocco intero, città imperiale al pari di Fes, Meknes e Rabat. È stata ed è capitale del sud: dei tramonti roventi con le sue case rosse e rosa; dei profumi infiniti di spezie ed essenze pungenti e dolci; degli effluvi inebrianti delle rose e dei gelsomini; della magia dei canti e delle parole degli artigiani e degli incantatori di serpenti; del rumore delle acque e delle sue folle concitate nei mercati; della quiete maestosa dei suoi tesori d’arte berbera ed araba; delle nevi incredibili sui picchi dei monti che la scrutano.
È nata e resterà per sempre la grande metropoli dei popoli berberi, della loro fierezza da genti nomadi, avvezzi alla durezza di una vita divisa tra il mare delle sabbie sahariane e le aspre pietre della catena dell’Atlante e dei suoi picchi innevati.
Una fierezza che né i Fenici, i Romani, i Bizantini, e i Vandali prima, né gli Arabi con la loro conquista dal VII secolo in poi sono riusciti mai a soggiogare del tutto.
Oggi Marrakech è una città con oltre 500.000 abitanti, la terza del Marocco, dopo Rabat e Casablanca, capoluogo di una provincia con una popolazione di oltre 1.260.000 anime. È il crocevia fondamentale per il sud sahariano, oltre l’Alto Atlante e per le strade che raggiungono Agadir, Casablanca, Fes e Meknes.
Un ponte ideale, insomma, che unisce nord e sud del Marocco. Dell’artigianato (dal cuoio, al rame, alle stoffe, ai tappeti) ha fatto la sua attività principe, che impiega il 58,5% degli abitanti. Ma Marrakech, prima negli anni ‘70 e ‘80 ed oggi più che mai, grazie a una struttura alberghiera per tutte le tasche (dalle modeste alle più esigenti in cerca di splendide piscine, casinò e perfetti campi da golf da 18 buche) ha consolidato il suo ruolo di capitale del turismo marocchino, in concorrenza, forse, con la sola Agadir e il suo mare azzurro.
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Nei suoi nove secoli di vita Marrakech ha vissuto alterne vicende, momenti di splendore e di gloria, accompagnati da lunghi anni di buio.
È stata costruita e distrutta più volte, saccheggiata e abbellita, venerata e punita.
Poche città al mondo hanno legato così intensamente la propria storia a quella del loro Paese, fino a regalargli il loro stesso nome.
E di questa storia travagliata e affascinante Marrakech conserva tutt’oggi testimonianze splendide, tali da farne una città-museo che non stupisce solo per le sue moschee, i suoi minareti, gli splendidi palazzi, i giardini che sembrano un miracolo della natura in mezzo al nulla di una terra arida e assetata, dove sono nati grazie al genio e all’inventiva dei suoi costruttori.
A meravigliare, a lasciarci estasiati sono le sue stradine antiche, i suoi angoli angusti, le botteghe dei souk dove si trova di tutto; ma anche il senso di infinito dei suoi paesaggi proiettati sullo sfondo delle montagne dell’Alto Atlante, la vastità della sua piazza-mito (Jamaâ el-Fna), le geometrie spettacolari delle sue mura. È stata capitale del Marocco intero, città imperiale al pari di Fes, Meknes e Rabat. È stata ed è capitale del sud: dei tramonti roventi con le sue case rosse e rosa; dei profumi infiniti di spezie ed essenze pungenti e dolci; degli effluvi inebrianti delle rose e dei gelsomini; della magia dei canti e delle parole degli artigiani e degli incantatori di serpenti; del rumore delle acque e delle sue folle concitate nei mercati; della quiete maestosa dei suoi tesori d’arte berbera ed araba; delle nevi incredibili sui picchi dei monti che la scrutano.
È nata e resterà per sempre la grande metropoli dei popoli berberi, della loro fierezza da genti nomadi, avvezzi alla durezza di una vita divisa tra il mare delle sabbie sahariane e le aspre pietre della catena dell’Atlante e dei suoi picchi innevati.
