Abu Simbel
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Vivere & Divertirsi
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Abu Simbel: guida di viaggio
I templi ramessidi nubiani furono probabilmente adibiti alla sosta della barca del dio Amon-Ra che nelle sue peregrinazioni fluviali salpava da Elefantina per Aniba e Abu Simbel e
poi ritornava in Egitto.
I santuari avevano però anche altre e più importanti finalità, collegate a precisi motivi religiosi. I tre principali dei del pantheon egizio, Amon, Ra e Ptah, presenti in tutti i templi nubiani, dovevano infatti dar vita a un’immagine unica della divinità, e la figura del sovrano compariva nella cella di questi santuari insieme ai tre dei per significare che il faraone costituiva anch’egli un aspetto dell’essenza divina.
E poiché Ramesse II in particolare intendeva essere l’incarnazione del dio Ra, divinizzato appunto come il Sole, finì per avere particolarmente a cuore la Nubia, che gli Egizi consideravano il paese dell’oro e del sole, perché regione più vicina al suo sorgere e pertanto luogo privilegiato per l’adorazione di Ra e del sovrano che lo incarnava.
Ma la Nubia, con la sua posizione strategica anche dal punto di vista commerciale per gli scambi con il mondo africano, mercato privilegiato per prodotti esotici, oro, minerali, legni pregiati, avrebbe goduto comunque a più riprese di una certa autonomia amministrativa, capace di consolidarsi fino al punto di veder insediata sul trono d’Egitto una dinastia nubiana, la XXV, che regnò fra il 713 e il 664.
Sconfitti prima dagli Assiri e poi dal faraone Psammetico II, della XXVI dinastia, i Nubiani ritornarono quindi nei propri territori, conosciuti allora come “Regno di Kush”, con capitale prima a Napata e poi a Meroe, generando una cultura originale, destinata a fiorire ancora per oltre un millennio prima di inchinarsi al regno etiopico di Axum e al progredire del deserto.
I santuari avevano però anche altre e più importanti finalità, collegate a precisi motivi religiosi. I tre principali dei del pantheon egizio, Amon, Ra e Ptah, presenti in tutti i templi nubiani, dovevano infatti dar vita a un’immagine unica della divinità, e la figura del sovrano compariva nella cella di questi santuari insieme ai tre dei per significare che il faraone costituiva anch’egli un aspetto dell’essenza divina.
E poiché Ramesse II in particolare intendeva essere l’incarnazione del dio Ra, divinizzato appunto come il Sole, finì per avere particolarmente a cuore la Nubia, che gli Egizi consideravano il paese dell’oro e del sole, perché regione più vicina al suo sorgere e pertanto luogo privilegiato per l’adorazione di Ra e del sovrano che lo incarnava.
Ma la Nubia, con la sua posizione strategica anche dal punto di vista commerciale per gli scambi con il mondo africano, mercato privilegiato per prodotti esotici, oro, minerali, legni pregiati, avrebbe goduto comunque a più riprese di una certa autonomia amministrativa, capace di consolidarsi fino al punto di veder insediata sul trono d’Egitto una dinastia nubiana, la XXV, che regnò fra il 713 e il 664.
Sconfitti prima dagli Assiri e poi dal faraone Psammetico II, della XXVI dinastia, i Nubiani ritornarono quindi nei propri territori, conosciuti allora come “Regno di Kush”, con capitale prima a Napata e poi a Meroe, generando una cultura originale, destinata a fiorire ancora per oltre un millennio prima di inchinarsi al regno etiopico di Axum e al progredire del deserto.
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