Una fierezza che né i Fenici, i Romani, i Bizantini, e i Vandali prima, né gli Arabi con la loro conquista dal VII secolo in poi sono riusciti mai a soggiogare del tutto.
Oggi Marrakech è una città con oltre 500.000 abitanti, la terza del Marocco, dopo Rabat e Casablanca, capoluogo di una provincia con una popolazione di oltre 1.260.000 anime. È il crocevia fondamentale per il sud sahariano, oltre l’Alto Atlante e per le strade che raggiungono Agadir, Casablanca, Fes e Meknes.
Un ponte ideale, insomma, che unisce nord e sud del Marocco. Dell’artigianato (dal cuoio, al rame, alle stoffe, ai tappeti) ha fatto la sua attività principe, che impiega il 58,5% degli abitanti. Ma Marrakech, prima negli anni ‘70 e ‘80 ed oggi più che mai, grazie a una struttura alberghiera per tutte le tasche (dalle modeste alle più esigenti in cerca di splendide piscine, casinò e perfetti campi da golf da 18 buche) ha consolidato il suo ruolo di capitale del turismo marocchino, in concorrenza, forse, con la sola Agadir e il suo mare azzurro.
La storia ormai quasi millenaria di Marrakech è stata strettamente legata a quella delle principali tribù berbere e del loro incontro-scontro con l’Islam: gli Almoravidi, gli Almohadi, i Merinidi, i Sadiani, gli Alaouiti. Le origini di quella che sarebbe diventata la capitale dell’impero berbero e della sua cultura restano ancora incerte. C’è chi fa risalire l’anno della sua fondazione al 1062, chi al 1070/71. Non ci sono invece dubbi sul fatto che il primo insediamento di Marrakech fu realizzato nella conca dell’Haouz (che si estende per quasi 6000 kmq. ai piedi dell’Alto Atlante) da Abaou Bakr. Suo sarebbe stato anche il nucleo di una prima casba (Qsar Lahjar).
Gli Almoravidi diventano grandi con lui ed anche Marrakech.
Nel giro di 40 anni, quell’iniziale campo di sosta, chiamato per giunta Marrakech (“vattene alla svelta”) sarebbe diventato la capitale di un vero e proprio impero, dall’Algeria all’Atlantico, dal Sahara all’Ebro. Youssef Ibn Tachfine fa erigere quasi subito una prima grande moschea, distrutta dai successivi padroni della città.
Si dedica a fare di Marrakech una vera metropoli. La città, priva di acqua, sarà dissetata così da un geniale sistema di condotte sotterranee, le khettara, esistenti ancor oggi, che mettono in contatto i vari pozzi scoperti nella zona che si stende ai piedi delle colline rocciose del Gueliz.
Ma Youssef Ibn Tachfine, che è berbero e uomo del deserto, trovata l’acqua, dà il via alla realizzazione di un mezzo miracolo: la creazione di una palmeraie. La leggenda dirà che sono stati i suoi soldati, grandi divoratori di datteri, che, gettando i noccioli sulla sabbia, avrebbero così contribuito alla sua creazione.
È nelle imprese militari che il suo genio troverà completa realizzazione.
Si impadronisce delle regioni del nord, da Tangeri alla parte orientale dell’attuale Algeria. Passa lo stretto di Gibilterra per andare in aiuto dei principi musulmani minacciati in Spagna dal cristianesimo di Alfonso VI di Castiglia. Con alterne vicende e alleanze, finirà per dominare le terre di Malaga, Granada, Cordova, Siviglia, fino a Valencia. Questi 40 anni di espansione lasceranno un segno indelebile nella storia futura di Marrakech e dell’intero Marocco. Per la città in crescita sarà questa l’occasione per assimilare, insieme a quella araba classica, la cultura spagnola e moresca.
Quando nel 1106 Youssef Ibn Tachfine muore e gli succede il figlio Alí, questi continuerà l’impegno del padre. Prende corpo in un solo anno la prima parte della grande cinta muraria che raccoglie ancor oggi la Medina, la parte antica della città. Ma nel contempo Marrakech rafforza il suo volto di città mercantile e artigiana, con le prime lavorazioni del legno e del cuoio.
D’ora in poi la vicenda della “capitale berbera” ormai arabizzata sarà il frutto delle alterne fortune e delle lotte che premieranno o distruggeranno le varie etnie che si affacceranno sulla sua scena. Saranno solo 4 i sovrani degli Almoravidi. Alla fine, l’ultimo, quasi un bambino, Ishaq, verrà decapitato dai nuovi padroni, gli Almoravidi.
Soltanto 41 anni dopo la morte del suo fondatore, Marrakech viene presa d’assalto da Ibn Toumert. È il 23 marzo 1147 quando le orde di cavalieri Almohadi, spinti da un nuovo furore della riforma religiosa, s’impadroniscono della città. Sono giorni drammatici. Marrakech è messa a ferro e a fuoco; gli Almoravidi vengono decimati, imprigionati, costretti alla fuga.
Il nuovo ordine degli “Unitari” (questo vuol dire Almohadi), poiché Ibn Toumert, che si era proclamato Mahdi (inviato di Dio) rilancia l’idea religiosa dell’unità divina, si attua cancellando ciò che hanno fatto gli Almoravidi. E solo dopo aver distrutto, si ricomincia a costruire. Finito il tempo delle macerie, arriva ora quello dei nuovi capolavori. È Abd el-Moumen, il vero fondatore della dinastia, che fa costruire la prima Koutoubia e poi una seconda (l’attuale), nuovi giardini e grandi vasche per l’acqua. Il suo successore, Abou Yaquoub Youssef crea addirittura un nuovo quartiere e, forse, dà l’avvio allo splendido giardino dell’Agdal. Yaquoub el-Mansour (il “vittorioso”), dal 1185, costruisce una nuova casba, dota la città di ospedali, riempie la Medina di una dozzina di superbi palazzi. Per gli Almohadi e Marrakech è il momento del nuovo splendore. La dinastia regnerà per quasi un secolo.
La città è diventata un centro culturale di prim’odine, umanistico e scientifico, tra astronomi, matematici e filosofi della fama di Averroè, chiamati tutti alla sua corte.
Poi, ancora una volta, la crisi. Un declino che inizia in Spagna, dove arriva la grande sconfitta inflitta dalle forze cristiane di Alfonso VII nel 1212 a Las Navas de Tolosa. Le ripercussioni della disfatta si tramutano in anni di anarchia. Alla fine ne approfittano i Merinidi, popolazioni berbere nomadi che vengono dal Sahara. Marrakech viene occupata nel 1269. L’ultimo sovrano almohade spazzato via. La capitale dei nuovi dominatori è spostata a Fes.
Sono gli alti e bassi di questa città, palcoscenico sempre e comunque dei contrasti politici e religiosi che in nome dell’Islam oppongono popoli e tribù dell’intero Maghreb. I fasti dell’epoca almoravide prima e almohade poi sembrano lontani. I Merinidi non saranno mai in grado di costruire imperi simili, mentre la penetrazione cristiana sulle coste del Marocco trova nuova forza nell’arrivo dei Portoghesi. Alti e bassi accompagnano tutto il XIII e il XIV secolo, regalando alla storia e ai posteri quasi esclusivamente le imprese di Ibn Batouta, il grande viaggiatore (una specie di Marco Polo merinide) che si spingerà nei suoi giri fino a Pechino, Samarcanda, Timbuctù.
Sono gli anni di un Marocco spaccato in due e di una Marrakech che cerca invano di recuperare un’egemonia nazionale.
Dopo l’intervallo del potere dei Wattasidi, bisognerà attendere l’arrivo di una nuova grande dinastia, quella dei Sadiani, per poter riparlare di nuovi splendori. Sono i dominatori delle vicende del XVI secolo. Acquistano forza e potere perché riescono ad opporsi alla penetrazione cristiana nel nord e si spingono subito dopo nel grande sud. Con Ahmed el-Mansour (el Dehbi, il “dorato”, il più famoso, 1578-1603) e prima ancora con Moulay Abdallah, prenderà corpo il Rinascimento sadiano, una nuova età dell’oro per Marrakech.
Il primo costruirà splendidi capolavori come il palazzo el Badi (ne restano solo le rovine) e le tombe sadiane. Il secondo restaurerà la casba, creerà una Mellah (un “ghetto” ebraico nella città vecchia), costruirà una grande Madrasa, innalzerà la moschea Moussain. I Sadiani, gli “sceriffi” (discendenti di Maometto) sfruttano ancora una volta le molle della religiosità, l’insofferenza contro il pericolo degli “infedeli”, la voglia di ordine e tranquillità dopo anni di lunghe incertezze. La ripresa delle fortune di Marrakech coincide con quelle di tutto il Marocco, tenuto saldamente in mano dai Sadiani, e la conseguenza più diretta è una nuova espansione dei commerci, tanto da far parlare del Marocco come del “paese dell’oro”.
Alla metà del XVII secolo anche i potenti Sadiani conoscono l’inizio del declino. Si ripete un copione già noto per la gloriosa “capitale berbera”. I nuovi padroni, gli Alaouiti, la stessa dinastia che regna ancor oggi in Marocco con Hassan II, trasferiscono i centri del loro potere. Moulay er Rachid sposta la capitale a Fes.
Soltanto alla fine del XIX secolo, con Moulay Hassan (1873-1894) e il figlio Moulay Abd el Aziz, torna un periodo di prosperità per l’antica “capitale del sud”. Vengono costruiti il palazzo della Bahia (1895-1901), e il palazzo Dar Si Said. Con gli inizi del nostro secolo comincia anche per il Marocco la difficile stagione dello scontro con il colonialismo europeo, francese e spagnolo soprattutto. Marrakech sarà ancora protagonista di avvenimenti importanti. È negli anni della penetrazione francese che, nel 1907, Moulay Abd el-Hafid si fa proclamare sultano del Marocco, proprio a Marrakech, il cui posto verrà preso da El Hiba, il grande agitatore del sud marocchino, che si leverà in armi contro i francesi. Ma il 7 settembre del 1912 le truppe del colonnello francese Mangin occuperanno la città dove Moulay Abd el Hafiz, il famoso Glaoui, resterà come pascià e padrone incontrastato, per l’appoggio da lui dato al nascente protettorato francese. Un potere che durerà fino all’indipendenza del Marocco (2 marzo 1956) e all’avvento al trono del sovrano della nuova unità nazionale, Mohammed V.
La Marrakech di oggi è frutto anche dei difficili anni del protettorato francese. E furono proprio i francesi, con l’occupazione della città nel 1912, a costruire la parte nuova, il Gueliz, 3 km. a nord-est della vecchia Medina. L’espansione, da allora, non ha più conosciuto soste. Rimasta intatta nel suo fascino di sempre l’antica città protetta dentro le mura, nuovi quartieri si sono aggiunti ai primi agglomerati francesi. Gli anni ‘50 e ‘60 hanno conosciuto ancora una forte espansione urbanistica e la popolazione della città si è più che quadruplicata dall’inizio di questo secolo.
Oggi, così, la “capitale berbera” è insieme città del passato, scrigno prezioso di secoli di storia, di arte e di cultura, e grande metropoli del Marocco contemporaneo, un paese unico in Africa, crogiuolo e crocevia d’incontro tra il continente nero, il mondo arabo e l’Europa.
È stata costruita e distrutta più volte, saccheggiata e abbellita, venerata e punita.
Poche città al mondo hanno legato così intensamente la propria storia a quella del loro Paese, fino a regalargli il loro stesso nome.
E di questa storia travagliata e affascinante Marrakech conserva tutt’oggi testimonianze splendide, tali da farne una città-museo che non stupisce solo per le sue moschee, i suoi minareti, gli splendidi palazzi, i giardini che sembrano un miracolo della natura in mezzo al nulla di una terra arida e assetata, dove sono nati grazie al genio e all’inventiva dei suoi costruttori.
A meravigliare, a lasciarci estasiati sono le sue stradine antiche, i suoi angoli angusti, le botteghe dei souk dove si trova di tutto; ma anche il senso di infinito dei suoi paesaggi proiettati sullo sfondo delle montagne dell’Alto Atlante, la vastità della sua piazza-mito (Jamaâ el-Fna), le geometrie spettacolari delle sue mura. È stata capitale del Marocco intero, città imperiale al pari di Fes, Meknes e Rabat. È stata ed è capitale del sud: dei tramonti roventi con le sue case rosse e rosa; dei profumi infiniti di spezie ed essenze pungenti e dolci; degli effluvi inebrianti delle rose e dei gelsomini; della magia dei canti e delle parole degli artigiani e degli incantatori di serpenti; del rumore delle acque e delle sue folle concitate nei mercati; della quiete maestosa dei suoi tesori d’arte berbera ed araba; delle nevi incredibili sui picchi dei monti che la scrutano.
È nata e resterà per sempre la grande metropoli dei popoli berberi, della loro fierezza da genti nomadi, avvezzi alla durezza di una vita divisa tra il mare delle sabbie sahariane e le aspre pietre della catena dell’Atlante e dei suoi picchi innevati.
Una fierezza che né i Fenici, i Romani, i Bizantini, e i Vandali prima, né gli Arabi con la loro conquista dal VII secolo in poi sono riusciti mai a soggiogare del tutto.
Oggi Marrakech è una città con oltre 500.000 abitanti, la terza del Marocco, dopo Rabat e Casablanca, capoluogo di una provincia con una popolazione di oltre 1.260.000 anime. È il crocevia fondamentale per il sud sahariano, oltre l’Alto Atlante e per le strade che raggiungono Agadir, Casablanca, Fes e Meknes.
Un ponte ideale, insomma, che unisce nord e sud del Marocco. Dell’artigianato (dal cuoio, al rame, alle stoffe, ai tappeti) ha fatto la sua attività principe, che impiega il 58,5% degli abitanti. Ma Marrakech, prima negli anni ‘70 e ‘80 ed oggi più che mai, grazie a una struttura alberghiera per tutte le tasche (dalle modeste alle più esigenti in cerca di splendide piscine, casinò e perfetti campi da golf da 18 buche) ha consolidato il suo ruolo di capitale del turismo marocchino, in concorrenza, forse, con la sola Agadir e il suo mare azzurro.
La storia ormai quasi millenaria di Marrakech è stata strettamente legata a quella delle principali tribù berbere e del loro incontro-scontro con l’Islam: gli Almoravidi, gli Almohadi, i Merinidi, i Sadiani, gli Alaouiti. Le origini di quella che sarebbe diventata la capitale dell’impero berbero e della sua cultura restano ancora incerte. C’è chi fa risalire l’anno della sua fondazione al 1062, chi al 1070/71. Non ci sono invece dubbi sul fatto che il primo insediamento di Marrakech fu realizzato nella conca dell’Haouz (che si estende per quasi 6000 kmq. ai piedi dell’Alto Atlante) da Abaou Bakr. Suo sarebbe stato anche il nucleo di una prima casba (Qsar Lahjar).
Gli Almoravidi diventano grandi con lui ed anche Marrakech.
Nel giro di 40 anni, quell’iniziale campo di sosta, chiamato per giunta Marrakech (“vattene alla svelta”) sarebbe diventato la capitale di un vero e proprio impero, dall’Algeria all’Atlantico, dal Sahara all’Ebro. Youssef Ibn Tachfine fa erigere quasi subito una prima grande moschea, distrutta dai successivi padroni della città.
Si dedica a fare di Marrakech una vera metropoli. La città, priva di acqua, sarà dissetata così da un geniale sistema di condotte sotterranee, le khettara, esistenti ancor oggi, che mettono in contatto i vari pozzi scoperti nella zona che si stende ai piedi delle colline rocciose del Gueliz.
Ma Youssef Ibn Tachfine, che è berbero e uomo del deserto, trovata l’acqua, dà il via alla realizzazione di un mezzo miracolo: la creazione di una palmeraie. La leggenda dirà che sono stati i suoi soldati, grandi divoratori di datteri, che, gettando i noccioli sulla sabbia, avrebbero così contribuito alla sua creazione.
È nelle imprese militari che il suo genio troverà completa realizzazione.
Si impadronisce delle regioni del nord, da Tangeri alla parte orientale dell’attuale Algeria. Passa lo stretto di Gibilterra per andare in aiuto dei principi musulmani minacciati in Spagna dal cristianesimo di Alfonso VI di Castiglia. Con alterne vicende e alleanze, finirà per dominare le terre di Malaga, Granada, Cordova, Siviglia, fino a Valencia. Questi 40 anni di espansione lasceranno un segno indelebile nella storia futura di Marrakech e dell’intero Marocco. Per la città in crescita sarà questa l’occasione per assimilare, insieme a quella araba classica, la cultura spagnola e moresca.
Quando nel 1106 Youssef Ibn Tachfine muore e gli succede il figlio Alí, questi continuerà l’impegno del padre. Prende corpo in un solo anno la prima parte della grande cinta muraria che raccoglie ancor oggi la Medina, la parte antica della città. Ma nel contempo Marrakech rafforza il suo volto di città mercantile e artigiana, con le prime lavorazioni del legno e del cuoio.
D’ora in poi la vicenda della “capitale berbera” ormai arabizzata sarà il frutto delle alterne fortune e delle lotte che premieranno o distruggeranno le varie etnie che si affacceranno sulla sua scena. Saranno solo 4 i sovrani degli Almoravidi. Alla fine, l’ultimo, quasi un bambino, Ishaq, verrà decapitato dai nuovi padroni, gli Almoravidi.
Soltanto 41 anni dopo la morte del suo fondatore, Marrakech viene presa d’assalto da Ibn Toumert. È il 23 marzo 1147 quando le orde di cavalieri Almohadi, spinti da un nuovo furore della riforma religiosa, s’impadroniscono della città. Sono giorni drammatici. Marrakech è messa a ferro e a fuoco; gli Almoravidi vengono decimati, imprigionati, costretti alla fuga.
Il nuovo ordine degli “Unitari” (questo vuol dire Almohadi), poiché Ibn Toumert, che si era proclamato Mahdi (inviato di Dio) rilancia l’idea religiosa dell’unità divina, si attua cancellando ciò che hanno fatto gli Almoravidi. E solo dopo aver distrutto, si ricomincia a costruire. Finito il tempo delle macerie, arriva ora quello dei nuovi capolavori. È Abd el-Moumen, il vero fondatore della dinastia, che fa costruire la prima Koutoubia e poi una seconda (l’attuale), nuovi giardini e grandi vasche per l’acqua. Il suo successore, Abou Yaquoub Youssef crea addirittura un nuovo quartiere e, forse, dà l’avvio allo splendido giardino dell’Agdal. Yaquoub el-Mansour (il “vittorioso”), dal 1185, costruisce una nuova casba, dota la città di ospedali, riempie la Medina di una dozzina di superbi palazzi. Per gli Almohadi e Marrakech è il momento del nuovo splendore. La dinastia regnerà per quasi un secolo.
La città è diventata un centro culturale di prim’odine, umanistico e scientifico, tra astronomi, matematici e filosofi della fama di Averroè, chiamati tutti alla sua corte.
Poi, ancora una volta, la crisi. Un declino che inizia in Spagna, dove arriva la grande sconfitta inflitta dalle forze cristiane di Alfonso VII nel 1212 a Las Navas de Tolosa. Le ripercussioni della disfatta si tramutano in anni di anarchia. Alla fine ne approfittano i Merinidi, popolazioni berbere nomadi che vengono dal Sahara. Marrakech viene occupata nel 1269. L’ultimo sovrano almohade spazzato via. La capitale dei nuovi dominatori è spostata a Fes.
Sono gli alti e bassi di questa città, palcoscenico sempre e comunque dei contrasti politici e religiosi che in nome dell’Islam oppongono popoli e tribù dell’intero Maghreb. I fasti dell’epoca almoravide prima e almohade poi sembrano lontani. I Merinidi non saranno mai in grado di costruire imperi simili, mentre la penetrazione cristiana sulle coste del Marocco trova nuova forza nell’arrivo dei Portoghesi. Alti e bassi accompagnano tutto il XIII e il XIV secolo, regalando alla storia e ai posteri quasi esclusivamente le imprese di Ibn Batouta, il grande viaggiatore (una specie di Marco Polo merinide) che si spingerà nei suoi giri fino a Pechino, Samarcanda, Timbuctù.
Sono gli anni di un Marocco spaccato in due e di una Marrakech che cerca invano di recuperare un’egemonia nazionale.
Dopo l’intervallo del potere dei Wattasidi, bisognerà attendere l’arrivo di una nuova grande dinastia, quella dei Sadiani, per poter riparlare di nuovi splendori. Sono i dominatori delle vicende del XVI secolo. Acquistano forza e potere perché riescono ad opporsi alla penetrazione cristiana nel nord e si spingono subito dopo nel grande sud. Con Ahmed el-Mansour (el Dehbi, il “dorato”, il più famoso, 1578-1603) e prima ancora con Moulay Abdallah, prenderà corpo il Rinascimento sadiano, una nuova età dell’oro per Marrakech.
Il primo costruirà splendidi capolavori come il palazzo el Badi (ne restano solo le rovine) e le tombe sadiane. Il secondo restaurerà la casba, creerà una Mellah (un “ghetto” ebraico nella città vecchia), costruirà una grande Madrasa, innalzerà la moschea Moussain. I Sadiani, gli “sceriffi” (discendenti di Maometto) sfruttano ancora una volta le molle della religiosità, l’insofferenza contro il pericolo degli “infedeli”, la voglia di ordine e tranquillità dopo anni di lunghe incertezze. La ripresa delle fortune di Marrakech coincide con quelle di tutto il Marocco, tenuto saldamente in mano dai Sadiani, e la conseguenza più diretta è una nuova espansione dei commerci, tanto da far parlare del Marocco come del “paese dell’oro”.
Alla metà del XVII secolo anche i potenti Sadiani conoscono l’inizio del declino. Si ripete un copione già noto per la gloriosa “capitale berbera”. I nuovi padroni, gli Alaouiti, la stessa dinastia che regna ancor oggi in Marocco con Hassan II, trasferiscono i centri del loro potere. Moulay er Rachid sposta la capitale a Fes.
Soltanto alla fine del XIX secolo, con Moulay Hassan (1873-1894) e il figlio Moulay Abd el Aziz, torna un periodo di prosperità per l’antica “capitale del sud”. Vengono costruiti il palazzo della Bahia (1895-1901), e il palazzo Dar Si Said. Con gli inizi del nostro secolo comincia anche per il Marocco la difficile stagione dello scontro con il colonialismo europeo, francese e spagnolo soprattutto. Marrakech sarà ancora protagonista di avvenimenti importanti. È negli anni della penetrazione francese che, nel 1907, Moulay Abd el-Hafid si fa proclamare sultano del Marocco, proprio a Marrakech, il cui posto verrà preso da El Hiba, il grande agitatore del sud marocchino, che si leverà in armi contro i francesi. Ma il 7 settembre del 1912 le truppe del colonnello francese Mangin occuperanno la città dove Moulay Abd el Hafiz, il famoso Glaoui, resterà come pascià e padrone incontrastato, per l’appoggio da lui dato al nascente protettorato francese. Un potere che durerà fino all’indipendenza del Marocco (2 marzo 1956) e all’avvento al trono del sovrano della nuova unità nazionale, Mohammed V.
La Marrakech di oggi è frutto anche dei difficili anni del protettorato francese. E furono proprio i francesi, con l’occupazione della città nel 1912, a costruire la parte nuova, il Gueliz, 3 km. a nord-est della vecchia Medina. L’espansione, da allora, non ha più conosciuto soste. Rimasta intatta nel suo fascino di sempre l’antica città protetta dentro le mura, nuovi quartieri si sono aggiunti ai primi agglomerati francesi. Gli anni ‘50 e ‘60 hanno conosciuto ancora una forte espansione urbanistica e la popolazione della città si è più che quadruplicata dall’inizio di questo secolo.
Oggi, così, la “capitale berbera” è insieme città del passato, scrigno prezioso di secoli di storia, di arte e di cultura, e grande metropoli del Marocco contemporaneo, un paese unico in Africa, crogiuolo e crocevia d’incontro tra il continente nero, il mondo arabo e l’Europa.
9 recensioni di hotel in Marrakech con una media superiore a 2 / 6
9 5
Gaetano
1 recensioni pubblicate
Coppia, 56-60 Anni
SUMIRAGO, Italia
1 recensioni pubblicate
Coppia, 56-60 Anni
SUMIRAGO, Italia
/ 6
marrakech splendida e sconvolgente! il resort e' lontano 20 minuti di navetta, perche' sito in area residenziale tranquilla ma ancora in edificazione. il resort offre quasi tutto: manca solo la citta' vicino. non e' possibile andare a fare la spesa a piedi ma occorre la navetta. personale molto molto gentile, personale di camera eccezionalmente fantasioso. gite organizzate nei posti migliori intorno ma a prezzi un po' maggiori della media locale, senza apparente giustificazione (tangente hapi... Continua a leggere la recensione
Vacanze a aprile 2012 - letta 166 volte
Stefano
1 recensioni pubblicate
Coppia, 31-35 Anni
Formigine, Italia
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Coppia, 31-35 Anni
Formigine, Italia
/ 6
Il Riad si trova a due passi dal centro di Marrakech, ideale per la visita della citta'.
Le camere sono caratteristiche e il personale cordiale.
La colazione e' nella media, il pranzo o la cena prenotabili. Viene offerta cucina locale di buona qualita'.
I proprietari, Italiani, sono ospitali e disponibili.
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Vacanze a marzo 2013 - letta 34 volte
Michela
22 recensioni pubblicate
Coppia, 46-50 Anni
busto arsizio, Italia
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Coppia, 46-50 Anni
busto arsizio, Italia
/ 6
Ho soggiornto in questo hotel. Aderendo ad un offerta che mi è stata proposta di un sconto sulla tariffa del 40% devo confermare che il rapporto qualità prezzo sia ottimo, a tariffa piena un po' meno. Si trova esattamente a km 2.65 da piazza Jemaa el Fna fattibili a piedi in 15 minuti. La colazione è discreta, le camere grandi, abbastanza pulite. piscina molto grande (anche se in questo periodo ovviamente non se ne usufruisce). Nel complesso direi che è stata una scelta buona Continua a leggere la recensione
Vacanze a marzo 2013 - letta 14 volte
Lelia
5 recensioni pubblicate
Single, 46-50 Anni
roma, Italia
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Single, 46-50 Anni
roma, Italia
/ 6
Ho soggiornato 3 notti per lavoro. Hotel centralissimo e davvero bello. Ottima posizione. Ottima piscina all'interno. Grande qualità nella ristorazione. Stanze curate e accoglienti, con cura dei particolari degna di un sofitel 5 stelle lusso qual è, Bellissimi lounge e boutique. Ampi spazi e lunghi corridoi in cui fermarsi ad ammirare dovizia di particolari e design. Servizio eccellente anche per camere standard. Continua a leggere la recensione
Vacanze a aprile 2013 - letta 14 volte
Manuela
10 recensioni pubblicate
Coppia, 26-30 Anni
10 recensioni pubblicate
Coppia, 26-30 Anni
/ 6
Siamo stati al Palais Sebban nel settembre 2008 e non lo dimenticheremo mai! Un'accoglienza perfetta, tutto lo staff cordiale, sempre disponibile e mai invadente, stanze meravigliose e pulitissime, per non parlare dell'atmosfera magica dell'intera struttura. I richiami del Muezzin contribuivano a rendere il tutto ancora più spettacolare e mistico.
Sceglieremo sicuramente il Sebban per il nostro prossimo viaggio a Marrakech Continua a leggere la recensione
Vacanze a maggio 2013 - letta 5 volte
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